Non si gioca con il fuoco

fuoco

di Paola Biffi

“L’uomo inserito in un’organizzazione ha perduto la capacità di disobbedire, non è neppure consapevole del fatto che obbedisce. Nell’attuale fase storica, la capacità di dubitare, di criticare e di disobbedire può essere tutto ciò che si interpone tra un futuro per l’umanità e la fine della civiltà.” Erich Fromm.

Sono ragazzi disobbedienti quelli che nell’autunno 2012 sfilano in piazza contro i tagli alla scuola della riforma Gelmini, ragazzi che preferiscono per un giorno scrivere su striscioni e non sui quaderni, ragazzi, forse un po’ troppo disobbedienti, che nello zaino si portano erba e fumogeni e non libri. I media parlano di violenze al pubblico ufficiale, di scontri: gioventù bruciata diventa gioventù incendiaria.
Ma per fare un fuoco serve una scintilla.

P. nel 2012 è un ragazzino intelligente di quindici anni che ha deciso di iscriversi al liceo classico, ha grandi o forse mediocri aspettative sul suo futuro, pensa alle ragazze e alla playstation; i primi giorni di scuola nota in classe un ragazzino che forse ha già le idee un po’ più chiare: al posto della polo indossa una maglietta di Che Guevara e porta al collo una kefiah. Pochi forse al giorno d’oggi sono tanto affascinati da qualcuno di diverso. P. sì, e quando F. gli chiede di andare con lui ad una manifestazione, risponde: prima mi informo, magari alla prossima. Sono pochi al giorno d’oggi anche quelli che si informano.
Andare in manifestazione, sentirsi parte di qualcosa di grande, di un incendio che sì forse fa del male, ma che illumina, che spera perlomeno di illuminare altri giovani, e di portarne di più la prossima volta in piazza ad urlare. Muoversi, finalmente, ed avere delle idee soprattutto, delle idee da difendere.

I disobbedienti sono a migliaia a Milano, a Roma, a Bologna, e P. è in prima fila, con la sua maglietta NOTAV, la sua kefiah.
Alimentare una fiamma è complicato, significa stare sul sottile limite tra gioventù spenta e gioventù bruciata.
Al centro sociale tutti i sabato pomeriggio ci si trova e si discute sugli argomenti caldi del momento finché tutti non sono d’accordo sulla stessa idea. Si parla tanto, di cose che altri ragazzi spesso ignorano, si ascolta, ci si confronta, ma a volte le conclusioni sono un po’ forzate, spinte dalla carica trasgressiva di un gruppo di adolescenti arrabbiati con il mondo adulto tanto corrotto quanto a volte più consapevole.
Mentre gli errori nascosti vengono in superficie provocando la tanto attesa caduta del governo, una malattia altrettanto subdola e fastidiosa ferma P.: è costretto a stare a casa per più di sei mesi, sta male, non vuole vedere nessuno, è solo. Non c’è più movimento, né dentro, né fuori.

Tra la cenere spesso si trovano dei puntini incandescenti, bisogna allora fare un po’ di aria, mettere nuova legna, lanciare qualche pezzetto di carta.
Se ci pensiamo bene, le rivoluzioni veramente importanti sono quelle compiute da uomini soli: Galileo, Einstein, Freud.. uomini che hanno avuto il coraggio di costruirsi un pensiero staccato da ogni altro, e per questo tanto forte e nuovo: solo due piedi in piazza, ma ben saldi al terreno.

P. da solo impara che anche se quello delle manifestazioni era un pensiero contro la cultura comune, rimaneva comunque una generalizzazione, un assoluto che ancora una volta si imponeva sui tanti.
Non ci sta più, vuole un pensiero autentico perché suo e di nessun altro, e da solo inizia a leggere più giornali, a interessarsi, a dubitare; tenta di uscire da ogni definizione.

Adesso è al quinto anno, quello che un tempo era il collettivo si è sciolto, i motivi per manifestare sono diminuiti, e lui stesso con un certo rammarico si definisce “solo un leone da tastiera, che cerca come tanti altri di cambiare il mondo con un post su Facebook”.
La fiamma di P. però non è spenta, ma anzi continuamente alimentata dalla cultura e dalle informazioni che ogni giorno cerca, forse non è più un incendio violento e divampante, ma una fiamma, più domata dall’esperienza e da una maturità sempre più vicina, una fiamma con cui si forgia il ferro, si scalda il pane, si crea, ogni giorno, qualcosa di nuovo.

Prometeo ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, si è giocato l’Olimpo per dare a dei poveri mortali la virtù della possibilità. Noi giovani di oggi strabordiamo di possibilità, siamo sempre alle prese con il fuoco, e qualche volta è facile scottarsi, è facile bruciare. Bisogna imparare a domare le fiamme, saper apprezzare le scintille, trovare la giusta distanza dal calore, e iniziare a plasmare il mondo.

 

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