Per non dimenticare. Gli occhiali del sentimento di Ida e Sabina

di  Daniela Annaro

Cento  e più anni  di vita che intrecciano i fatti drammatici della Storia del Novecento. Ida Bonfiglioli  li racconta con le parole di Sabina Fedeli, autrice del libro “Gli occhiali del sentimento. Un secolo di storia nella memoria di un’ebrea ferrarese” (Giuntina).

 

Ida  all’anagrafe è Lilli Ascoli Magrini (1906-2011), ma tutti l’hanno sempre chiamata Ida.

Stava per ore seduta su una grande poltrona di velluto a fiori vicino alla finestra. Più piccola di un tempo, ormai molto anziana. Il viso di profilo, immobile quasi azteco, la nuca bianca in controluce, i piedi minuti che quasi non toccavano terra. Camminava a fatica con passi brevi, come un passero quando è in cerca di briciole, ma la signorilità dei modi e dei gesti era rimasta, retaggio di una famiglia che l’aveva allevata nell’idea che l’educazione era la vera ricchezza e l’ostentare un peccato grave.

Ida Bonfiglioli

Sono le prime frasi  de “Gli occhiali del sentimento“, lenti nelle cui stanghette c’era l’apparecchio acustico con cui Ida  percepiva ( e vedeva) il mondo in tarda età. Un gioco di parole che anticipa l’ironia e la grazia di questa signora, ebrea antifascista ferrarese, che  si racconta in una lunga e intensa intervista alla giornalista e scrittrice Sabina Fedeli.

Ida è mancata a 104 anni nel maggio di sette anni fa, ma fino all’ultimo ha mantenuto lo stesso spirito  indomito e anticonformista della gioventù quando ha dovuto fare i conti con le leggi razziali, con il fascismo e con  il nazismo,  con una serie di lutti strazianti. Nasce a Graz, in Austria, l’ultimo giorno del 1906. La famiglia nella quale cresce è  ricca e colta. Il padre è un importante medico italiano,  un uomo dai forti sentimenti patriottici: da irredentista si lascia morire a Vienna pur di non indossare la divisa austriaca. Quando il babbo muore, Ida è una bimba di otto anni, torna a Ferrara con la madre, ospite degli zii Finzi-Magrini, famiglia a cui si ispira un altro noto ferrarese, lo scrittore Giorgio Bassani ne Il Giardino dei Finzi-Contini. La sua è un’infanzia e un’adolescenza  spensierata e felice, contrassegnata dall’amore per il sapere, la buona musica, il rispetto degli altri. Durante una vacanza-studio in Inghilterra (cosa inconsueta anche allora per le ragazze dell’alta borghesia come lei) incontra il suo futuro marito, Renzo Bonfiglioli, anche lui discendente da un’antica famiglia ebraica, antifascista, grande collezionista di libri antichi e amante della musica classica. Renzo e Ida hanno due bimbi: Dori e Geri. 

Renzo e Ida Bonfiglioli

Il 18 settembre 1938, Benito Mussolini annuncia le leggi razziali fasciste. I figli vengono cacciati da scuola, il marito Renzo finisce nel campo di raccolta  di Urbisaglia. E non era che l’inizio: con la guerra arrivano i bombardamenti e i rastrellamenti: la famiglia Bonfiglioli con gli zii Finzi-Magrini  e la madre cercano di raggiungere la Svizzera. Un viaggio rocambolesco in mano a  contrabbandieri privi di scrupoli. La mamma  di Ida, Isa  Finzi-Magrini è anziana  con loro c’é anche la cognata appena operata, fanno fatica a seguire il gruppo . Proprio per proteggere la giovane donna che  Isa Finzi-Magrini viene  catturata, rinchiusa nel carcere di Varese, poi deportata a Auschwitz. E’  eliminata il giorno stesso del suo arrivo, il 5 aprile 1944. Come non torneranno dal lager gli zii. Ma è il senso di colpa di non essere riuscita a salvare la madre a tormentare Ida a seguirla per il resto della vita. La madre depositaria di un segreto che riguarda Ida e che lei non svelerà a nessuno. 

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