Open: Andre Agassi sul palco dell’Elfo

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Image result for open andredi Francesca Fumagalli

Dal 5 al 17 novembre il Teatro Elfo Puccini di Milano ha ospitato lo spettacolo “Open”, tratto dall’omonima autobiografia del campione di tennis statunitense Andre Agassi.  La compagnia Invisibile Kollettivo si è cimentata nel difficile compito di dare vita sul palco ad uno dei più importanti casi editoriali degli ultimi anni: Open nel 2011 ha venduto oltre 370 000 copie solo in Italia.

Ciò che ha reso Open un bestseller e che ha permesso ad un’autobiografia di uno sportivo di essere definita dalla critica un vero e proprio Bildungsroman è stato indubbiamente il complesso rapporto tra Agassi e il tennis: un unicum nella storia dello sport.

Il vincitore di otto Grandi Slam tra gli anni 1992 e 2003 confessa, infatti, di aver odiato la sua disciplina per la maggior parte della sua vita. Il primo approccio al tennis e successivamente la carriera agonistica sarebbero stati infatti pura volontà di un padre ossessionato dalla competizione, che attraverso i figli cercava di rivivere l’adrenalina sportiva che aveva un tempo provato come boxer olimpico.

La lettura scenica di Invisibile Kollettivo mantiene ed esalta la natura formativa del romanzo: il pubblico accompagna Agassi durante il suo percorso di crescita, fino all’età adulta. Una strada faticosa ed avvincente che cerca di illuminare le piste sorprendenti e inattese che hanno portato il grande campione a ritrovarsi e ad abbandonare le maschere a lui attribuite, prima dalla famiglia, poi dai fans e dallo star system.

Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Armana e Debora Zuin si servono di pochi semplici elementi scenici per facilitare il racconto, che si dimostrano, però, esaustivi per regalare una continuità all’intero spettacolo.

Tra tutti spicca il grande telo bianco al centro della scena: limpido e cangiante attraverso l’uso di luci ed ombre. Con l’aiuto di Matteo Crespi in cabina di regia, gli attori se ne servono infatti per dar forma e concretezza alle sensazioni uditive della lettura. Così sul palco è presentato al pubblico l’ormai noto “drago sputapalline”: la mostruosa creatura che faceva capolino negli incubi di un Andre Agassi ancora bambino, ma del mistico ha anche la rappresentazione del guru Gil Reyes, il quale ha paternamente aiutato il giovane agonista a superare i suoi dolori fisici e non.

Quando non sono gli attori ad animarlo, il telo si presta anche al ruolo di proiettore, gli spettatori osservano scorrere le immagini più significative della vita dell’atleta: le primissime vittorie in Florida, la campagna pubblicitaria per la Canon che l’ha lanciato nell’effimero mondo dello show business ed infine l’ultima emozionante partita, ormai sopraffatto dai dolori di una vita dedicata all’agonismo.

Durante la lettura scenica di Open si è guidati attraverso un’esperienza sensoriale nella comprensione del già citato rapporto tra Andre Agassi e il tennis. Osservando gli attori districarsi sul proscenio e ascoltando le parole dell’atleta attraverso la lettura della sua storia si susseguono sentimenti contigui: la paura di un bambino intimorito dalla brutale pressione imposta dal padre, l’odio di un ragazzo incapace di rassegnarsi ad un destino già disegnato, lo smarrimento di un giovane adulto alle prese con le difficoltà che comporta affrontare la fama in solitaria ed infine l’accettazione di una vita complessa.

Lo spettacolo ospitato al Teatro Elfo Puccini ben incarna questi sentimenti, rendendo giustizia all’autobiografia da cui è tratto, definita dalla critica: «uno dei più appassionanti libri contro lo sport che siano mai stati scritti da un atleta».