Una normale famiglia speciale

Si sono conosciuti a 17 anni, presentati da parenti, poi si sono persi di vista. Si sono incontrati di nuovo dieci anni dopo, e da lì è nato tutto. Tre figli e quasi cinquant’anni di vita, di passioni e valori condivisi, tra scoutismo, viaggi e altruismo: “Il matrimonio non è solo stare insieme, ma è avere degli ideali comuni pur rispettando la personalità dell’altro, darsi la mano e guardare al futuro”, ci hanno raccontato.

La redazione di Scaccomatto ha intervistato i coniugi Monti, una “coppia normale” che ha sempre dedicato la propria vita agli altri, aprendo anche le porte della loro casa a ragazzi in difficoltà.

Quali sono i valori che vi sostengono, e cosa significa una vita impegnata nel sociale?

Noi siamo cattolici e la religione è importante, ma il nostro comportamento non risale alla nostra fede, bensì al principio che la relazione è l’uomo. È anche un modo per riempire la giornata e la propria vita: se si fa solo quello che ci piace ci si annoia, e quando si arriva a sera non si ha nulla in mano. Per noi è giusto darsi da fare e farsi parte degli altri.

Come coppia e come famiglia, cosa avete messo al primo posto?

Al primo posto nel nostro pensiero ci sono sempre gli altri. (Lui): Lo scoutismo mi ha sempre dato l’input per lasciare il mondo un po’ migliore e fare la mia parte. È ciò che abbiamo insegnato anche ai nostri figli. Ognuno di noi cerca di essere felice, ma la felicità è uno stato d’animo che ti permette di stare in pace con il mondo, rapportandosi in modo più pacato, non agguerrito, senza anteporre la tua verità. Questo ti dà una risposta positiva nella tua coscienza, pur conoscendo il mio limite di uomo.

Che tipo di educazione avete dato ai vostri figli?

L’esempio conta molto. Noi non abbiamo mai alzato muri e i nostri figli ci hanno sempre visti comportarci in modo generoso e gentile verso chiunque, accettando gli altri così come sono.

Rifareste le scelte che avete fatto? E perché?

Sì. I nostri figli sono sempre stati liberi di scegliere la loro strada, anche se non sempre eravamo d’accordo. (Lei): Io mi sono impegnata tanto, e gli errori fanno parte del nostro essere umani.

Il vostro aiuto è mai stato respinto? Vi siete mai sentiti a disagio nell’affrontare una situazione difficile?

Respinti no. Non è che noi bussiamo alle porte chiedendo chi ha bisogno di aiuto, ma aiutiamo chi capita, ad esempio anche il vicino di casa. È successo di essere osteggiato dal padre di alcuni ragazzi in affido perché il padre considerava i figli sua proprietà, ma tutto si è risolto. È molto importante quello che uno si aspetta dagli altri. Qualcuno forse si è sentito tralasciato o offeso da qualche nostra mancanza, perché ci è difficile curare tutte le persone che conosciamo in modo continuativo e assiduo, e ha tagliato i ponti. I conflitti ci sono stati, per limiti educativi e differenze culturali, ma tutto si è sempre risolto.

Vi siete mai posti degli obiettivi nel momento dell’accoglienza?

No. A seconda dell’età dei ragazzi che abbiamo ospitato, abbiamo cercato di dar loro i mezzi per migliorare la loro vita, così come abbiamo fatto con i nostri figli.

Secondo voi tutte le persone possono fare questo tipo di scelte? E se sì, come è possibile muoversi?

In teoria sì, in pratica no, perché, come abbiamo già detto, dipende molto dalla formazione e dall’educazione che uno ha ricevuto. Dove si impara il senso del buonsenso? Dai genitori, dagli insegnanti… Ma non è facile, e non è sempre così. Quello che abbiamo fatto noi non è assoluto, ma è stato fatto con buonsenso e ha dato buoni risultati. Non è la quantità che fa la qualità.

Cosa significa per voi la “salute mentale”?

La grossolanità della vita comune non ci permette di essere attenti alle esigenze particolari di alcune persone. Noi crediamo in una psicologia seria e crediamo che queste persone abbiamo bisogno di vivere con persone positive, se serve 24 ore su 24. Noi facciamo quello che possiamo, ma ci sentiamo impotenti perchè sappiamo di non essere in grado di risolvere certe situazioni delicate e complicate che necessitano di esperti. Per migliorare le relazioni è necessario andare a trovare le persone, fermarsi con loro, avere un atteggiamento di ricerca dell’altro per il suo e il mio bene, non con una pretesa salvifica.

 

 

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