Non trasferite i Rohingya su un’isola inabitabile

Amnesty International ha chiesto al governo del Bangladesh di abbandonare il progetto che prevede di trasferire oltre 100.000 rifugiati rohingya su un’isola inabitabile.

Il 28 novembre il governo di Dacca ha approvato uno stanziamento equivalente a 280 milioni di dollari per trasferire provvisoriamente, in attesa del rimpatrio in Myanmar, i rifugiati rohingya sull’isola di Thenger Char, isolata, inabitabile e soggetta a inondazioni.

Sarebbe un terribile errore trasferire i rifugiati rohingya su un’isola inabitabile, lontana da ogni altro insediamento di rifugiati e soggetta a inondazioni“, ha dichiarato Biraj Patnaik, direttore di Amnesty International per l’Asia meridionale.

Dopo aver aperto le porte a oltre 600.000 rohingya negli ultimi tre mesi, il Bangladesh oggi rischia di compromettere la loro protezione e di rovinare la reputazione internazionale che aveva meritato. Nel disperato intento di vedere i rohingya fuori dai campi e infine rientrati in Myanmar, le autorità di Dacca stanno mettendo a rischio la loro sicurezza e il loro benessere“, ha aggiunto Patnaik.

Thenger Char, nota anche come Bhashan Char, è emersa dal mare solo 11 anni fa. Durante la stagione dei monsoni, è fortemente a rischio di inondazione. La comunità umanitaria ha lanciato l’allarme rispetto ai pericoli cui incorrerebbero i rohingya se venissero trasferiti su quella che è generalmente considerata un’isola inabitabile, situata a due ore di distanza dal più vicino insediamento, e alle difficoltà di far arrivare ai rifugiati rohingya gli aiuti umanitari.

La settimana scorsa, i governi di Bangladesh e Myanmar hanno firmato un accordo per rimpatriare gli oltre 700.000 rifugiati fuggiti da uccisioni illegali, stupri e incendi di interi villaggi nel corso di operazioni militari condotte nel nord dello stato di Rakhine tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017.

Amnesty International ha recentemente pubblicato una dettagliata analisi sulle cause di fondo della sofferenza dei rohingya, giungendo alla conclusione che questa popolazione è stata intrappolata in un crudele sistema di discriminazione istituzionalizzata e promossa dallo stato che equivale ad apartheid.

Il Bangladesh dovrebbe posticipare ogni accordo sui rimpatri fino a quando non vi saranno le condizioni per il ritorno volontario dei rifugiati in condizioni di sicurezza e dignità“, ha concluso Patnaik.

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