Nuova stagione Teatro Manzoni di Monza: un cartellone esclusivo

Il nuovo cartellone del Teatro Manzoni di Monza propone quattro debutti di stagione su nove spettacoli della rassegna “Grande prosa”.

Una scelta coraggiosa quella di Paola Pedrazzini, direttore artistico del teatro da circa un anno e scelta tra duecento candidati che la scuola Borsa, diretta da Barbara Vertemati, ha selezionato per dare nuovo slancio al teatro Manzoni.

Abbiamo fatto un grande lavoro di preparazione – afferma Paola Pedrazzini – perché vogliamo dare a Monza la centralità che merita e che deve riprendersi. Quest’anno abbiamo un cartellone davvero esclusivo: l’apertura di stagione sarà con Luca De Filippo, un vero gioiello“.

Grandi classici ma anche contemporanei e riallestimenti, come quello di Medea con la regia originale di Luca Ronconi. “Uno dei fil rouge di quest’anno – prosegue Paola Pedrazzini – è la feconda contaminazione con la settima arte. Il teatro è una comunità che si ritrova e dove si rinnova il senso culturale, ma anche di aggregazione“.

da sx: Laura Brambilla, Dario Allevi, Paola Pedrazzini, Barbara Vertemati

 

Anche il neo sindaco Dario Allevi condivide il progetto: tra i punti del suo programma, la cultura sarà una delle attività centrali su cui la nuova amministrazione punterà per creare un indotto. E ribadisce che Monza deve diventare un polo teatrale lombardo di riferimento. E ci svela il suo sogno nel cassetto: “Chi ha qualche anno ricorda che al Manzoni si andava al cinema, perché era nato come tale.  Non vi nascondo che vorrei realizzare un nuovo teatro a Monza, capace di ospitare rassegne  importanti ma anche concerti. Sarebbe un bel salto di qualità”. 

Ecco il cartellone della stagione 2017-2018

Dal 26 al 29 novembre 2017

NON TI PAGO 

di Eduardo De Filippo

con (in ordine di apparizione)

Carolina Rosi, Viola Forestiero, Nicola Di Pinto, Federica Altamura

Andrea Cioffi, Gianfelice Imparato, Massimo De Matteo

Carmen Annibale, Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Giovanni Allocca

regia Luca De Filippo

scene Gianmaurizio Fercioni, costumi Silvia Polidori musiche Nicola Piovaniluci Stefano Stacchini

produzione Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

Non ti pago è uno dei testi più noti della prima drammaturgia eduardiana ed anche uno dei più divertenti: la commedia, andata in scena per la prima volta nel 1940, è stata negli anni riproposta dai De Filippo con grande divertimento del pubblico e apprezzamento della critica.
E’ una storia che parla di sogni, vincite al lotto, superstizioni e credenze popolari di un’umanità dolente e sfaccendata, che nella cruda realtà quotidiana fatta di paure, angosce e miseria non rinuncia però alla speranza, all’illusione, all’ingenua attesa di un colpo di fortuna che determini un futuro migliore.

Come lo stesso Luca aveva stabilito a sostituirlo è stato chiamato Gianfelice Imparato, un attore che si è formato con Eduardo e che si è dimostrato pienamente all’altezza del non facile compito mostrando di essere perfettamente a suo agio nei panni di Ferdinando Quagliuolo.
Ad interpretare il ruolo di sua moglie Concetta è Carolina Rosi, figlia di Francesco uno dei grandi Maestri del cinema italiano, che da anni in compagnia interpreta i principali ruoli femminili.

 Il protagonista Ferdinando Quagliuolo, è personaggio ambiguo e surreale, che vive tra sogno e realtà. Gestore di un botteghino del lotto a Napoli è un accanito giocatore eccezionalmente sfortunato. Al contrario un suo impiegato Mario Bertolini, suo futuro genero, interpretando i sogni, colleziona vincite su vincite e addirittura un giorno gli capita di vincere una ricca quaterna di quattro milioni delle vecchie lire datagli in sogno proprio dal defunto padre del suo datore di lavoro. Accecato da una feroce invidia Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma per sé. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliuolo dove ora risiede il giovane Bertolini. La commedia si sviluppa intorno ai vari tentativi di Ferdinando di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese, dispute surreali e grottesche maledizioni… 

Dal 9 al 12 novembre 2017

 COME STELLE NEL BUIO

 Di Igor Esposito

Con Isabella Ferrari e Iaia Forte

Regia di Valerio Binasco

Una black comedy che vede protagoniste due delle migliori interpreti del cinema e del teatro italiano, tra umorismo nero e sofisticata ironia, Isabella Ferrari e Iaia Forte saranno le protagoniste di Come Stelle Nel Buio di Igor Esposito, la regia è di Valerio Binasco, regista tra i più apprezzati e premiati della scena italiana.

Come stelle nel buio racconta la storia di due sorelle che convivono da anni in una villa immersa nel verde della collina di Posillipo. In passato, entrambe, sono state baciate dal successo. La prima, Gina, come bambina prodigio: ballerina e canterina, che però non ha saputo mantenere le aspettative. La seconda, Bianca, come grande attrice di cinema; la cui carriera, all’apice, è stata spezzata da un gravissimo incidente stradale che l’ha costretta a passare il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle. E così, ora, Bianca vive immersa nella malinconia, ricordando il suo glorioso passato fatto di film, interviste e tappeti rossi. Gina, invece, è sprofondata nell’alcolismo; delira e sfoga la sua frustrazione maltrattando la sorella, mentre progetta, in un crescendo di follia, di ritornare in scena come quando era bambina. Ma, ormai, le luci della ribalta si sono spente per sempre e quello che resta sono i volti di due stelle nel buio della vanità; dove, in un tenebroso chiaroscuro, con tinte da noir, si confondono vittima e carnefice, mentre la vita scorre, ironica e grottesca, senza assoluzione né salvezza. Forse, solo quando il sipario dei giorni sta ormai per calare, in riva al mare, le due sorelle si lasciano cullare da un’inedita tenerezza e, riconoscendosi in tutta la loro umana debolezza, si perdonano, capendo che la vita sarebbe stata diversa se non fosse stata bruciata dall’odio e dal rancore.

Dal 23 al 26 novembre 2017

 LE SERVE

Di Jean Genet  (Traduzione Gioia Costa)

Con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Vanessa Gravina

Regia Giovanni Anfuso

Scene Alessandro Chiti  Costumi Lucia Mariani

Musiche Paolo Daniele

Produzione Teatro e società
in coproduzione con Teatro Stabile Biondo di Palermo e Teatro Stabile di Catania

Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra essere e apparire, fra immaginario e realtà: con queste parole Jean-Paul Sartre descriveva Le serve (Les bonnes) di Jean Genet, una delle sue opere più famose.

Genet con il suo teatro ha indubbiamente rivoluzionato la forma stessa della tragedia moderna.

Scritto nel 1947 ed ispirato ad un evento di cronaca che impressionò enormemente l’opinione pubblica francese, Le serve è considerato uno dei suoi capolavori, una perfetta macchina teatrale in cui il gioco del teatro nel teatro è svelato per mettere a nudo, in modo straordinario, la menzogna della scena, con una struttura che scava nel profondo.

Claire e Solange, due serve smunte e androgine, vivono un rapporto di amore – odio con la loro padrona – la sontuosa Madame – che incarna tutti gli ideali perduti: eleganza, bellezza, successo. Loro, brutte e sempre più arcigne, ogni sera, quando la padrona non c’è, si ritrovano ad allestire un ossessivo teatrino, una doppia vita in cui, come bimbe perverse, giocano “a fare Madame”. A turno, vestono i suoi abiti, la imitano e, alla fine del rito, la uccidono.

Ma ben presto finzione e realtà, nelle loro menti schizofreniche, si sovrappongono. Terrorizzate dall’idea che l’amante di Madame, da loro denunciato con delle lettere anonime, sarà presto rilasciato e che la verità sarà scoperta, tentano, come estrema soluzione, di avvelenare la padrona con una tazza di tisana che Madame, nella sua svagata disattenzione, non berrà. Sarà invece Claire, sempre più sprofondata nella doppiezza della sua vita, ad ingerire la bevanda avvelenata offertale dalla sorella carnefice.

Claire e Solange, vittime di una ingordigia metafisica nei confronti di Madame, simbolo di un potere assoluto da abbattere, disgustoso ed affascinante al contempo.
Claire e Solange incarnano alla perfezione un dualismo perpetuo, affondate o forse prigioniere nei ruoli violenti e speculari della “vittima” e del “carnefice”, della “criminale” e della “santa”. Facce di una stessa medaglia che coesistono in ciascuno di noi e che, spesso, si sovrappongono fino a confondersi.

Dal 14 al 17 dicembre 2017

 UNA GIORNATA PARTICOLARE

di Ettore Scola e Ruggero Maccari

adattamento Gigliola Fantoni con Giulio Scarpati e Valeria Solarino e con Giulio F. Janni,  Anna Ferraioli, Matteo Cirillo, Paolo Minnielli, Federica Zacchia

regia Nora Venturini

scena Luigi Ferrigno   costumi Marianna Carbone luci Raffaele Perin  video e suoni Marco Schiavoni produzione Compagnia Gli Ipocriti

Lo spettacolo è dedicato al Maestro Ettore Scola, grande regista e sceneggiatore

Conosciuto per il film capolavoro di Ettore Scola con Marcello Mastroianni e Sofia Loren, Una giornata particolare nasce in realtà come testo teatrale. È la storia dell’incontro tra due solitudini disperate, due persone rifiutate, discriminate per motivi diversi.

La data è il 6 maggio del 1938, giorno della visita di Hitler a Roma. Gabriele, interpretato da Giulio Scarpati, ex annunciatore dell’EIAR che sta preparando la valigia in attesa di andare al confino perché omosessuale. Antonietta, interpretata da Valeria Solarino, ridotta a fare la serva di marito, figli e regime. I due personaggi grazie al loro incontro, cambiano, si trasformano sotto i nostri occhi, scoprono una parte nuova di sé stessi, modificano il loro sguardo sulla realtà che li circonda. Antonietta grazie a Gabriele mette in discussione le sue certezze sul regime e inizia a dubitare sulle verità propagandate dal fascismo. Gabriele, omosessuale licenziato dalla Radio e in procinto di essere spedito al confino, costretto in una vita di finzione, con Antonietta finalmente si sente libero, esce allo scoperto, per la prima volta si sente accettato, apprezzato e amato per quello che è. Ignorante e sottomessa lei, colto e raffinato lui, apparentemente diversissimi, si sentono, si annusano, si riconoscono. Sono due umiliati, due calpestati, due ultimi. Nel giorno della festa sono le due Cenerentole rimaste a casa. E la loro storia è la storia, purtroppo sempre attuale, di coloro che non hanno voce, spazio, rispetto, sui destini dei quali cammina, con passo marziale la Storia con la S maiuscola.

 

Dal 18 al 21 gennaio 2018

LACCI

Di Domenico Starnone

Con Silvio Orlando

E con Pier Giorgio Bellocchio, Vanessa Scalera, Roberto Nobile, Sergio Romano,

Maria Laura Rondanini, Giacomo de Cataldo

Regia Armando Pugliese

Scene Roberto Crea  Costumi Silvia Polidori

Musiche Stefano Mainetti  Luci  Gaetano La Mela

Dopo il grande successo de La scuola, riportato in scena, a un trentennio dall’esordio, due anni fa e tuttora in tournée, Silvio Orlando con il nuovo spettacolo Lacci ritorna alla scrittura di Domenico Starnone e penetra da un’altra porta le crepe e le fragilità del mondo in cui viviamo: prima visto attraverso il microcosmo dell’educazione, questa volta attraverso il sistema della famiglia, dove cova ogni giorno la minaccia di crollo per un cosmo ben più grande di quello racchiuso tra le mura di casa. La storia infatti ripercorre le attese, le sconfitte, i ripensamenti interni ad un amore e alle sue conseguenze, e porta già nei  nomi una promessa di rovina. Quello che dovrebbe tenere è in pezzi e la caduta porta via a fette grosse il sogno. La violenza interna, come nella tragedia antica, contiene già i semi di più estese guerre e incomprensioni. Una tragedia contemporanea, quasi, mascherata da commedia. «Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». Si apre infatti così, con parole definitive, la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e a domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.

 Dall’1 al 4 febbraio 2018

 PICCOLI CRIMINI CONIUGALI

 di E. Emmanuel Schmitt

con Michele Placido, Anna Bonaiuto

regia Michele Placido

Sull’altalena del matrimonio fra impercettibili slittamenti del cuore e tradimenti conclamati si consuma la vita dei due protagonisti. Un sottile, brillante gioco al massacro a due voci inventato dal drammaturgo più amato d’oltralpe.

Gilles e Lisa, una coppia come tante. Da ormai quindici anni si trovano a vivere un, apparentemente, tranquillo ménage familiare.
Lui, scrittore di gialli, in realtà non è un grande fautore della vita a due, convinto che si tratti di un’associazione a delinquere finalizzata alla distruzione del compagno/a.

Lei, moglie fedele, è invece molto innamorata e timorosa di perdere il marito, magari sedotto da una donna più giovane.
Un piccolo incidente domestico, in cui Gilles, pur mantenendo intatte le proprie facoltà intellettuali, perde completamente la memoria, diventa la causa scatenante di un sottile e distruttivo gioco al massacro.

I tentativi di Lisa di aiutare il compagno a riappropriarsi della sua identità e del loro vissuto comune diventano, un percorso bizzarro, divertente e doloroso, che conferma il sospetto di molti che anche la coppia più affiatata non è che una coppia di estranei. Gilles e Lisa avranno un bel da fare per cancellare l’immagine di sé che ciascuno ha dell’altro, attraverso rivelazioni sorprendenti, scoperte sospettate, ma sempre taciute, rancori, gelosie, fraintendimenti mai chiariti, in una lotta senza esclusioni di colpi, sostenuta, per fortuna loro, da una grande attrazione fisica che li tiene avvinti.

Il testo di Schmitt è un veloce e dinamico confronto verbale tra i due protagonisti, un susseguirsi di battute, ora amorevoli ora feroci, ora ironiche ora taglienti, uno scontro che si genera dove una grande passione inespressa cerca un modo per sfogarsi. Il battibecco è necessario, vitale.

Il confronto incessante, il dire apertamente quello che era percepito da tempo, la consapevolezza chiara ed intelligibile di alcune realtà e verità prima solo intuite sono momenti necessari alla vita di coppia, per permettere a due persone di crescere insieme, di rispettarsi, di convivere.

Dal 15 al 18 febbraio 2018

 FAVOLA DEL PRINCIPE CHE NON SAPEVA AMARE

 Con Stefano Accorsi

liberamente tratto da Lo cunto de li cunti

di Giambattista Basile

adattamento teatrale e regia Marco Baliani

progetto Grandi italiani (Ariosto, Orlando Furioso – Boccaccio Decameron – Basile, Lo cunto de li cunti) di Marco Baliani, Stefano Accorsi, Marco Balsamo

Uno spettacolo che indaga il mistero più misterioso di tutti, quello di riuscire a vivere.

Ne Lo Cunto de li cunti del Basile, da cui lo spettacolo prende sostanza, il mistero del nostro vivere  si dipana in una mappa di storie, con un andamento fiabesco, le vicende che vi accadono posseggono una loro verità del tutto indipendente dalla realtà ordinaria. La fiaba è un fatto di cronaca fantastica che va raccontato con la pregnanza con cui si racconta un fattaccio di cronaca nera o di cronaca rosa. Le magie che vi accadono non sono effetti speciali per stupire o spaventare, sono invece come fasci di luce potente che viene proiettata sul  nodo psichico della vicenda narrata, per indurre lo spettatore a farsi carico di quel nodo.

Dopo aver portato in scena il Decamerone del Boccaccio e Orlando Furioso dell’Ariosto, ora la trilogia del progetto Grandi Italiani si conclude con Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, col suo linguaggio barocco, un italiano rinnovato da un dialetto aspro e meravigliosamente creativo.

Un linguaggio sonoro, che si riverbera anche nello spettacolo, dove i suoni e le sonorità comporranno un paesaggio mutevole e metamorfico.

Molta vita  si addensa in queste storie, ognuna racchiude più di un Destino, ma il nostro teatro ne svela solo una parte, lasciando nell’animo dello  spettatore la sensazione che non tutto è stato detto, che l’Arcana Favola nasconde ancora molti altri tesori.

 

Dall’8 al 13 marzo 2018

MEDEA

di Euripide traduzione Umberto Albini

regia di Luca Ronconi ripresa da Daniele Salvo

con Franco Branciaroli

e con Alfonso Veneroso, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli, Livio Remuzzi , Elena Polic Greco, Elisabetta Scarano, Serena Mattace Raso, Arianna di Stefano, Francesca Mària, Odette Piscitelli, Alessandra Salamida, Raffaele Bisegna e Matteo Bisegna

scene Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte

Costumi di Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca

luci di Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni

Franco Branciaroli è di nuovo protagonista della storica edizione di “MEDEA” diretta da Luca Ronconi nel 1996, riallestita da Daniele Salvo.

Un doveroso omaggio al grande Maestro scomparso nel 2015 da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sogno, Prometeo incatenato, Lolita) e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica ed interpretativa del secondo Novecento.

Lo spettacolo è una pietra miliare della storia del teatro nazionale.

Se le letture in chiave psicologica di Medea portano a considerare questo personaggio come il prototipo dell’eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l’amore per i propri figli, e le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista, in realtà Medea è il prototipo della minaccia impersonata da uno straniero, che approda in una terra che si vanta di avere il primato della civiltà.

“Medea – leggiamo nelle note di regia di Ronconi – è una ‘minaccia’, che incombe imminente anche sul pubblico”. Per questo suo essere una creatura misteriosa e mostruosa può anche essere interpretata da un uomo. La sua non è una tragedia della femminilità, ma della diversità.

Dal 4 all’8 aprile 2018

 

 Cita a ciegas (Appuntamento al buio)

 di Mario Diament

con Gioele Dix, Laura Marinoni, Elia Shilton, Sara Bertelà, Roberta La Nave

 regia Andrée Ruth Shammah

Scena e costumi Gianmaurizio Fercioni – Musiche Michele Tadini

produzione Teatro Franco Parenti

Un testo meraviglioso, fonte d’ispirazione per la regista Andrée Ruth Shammah.

La storia inizia con un uomo cieco seduto su una panchina di un parco a Buenos Aires.
È un famoso scrittore e filosofo – chiaramente ispirato all’autore argentino Jorge Luis Borges – che è solito godersi l’aria mattutina. Quella mattina, la sua meditazione viene interrotta da un uomo… Comincia così una serie di incontri apparentemente casuali, alcuni appassionati, alcuni poetici, uno brutalmente violento – fatti di conversazioni apparentemente sconnesse, che svelano legami sempre più inquietanti, misteriosi e a tratti inaspettatamente divertenti.

Mario Diament, drammaturgo, saggista, romanziere, traduttore e sceneggiatore, nato a Buenos Aires nel ‘42, vive a New York e in Israele e si stabilizza a Miami dove insegna Giornalismo e Comunicazione. Tiene una rubrica settimanale sul quotidiano argentino la Naciòn.
Vince diversi premi per le sue opere teatrali e lavora per importanti quotidiani come la Opiniòn, El Cronista, Expreso, Clarin e il Nuevo Herald di Miami.

QUANDO ACQUISTARE

Rinnovi con prelazione del posto:

dal 1 luglio al 22 luglio

dal 5 settembre al 16 settembre

Rinnovi con cambio serata e/o poltrona:

dal 22 settembre al 30 settembre

Nuovi abbonamenti:

dal 5 settembre al 25 ottobre

Mini abbonamenti di prosa:

dal 22 settembre al 25 ottobre

ORARI BOTTEGHINO

Martedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00

Mercoledì dalle 15.00 alle 19.00

ABBONAMENTI  PROSA

ABBONAMENTO 9 SPETTACOLI

Platea: intero € 189 – ridotto € 171

Balconata: intero € 162 – ridotto € 153

Galleria: intero € 90 – ridotto € 81

MINI ABBONAMENTO 4 SPETTACOLI

Platea: € 90

Balconata: € 80

Galleria: € 40

CONTATTI

Teatro Manzoni Monza

Via Manzoni 23 – 20900 Monza

tel 039 386500

fax 039 2300966

info@teatromanzonimonza.it

www.teatromanzonimonza.it

 

 

 

 

 

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