Nuove prospettive per la sperimentazione sui farmaci

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Lo sviluppo e l’intero progresso in ambito biomedico è stato reso possibile anche grazie all’uso della sperimentazione sugli animali; questo rappresenta un aspetto essenziale, in quanto non esistono ancora metodologie alternative in grado di sostituire completamente le prove eseguite sugli animali, che sono diversi dall’uomo, ma che con l’uomo hanno in comune organi, apparati e molecole e mediatori chimici.

La sperimentazione animale è inoltre obbligatoria, perché le attuali normative internazionali e nazionali, che governano la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione dei prodotti farmaceutici destinati sia all’uso umano sia a quello animale, impongono l’effettuazione di questi test prima di procedere alle prove cliniche sull’uomo. La maggiore difficoltà in cui incorre chi cerca un modello alternativo (colture cellulari, tessuti) è l’impossibilità di ricreare in laboratorio l’intreccio complesso di relazioni tra organi e mediatori chimici tipico di un organismo intero.

Qualsiasi impresa del farmaco, o qualsiasi ricercatore pubblico o privato, che voglia sviluppare un nuovo prodotto medicinale non può fare a meno di realizzare una fase sperimentale preclinica, basata cioè sullo studio degli effetti del potenziale farmaco sui modelli animali. Resta indubbio che la complessa “questio” presenta dei risvolti etici e che sia più che lecito impegnarsi affinché un giorno il sacrificio degli animali non sia più necessario.

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Un passo in avanti in questa direzione lo ha compiuto un gruppo di ricerca della Johns Hopkins Bloomberg school of Public Health di Baltimora, che ha presentato, all’ultima conferenza dell’American Association per l’avanzamento della Scienza, tenutasi lo scorso Febbraio, dei “mini-cervelli tridimensionali ottenuti in Laboratorio a partire da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) umane che potrebbero essere facilmente replicati su larga scala.

Infatti, possedendo piccolissime dimensioni (0.35 mm) questi agglomerati di neuroni possono accrescersi a centinaia in una sola piastra di coltura, in un tempo di 60 giorni. Oltre ai neuroni veri e propri, al loro interno si sviluppa anche un secondo tipo di cellule chiamate oligodendrociti, indispensabili per la formazione della mielina cioè la guaina con funzione isolante che avvolge gli assoni, cioè i prolungamenti delle cellule responsabili della conduzione degli impulsi nervosi dei neuroni dei vertebrati, formando le fibra nervose. Essa non è altro che la membrana plasmatica delle cellule della neuroglia o glia che vanno a rivestire il neurone.

Nel sistema nervoso centrale le cellule che rivestono l’assone sono appunto gli oligodendrociti, mentre nel sistema nervoso periferico sono le cellule di Schwann. I mini cervelli hanno dimostrato di possedere una funzionalità elettrofisiologica del tutto adeguata alla sperimentazione farmacologica e pertanto si spera di poterli utilizzare come valida alternativa ai modelli animali utilizzati fino ad ora.

Roberto Dominici

 

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