Milano antifascista festeggia il 25 Aprile

 
di Laurenzo Ticca – Foto di Donatella Di Paolo

Decine di migliaia in corteo, da Porta Venezia a Piazza del Duomo.  Milano, città medaglia d’oro della Resistenza ha celebrato il 25 aprile con una grande manifestazione, composta , gioiosa, incoraggiante. Beppe Sala, il Sindaco del capoluogo lombardo, ha assunto un impegno e indicato un programma: “Raccogliamo il lavoro dei partigiani – ha detto – il lavoro non è finito”.

Un corteo gioioso, si diceva, distante anni luce dal lugubre spettacolo offerto il giorno prima da un gruppetto di neofascisti (pallonari in trasferta a Milano).  A poche centinaia di metri da Piazzale Loreto hanno esposto uno striscione inneggiante a Mussolini.   

Macchiette, parodie di un passato tragico.  Sembrava  di essere sul set di un film di Monicelli. Mancava  solo il gerarca un po’ appesantito che salta nel cerchio di fuoco. Fanno paura: no. Inquietano: sì. Un ‘inquietudine che nasce più che da questi guitti con bomber e anfibi dal clima culturale che ha reso possibile la loro riemersione dalle viscere di un passato che il 25 aprile del 1945 aveva sepolto. C’è, nei loro confronti un’ indifferenza complice, talvolta una tacita solidarietà.  Non per ciò che evocano, ma per il presente che incarnano.

Sono la punta di un iceberg che ospita, sotto il pelo dell’acqua, un senso comune che si diffonde come un virus fatto di slogan contro lo straniero, intriso di un nazionalismo impotente e di un sovranismo dal fiato corto.

Circola nei bar e sulla rete un linguaggio rozzo, volgare: battute che occupano lo spazio di un tweet  e che diventano senso comune, convinzione diffusa. Virus che si moltiplicano in un brodo di coltura in cui i vaffa, le ruspe, il disprezzo per l’avversario, il dileggio delle istituzioni e l’insofferenza per le procedure democratiche sono ciò che un ceto politico straccione secerne ormai da troppo tempo. E’ tutto questo che può far paura,  non le maschere di un carnevale intriso di impotenza e nostalgia.

Per i fascisti del terzo millennio basta la legge Mancin0 (che condanna l’apologia del nazifascismo e l’incitazione alla violenza e all’odio razziale).  Per i pallonari in camicia nera basta un po’ più di coraggio da parte di chi, a diverso titolo, negli stadi assiste indifferente ai cori beceri e ai gesti osceni. Per bonificare la palude dei luoghi comuni e delle convinzioni diffuse. Beh, qui il lavoro è molto più duro, complesso e dall’esito incerto.

   
 

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