Notre-Dame è salva. Le donazioni dei big del lusso

di Costanza Tannaro

Poteva andare peggio rispetto a ciò che abbiamo visto collegati dal nostro televisore. Notre-Dame, Nostra Signora, la cattedrale di Parigi  patrimonio UNESCO è salva, almeno nelle strutture portanti. Un enorme buco la sovrasta  e squarcia la volta centrale, mentre sono in piedi le due torri. Sui social circolano fotografie degli interni:   il Tesoro della chiesa cioè la Corona di Spine e la Tunica di San Luigi è stato risparmiato dalle fiamme, le opere d’arte (tra cui un Guido Reni e un Carracci) sono ovviamente state danneggiate dai fumi e dall’acqua, ma grazie al coraggio dei pompieri parigini sono state messe in salvo   e trasportate all’Hotel de la Ville, il municipio parigino, presumibilmente verranno ricoverate  al Louvre. 

Di certo per ora sappiamo che questo non è il primo incendio  di Notre-Dame: la storia della cattedrale ne ha vissuti parecchi dal giorno della posa della prima pietra nel 1163. E’ stata restaurata nel 1800, ma il tetto era di epoca medievale in legno, mentre la guglia crollata era ottocentesca, firmata dall’architetto Eugene  Viollet-le-Duc che aveva ricoperto l’edificio sacro dei suoi famosi mostri medievali, i gargoyles, le gargouilles, in francese, grondaie a forma di animali fantastici, che tanto hanno ispirato la cinematografia internazionale.

Notre-Dame è sopravvissuta alla Rivoluzione Francese e alle guerre mondiali, ma aveva bisogno di importanti restauri. La Chiesa di Francia e il governo di Macron lo sapevano, c’era bisogno di 150 milioni di euro per restaurarla e solo due erano stati stanziati, serviti per far partire i lavori più urgenti. Proprio dal cantiere di restauro, iniziato nel 2018, è divampato l’incendio.

Ora, fortunatamente, è partita una sorta di gara tra i gruppi del lusso: Lvmh (fra i suoi marchi Fendi e Bulgari), controllata dalla famiglia Arnault, ha annunciato una donazione di 200 milioni di euro al fondo dedicato alla ricostruzione della Cattedrale, mentre la famiglia Pinault, a capo di Kering, il gigante del lusso che controlla tra gli altri Gucci e Balenciaga, ha risposto all’appello e ha annunciato la donazione di 100 milioni di euro, accogliendo così l’appello del presidente Macron.

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