Nove volte per amore

vs-nove-volte-per-amore“Ognuno uccide ciò che ama”, scriveva Oscar Wilde nella celebre Ballata del carcere di Reading, perché dietro alcuni delitti efferati si nasconde proprio l’amore, per quanto distorto e malato possa essere.

Ma cosa scatta nella mente di chi uccide senza un apparente motivo, come ci si trasforma, da vittime dei propri errori e di pressioni sociali che non si riesce a gestire, in carnefici?

Prova ad immaginarlo Maurizio De Giovanni, ottimo scrittore napoletano autore della saga ambientata negli anni Trenta che ha per protagonista il Commissario Ricciardi e della più recente serie poliziesca che si svolge nell’immaginario commissariato di Pizzofalcone, a Napoli. L’autore propone ai lettori nove racconti nei quali reinterpreta, con inventiva e sensibilità, alcuni noti casi della cronaca nera italiana.

De Giovanni si immedesima nel colpevole oppure nella vittima, scavando nell’anima della voce narrante fino a trarne fuori la sua verità soggettiva, non vi è condanna o giustificazione nella personale visione che egli dà dell’accaduto, ma solo il tentativo di comprendere in quale modo scattino alcuni meccanismi e cosa possa spingere a commettere un gesto atroce come quello di togliere la vita a un altro essere umano.

Gli episodi ai quali si ispira sono facilmente riconoscibili, sebbene non compaiano i nomi reali dei protagonisti, ma identificare o meno i personaggi ai quali lo scrittore si riferisce non è così importante: ognuno di essi, grazie all’abilità del narratore, si trasforma in una figura universale, senza collocazione specifica in un tempo o in un luogo, perché alcuni stati d’animo, certi malesseri dell’esistenza e molte difficoltà di interazione in coppia o in famiglia sono e rimarranno sempre attuali.

Nove storie intense, commuoventi, nelle quali De Giovanni esprime al massimo la propria capacità di raffinato narratore e di acuto interprete dell’animo umano, in un crescendo di emozioni che travolgono il lettore parola dopo parola, immagine dopo immagine, dal principio alla fine.

 

Valeria Savio

Lascia un commento