Mondiali di calcio: però, il Perù …

di Davide Villa

Mondiali di calcio. Senza l’Italia, purtroppo: infatti abbiamo visto che i milioni di aspiranti commissari tecnici hanno dovuto ripiegare trasformandosi in aspiranti costituzionalisti pro o contro il Presidente Mattarella. Noi cercheremo di raccontare qualche storia un po’ inconsueta del mondiale, magari scegliendo qualche squadra meno nota. Iniziamo dal PERU’: l’importante è partecipare!
1982: La maglia di Pablito Rossi, l’urlo di Tardelli, la partita a carte con Pertini e quella coppa dorata esibita al Mondo intero.

2018: La cravatta di Mattarella, le “grida” del governo giallo-verde, una partita a carte con l’Europa e nessuna coppa dorata con cui distrarsi dai primi caldi di giugno.

Cosa unisce questi due periodi così lontani?

Erano gli anni della  prima Repubblica, dei primi computer, delle prime TV private, realtà che sembrano distanti anni luce da oggi.

Certo erano anche anni in cui il dualismo USA-Russia era alle stelle, il Medio Oriente assomigliava ad una polveriera e un territorio europeo (la Groenlandia) sceglieva con un referendum popolare di abbandonare la CEE.

A volte si è più vicini al passato di quello che si creda. 

C’è un punto di contatto ancora più strano però, anzi PERU’!

La nazionale del Perù del 1929

Era infatti il 1982 quando la nazionale peruviana affrontava per l’ultima volta un Mondiale di calcio.

Era la fine di un ciclo iniziato nel 1970, con la prima partecipazione assoluta alla Coppa del Mondo Fifa nel Mundial in Messico.

L’apice fu raggiunto con la vittoria della Coppa America nel 1975 battendo la Colombia nella “bella” dopo aver superato grazie al sorteggio il Brasile in semifinale.

In quegli anni il Perù era entrato stabilmente nell’élite del calcio sudamericano, agendo da terza forza alle spalle dello storico duopolio Argentino-Brasilero. Forte di giocatori poco conosciuti in Europa, ma di classe mondiale, come Teófilo Cubillas che è ancora oggi il centrocampista con più gol nella storia dei Mondiali (10).

L’avventura in Spagna

I Mondiali in Spagna si chiusero per La Blanquirroja, soprannome della nazionale peruviana che richiama le biancorosse maglie ispirate alla bandiera del paese, con due pareggi e una pesante sconfitta con la Polonia di Boniek per 5-1. Il commiato alla manifestazione fu perciò l’ultimo posto nel gruppo uno, proprio quello dell’Italia futura vincitrice.

Da lì in avanti, anche a causa del ritiro dei giocatori che la fecero grande nel decennio precedente, si entrò in un periodo avaro di risultati per la nazionale peruviana che per 36 anni è stata costretta ad assistere come spettatrice alla massima competizione Fifa.

Il 14 giugno fischio d’inizio dei mondiali di calcio. L’edizione del 2018 si svolgerà in Russia

Finalmente a fine 2017, dopo un insperato 5° posto nel girone sudamericano di qualificazione agguantato all’ultima partita, il doppio confronto di spareggio con la selezione della Nuova Zelanda arride alla nazionale Andina che torna nel novero delle 36 partecipanti al mondiale di Russia 2018.

La gioia per la vittoria per 2-0 all’Estadio Nacional del Perú di Lima fu talmente forte che i sismografi della capitale registrarono diverse scosse di terremoto!

La vicenda di Paolo Guerrero

Simbolo di questa nuova nazionale è Paolo Guerrero, punta 34enne con una buona carriera in Germania alle spalle e capitano dell’undici schierato dal CT Ricardo Gareca.

Con i suoi goal Guerrero ha portato il Perù a due  terzi posti consecutivi nella Coppa America 2011 e 2015, ed è stato l’eroe delle qualificazioni ai Mondiali 2018.

Ma quale eroe degno di questo nome non incontra lungo la sua strada un ostacolo che pare invalicabile?

Ecco allora che nell’ottobre 2017 Paolo viene pizzicato ad un controllo antidoping positivo alla cocaina.

La Fifa lo squalifica per 12 mesi, che significherebbe addio Mondiale, ma poi la riduce a 6 mesi accettando la versione di Guerrero che adduce la positività all’assunzione di Mate de Coca (the a base di foglie di Coca, bevanda consumatissima nelle regioni Andine) e garantendo al giocatore il viaggio in Russia.

Nonostante questo, nel maggio 2018, il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna, su intervento dell’Agenzia mondiale antidoping (la Wada), gli ha inflitto una squalifica di 14 mesi.

Tutto sembra perduto ma a favore del Perù e del suo giocatore più rappresentativo iniziano a muoversi inaspettati sostenitori. Prima i capitani avversari delle squadre del Girone C, Danimarca, Australia e Francia, hanno espresso la loro opinione in una lettera rivolta proprio alla Fifa per richiedere una sospensione della pena solo in vista dei Mondiali. Poi addirittura del presidente federale Peruviano Edwuin Oviedo, si è mosso a favore di Guerrero accompagnando il giocatore in Svizzera a perorare la propria causa davanti ai giudici.

La faccenda si era trasformata in un vero affare di stato!

Tale sforzo “diplomatico” non è stato vano: Il Tas ha deciso di rimandare la squalifica.

I 14 mesi lontano dai campi rimangono, ma saranno da scontare alla fine della campagna di Russia. Sostenuto dal paese e dagli avversari, Guerrero può nuovamente guidare la propria nazionale nel suo primo mondiale del nuovo millennio.

Un’avventura a lieto fine per il paese del fu impero Inca e che potrà finalmente tifare per i propri beniamini nella rassegna Mondiale dopo 36 anni.

Una lunga strada che ha unito in un ipotetico file rouge, o per essere a tema un fil blanc-rouge, il 1982 al 2018.

Noi potremo solo essere “verdi” d’invidia nel vedere La Blanquirroja giocare per la coppa più ambita … Ma non è anche questo un modo per portare il nostro tricolore in Russia?

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