Miracolo a Milano: San Simpliciano

di Daniela Annaro – Foto di Giovanna Monzuzzi e Stefania Sangalli

Per parlare di questa chiesa  dobbiamo partire proprio da lui: Simpliciano, sacerdote, teologo e filosofo. Nasce qualcuno afferma a Roma, qualcun altro lo fa originario di Beverate, nel Lecchese, nel 320 d.C. e muore a Milano attorno al 401.

E’ definito maestro di santi: è lui che segue la preparazione religiosa di due eminenti figure ecclesiastiche: Ambrogio e Agostino. E’ proprio Ambrogio a nominarlo vescovo e affidargli la basilica di Porta Comasina, oggi corso Garibaldi. E Agostino scrive di lui:

Ambrogio ama Simpliciano come un padre. (Confessioni,VII,2,3).

Simpliciano aiuta il vescovo Ambrogio e lo assiste nel difficile compito di “governare” una città importante come Milano, allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Sembra sia stato proprio Ambrogio a volere la costruzione della basilica Virginum, dedicata alla Vergine, come allora si chiamava San Simpliciano. La fondazione della basilica avviene nel IV secolo d. C.: sorge, forse, su un cimitero cristiano è comunque una delle più antiche della città, come rivela il sacello (luogo sacro) ora annesso alla chiesa. L’edificio è molto simile per imponenza all’ Aula Palatina di Treviri, in Germania, città natale di Ambrogio. Di fatto, sul letto di morte, Ambrogio  designa Simpliciano come suo successore sulla cattedra episcopale di Milano.

E’ vecchio sì, ma buono.


Dice di lui Ambrogio, poche ore prima di chiudere gli occhi per sempre. E’ il 397 d. Cristo. Ambrogio aveva inviato per evangelizzare le valli dell’Anaunia, oggi Val di Non, in Trentino, tre giovani chierici della Cappadocia, una zona dell’attuale Turchia: Martirio, Sisinnio e Alessandro. Il 29 maggio 397 sono barbaramente aggrediti e  uccisi da pagani locali. Le spoglie  dei tre chierici martiri vengono  inviate a Milano, Simpliciano costruisce per accoglierlie all’interno della chiesa un martyrium e quando sono posizionate la  leggenda racconta che un cieco riacquista la vista. Ma non è questo il loro solo miracolo.


Attorno all’anno mille, ai tempi dell’imperatore Federico I Hohenstaufen detto il Barbarossa, Milano si ribella  alle sue angherie e si organizza attorno alla Lega Lombarda, guidata da Alberto da Giussano, (personaggio  storico estremamente controverso). Da San Simpliciano pare che partisse il suo esercito, novecento uomini della Compagnia della Morte preceduti – così si narra –  da un carroccio, un carro trainato da buoi con le insegne dei comuni lombardi ostili al Barbarossa. In chiesa, intanto, i monaci benedettini pregano e tre colombe bianche, ovvero gli spiriti di Martirio, Sisinnio e Alessandro si alzano in volo e raggiungono il campo di battaglia e si palesano sul carroccio, annunciando la futura vittoria  sulle truppe imperiali.

E’ il 29 maggio 1176. Un evento che verrà ricordato dagli storici Goffredo da Bussero e Galvano Fiamma. Le stesse tre colombe che i benedettini di San Simpliciano hanno sul loro stemma. Un evento che fa sì che la basilica venga ristrutturata secondo i canoni dell’arte romanica che ancor’ oggi, nonostante i pessimi rimaneggiamenti dell’Ottocento a opera di Giulio Aluisetti possiamo ancora ammirare. Le reliquie di Simpliciano, Martirio, Sisinnio e Alessandro riposano sotto l’altare, difronte al catino absidale affrescato nel XV secolo da Ambrogio da Fossano detto il Bergognone. Nel 1508 termina l’Incoronazione della Vergine, (che vedete qui sopra) a cui in origine era consacrata la basilica. E il 29 maggio di ogni anni si ricorda il sacrificio dei tre martiri Martirio, Sisinnio e Alessandro, fino a qualche anno fa liberando uno stormo di colombe.

 

 

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