Miracolo a Milano: Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa

di Daniela Annaro – Foto e Video di Giovanna Monguzzi

E’ un miracolo molto particolare quello di cui vi parliamo oggi  a proposito di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa. Una chiesa bella e ricca, di grandissimo fascino e suggestione, unica ad accogliere arte moderna di altissimo valore.

 La trovate alla periferia della città, in via Neera 24, confinante con quartieri come Stadera, un rione di case popolari costruite nel 1926 dal fascismo. Oggi, molto degradato, finisce spesso sulle pagine di cronaca nera dei quotidiani per fatti di sangue e di malavita più o meno organizzata. Ottantun anni fa, la Chiesa ambrosiana  decise di costruire una basilica in un’area prossima a quel nuovo insediamento.

Chiama prima un ingegnere, Franco della Porta, poi un allora giovane e promettente architetto, Giovanni Muzio (1893-1982), lo stesso che stava costruendo l’Università Cattolica del Sacro Cuore e più avanti costruirà il Palazzo dell’Arte, oggi sede della Triennale. Praticamente il meglio tra gli architetti sulla piazza. E, già questo, oggi, appare come un fatto eccezionale, un prodigio, un’attenzione alla importanza della bellezza degli edifici di culto. Un prodigio, soprattutto alla luce delle forme architettoniche di tante altre chiese di periferia (e non solo) costruite dopo Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa .

Franco Della Porta progetta una basilica a tre navate e altrettante absidi. L’architetto e urbanista Muzio rivoluziona tutto: l’impianto basilicale lo imposta a croce latina con un’unica navata centrale coperta da una volte a botte  in rame, e un’unica abside. Muzio crea un luogo sacro dall’aspetto monumentale, spoglio e severo. Disegna i confessionali, l’arredo della sacrestia, il pavimento. Un “gioiello”, un’opera unitaria. E il fatto di essere stata costruita da Muzio ha sicuramente contribuito a convincere  Dan Flavin (1933-1996), esponente di spicco del movimento minimalista, famosissimo e quotatissimo artista americano, ad accettare l’incarico per un’installazione in Santa Maria Annunciata in Chiesa RossaConvinto  anche da una commovente lettera inviatagli  del parroco di allora, il reverendo Giulio Greco:

Vorrei  che l’interno della chiesa ricordasse tutte le sofferenze della città di oggi. Ma nella luce di un’espressione che è già dialogo con qualcuno che ascolta e che può sommare tutto il male  al male della croce. Questa collocazione è significativa: indicare la strada della speranza. 

L’artista americano, convinto anche dai collezionisti italiani come Giuseppe Panza di Biumo e Fondazione Prada – che tuttora finanzia l’installazione  – realizza qui la sua ultima opera, una sorta di testamento.

Blu e verde per la navata centrale, rosso per il transetto, giallo per l’abside, colori e luce come aria che si respira, astrazione totale, immanente e trascendente nel contempo, anche se può sembrare contraddittorio. Un’opera per cui amanti dell’arte e fedeli si muovono dall’Australia agli Stati Uniti, dal Giappone alla Scandinavia.

 

 

 

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