Migranti, Milano chiamata a una nuova accoglienza

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profughidi Francesca Radaelli

“Non più migranti in transito verso i Paesi del Nord, ma persone che chiederanno asilo in Italia e dunque si fermeranno da noi. Occorre farsi trovare pronti e preparati per accogliere in modo dignitoso queste persone, in continuità con quanto la tradizione milanese ha sempre dimostrato di saper fare”.

Mentre al Brennero si innalzano nuove frontiere, mentre papa Francesco fa rotta su Lesbo l’isola dei migranti, Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana dallo scorso 22 marzo, interviene su una delle questioni più calde che vedono coinvolta l’Europa intera. E che potrebbe avere ripercussioni consistenti anche su Milano, città che nel recente passato ha già avuto modo di fare la propria parte nell’accoglienza dei profughi.

“La storia europea dello scorso secolo ci ha insegnato che i muri non servono ad arginare la disperazione delle persone e le fughe verso la vita di chi non ha più nulla da perdere”, ha ricordato Luciano Gualzetti.”I muri fisici e burocratici che si stanno erigendo in questi giorni, annunciati o già realizzati, dal Brennero ad Idomeni, non solo rappresentano un fallimento dell’Europa ma potrebbero avere conseguenze gravi anche su Milano trasformandola di nuovo nel terminale delle rotte dei migranti”.

Il direttore di Caritas Ambrosiana in tempi di campagna elettorale per il rinnovo della giunta comunale, chiama direttamente in causa gli aspiranti sindaco: ”Sarebbe interessante e molto utile sapere dai candidati alla guida della città, se e come intendono affrontare la situazione, visto che l’accoglienza dei migranti sarà una delle priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare probabilmente già nei primi 100 giorni di governo.

Secondo Luciano Gualzetti questa seconda fase dell’emergenza dovrà chiamare in causa nel territorio della Diocesi, non solo Milano ma più direttamente anche la sua area metropolitana vasta. “Non è più possibile che le prefetture ci chiedano di trovare nuove strutture e i comuni si mettano di traverso, scaricando il problema sul vicino, come purtroppo sta accadendo ora. Occorre superare la logica egoistica della paura che non porta a nulla e prendere coscienza di quanto sta accadendo nel mondo intorno a noi. La Caritas e la Chiesa non si tireranno indietro, ma serve il contributo di tutti gli attori pubblici e privati», chiarisce Gualzetti

Dalla scorsa estate Caritas Ambrosiana è impegnata nelle creazione di un piano di accoglienza diffusa dei migranti nelle parrocchie e negli istituti che sommandosi al centri già gestiti dall’insieme delle realtà ecclesiali è già giunto ad una capienza di mille posti suddivisi in 109 strutture.

Francesca Radaelli

 

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