Moro e Tommaso, quando le storie fanno la Storia

di Enzo Biffi

Oggi Tommaso compie diciott’anni: felicità privata.

Quarant’anni fa uscivo da scuola in anticipo, trovarono il corpo di Aldo Moro, ammazzato in una macchina rossa, e perfino le scuole chiusero: disastro collettivo.

Di quei giorni ricordo quasi tutto, la tensione, il senso di smarrimento di un paese intero e anche, nonostante i miei tredici anni, l’idea che “la storia” fosse arrivata lì nel mio palazzo, nella mia scuola, fra i miei passatempi. Il senso di qualcosa di grave e di enorme che non capivo ma che stava accadendo.

Ma Tommaso compie diciott’anni comunque, è nato un attimo prima delle macerie delle torri gemelle e mentre ancora si rimuovevano quelle del muro di Berlino, e quel giorno sua mamma comprò tutti i giornali disponibili per conservarli.

Un evento privato non è mai solo privato e per quella strana teoria che esiste un collegamento misterioso fra gli eventi che accadono, ogni avvenimento genera, subisce o quantomeno si muove dentro la sua contemporaneità.

Tommaso farà delle cose e ne modificherà altre esattamente come fecero l’onorevole Moro e i suoi assurdi carnefici, poco più che diciottenni.

Ebbi modo, anni dopo, di incontrare e frequentare alcuni protagonisti di quel massacro e ciò che mi colpì, e che ricordo ancora con stupore, fu la loro incredibile “normalità”. I guerriglieri imprendibili frequentavano scuole, compravano auto a rate e, appunto, festeggiavano compleanni.

La grande storia partorita dalle piccole storie, banali e quotidiane.

Tommaso farà altrettanto, dentro il suo tempo porterà buoni pensieri o seguirà cattivi maestri, potrà seminare futuro per sé o raccogliere macerie d’altri, ma comunque e in ogni momento contribuirà a modificare l’accadere delle cose, sue e di noi tutti.

In questo muoversi in apparente e involontaria casualità della grande storia, si muovono milioni di storie minime che ne innescano, inesorabili, il suo moto perpetuo.

Così oggi a Tommaso e ai suoi compagni vorrei regalare quel senso di collettività che si è perso e che i suoi coetanei, diversamente “compagni” di quarant’anni fa, declinarono in odio di classe e violenza cieca.

E ancora vorrei regalare loro la fiducia verso il valore dell’impegno civico che uomini come Moro ed altri pagarono anche con la vita.

Nati a cavallo del millennio questi “carontodiciottenni“ si trovano a traghettare due secoli e due millenni: grande responsabilità, grande opportunità, avranno la loro storia  con la quale cambiare la Storia.

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