Non sparate sul pianista

di Valeria Savio

Il mito del West, portato in Europa da Buffalo Bill con il suo circo creato negli ultimi anni dell’Ottocento, è stato protagonista indiscusso del cinema per molti anni, dando vita ad un genere molto apprezzato dagli spettatori. Gli eventi accaduti negli anni della scoperta dei territori americani sono stati spesso raccontati in modo romantico, infatti il West, inteso come frontiera, rappresentava un ideale di libertà e speranza; la maggior parte dei film appartenenti a questo genere ha per protagonista uno o più cavalieri erranti, che vagano da un territorio ad un altro muovendosi sullo sfondo di panorami spettacolari, le vicende narrate si concludono quasi sempre con la conquista di territori da piegare alla civilizzazione e con la sconfitta dei pellerossa, considerati nemici da sottomettere.

Eppure, ciò che più affascinava i giovani spettatori degli anni d’oro del cinema western erano i duelli, gli scontri a fuoco e le scene d’azione, fra essi c’era Gaetano Liguori, oggi noto musicista, docente di pianoforte e storia del jazz al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, autore di molte colonne sonore per cinema, teatro, radio e balletto e insignito di numerosi premi, fra cui l’Ambrogino d’oro, che ha ricevuto nel 2013.

In questo percorso sulla storia del cinema western, Liguri ripercorre le tappe e l’evoluzione del genere dagli esordi fino al declino, analizzando i tanti film prodotti, gli attori che hanno prestato il volto ai protagonisti e i registi che hanno reinterpretato la storia della conquista del selvaggio West, senza dimenticare di citare alcuni autori di colonne sonore memorabili, come Ennio Moricone e Dimitri Tiomkin, musicista di origini russe vincitore di diversi oscar. L’autore ricorda il periodo in cui le vite di personaggi realmente esistiti e rimasti nell’immaginario collettivo, come Billy the Kid e Wyatt Earp, venivano romanzate e idealizzate, e c’era, nelle storie, una contrapposizione netta fra buoni e cattivi, senza sfumature intermedie, per giungere poi a parlare di quelle pellicole successive in cui si cercò di offrire al pubblico una visione storica più vicina alla realtà delle cose, come Soldato Blu o Il piccolo grande uomo, realizzati entrambi nel 1970, fino a Balla coi lupi, film del 1990, considerato l’ultimo grande film western.

Scritto con competenza, leggerezza e ironia, il saggio riavvicina il lettore ad un genere che, oltre ad aver segnato la storia del cinema, “è il regno dove leggenda e fantasia sono al potere”, soffermandosi su alcuni aspetti che possono sfuggire durante la visione di un film, come il ruolo che viene dato alla donna, e fa notare che i protagonisti devono combattere non soltanto contro altri uomini o contro la natura avversa, ma anche contro se stessi e le proprie paure.

Eppure, l’approfondimento psicologico non toglie magia a questo genere tanto amato dagli spettatori, perché, come scrive Liguori stesso, “come nel teatro o nella grande letteratura, spesso vedere un bel western può essere catartico”.

 

 

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