Otium

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di Eleonora Duranti

Nati dalla contemplazione di un quadro, questi racconti di Eleonora Duranti vogliono dare un’idea della “contaminazione” tra Arte e Scrittura. Il primo che vi proponiamo fa riferimento ad un famoso quadro di Gustave Courbet: Fanciulle sulla riva della Senna.

Il 1848 rappresenta l’anno delle grandi sommosse in tutta Europa e i moti di Parigi ne sono l’apice. Non che, questa, sia una novità. In un simile contesto di forte tensione, anche l’arte attraversa una sorta di crisi identitaria. Nascono così i movimenti ‘realisti’, per rispondere alla prepotente esigenza di vero e di quotidiano. Non si inganna più con soggetti falsi e inconsistenti; adesso si indaga la realtà come se fosse una scienza, astenendosi da qualsiasi giudizio soggettivo. Jean-Désiré-Gustave Courbet è sicuramente il capostipite del Realismo pittorico francese e ‘Fanciulle sulle rive della Senna’ è solo un riflesso del nuovo spirito europeo. 

Non voglio essere ricordata.

Non miro a grandi cose. Né ho grandi ambizioni.

Sarà per questo che Madame mi compativa tanto…

Quella vecchia arpia…

Sembrava le piacesse denigrarmi… A maggior ragione se Monsieur era nei paraggi!

“Bisogna essere lungimiranti, Odette… Previdenti! Bisogna saper cogliere le occasioni e, all’occorrenza, crearsele!” Era solita ripetere… “Siamo donne! Nulla ci spetta di diritto, se non quel poco che racimoliamo da noi, con le unghie e con i denti…”

Sì…

Suppongo avesse un debole per le arringhe… Oltre che per i drammi.

Dopotutto, aveva gusti banali…

A differenza sua, io ho sempre preferito qualche sano pettegolezzo alle sentenze. E un leggero feuilleton all’esasperazione da tragedia.

“Sei soltanto una sciocca impertinente!” I suoi rimproveri, più che irritanti, erano diventati noiosi negli ultimi tempi… “Smetti di agghindarti con quei nastri e prega Nostro Signore affinché ti conceda un pizzico di buonsenso!”

Riuscite a immaginarvela?

Era finita a scomodare persino l’Onnipotente! E pensare che io, la domenica, civetto con il garzone di Félicien Watteau, piuttosto che andare a messa! Insomma, che aiuto potrei mai ricevere da un perfetto sconosciuto?

E, poi, perché tanta agitazione?

Non vorrei che il suo vecchio cuore abbia ceduto proprio a causa di questo continuo affaticarsi… Un affaticarsi davvero inutile, per di più! Povero cuore di Madame… Così malandato e solo! Scommetto che abbia lasciato questo mondo con sollievo, se non addirittura con gioia…

Sua Eminenza mi ha anche rassicurata a riguardo: “La vostra, cara, zia è spirata con un sorriso, Odette… Adesso riposa in pace, accanto alla Vergine Maria…” Per un soffio non sono scoppiata a ridere… Ho provato una tale pietà per la Madonnina! Madame non era certo la migliore delle compagnie su questa terra e non lo sarà neppure in Cielo, per quanto, lassù, avvengano miracoli!

Tuttavia, devo ammettere che la sua dipartita ha confermato i miei principi. Anzi, i miei, sani, principi.

Ne desiderate, forse, la conclusione?

Ebbene, la morte è l’unico caposaldo che ci resta. Tutto ciò che possiamo fare mentre l’aspettiamo è goderci la vita.

Goderci il sole.

Lo scorrere tranquillo della Senna.

Il venticello primaverile.

Il cantare stonato di Bernardette.

E i nastri.

Oh, i miei bei nastri di mussola e di pizzo…

Vedete…

Non sono stupida.

Solo…

Non voglio essere ricordata.

Gustave Courbet, Fanciulle sulla riva della Senna, 1857. Olio su tela, 174×200 cm. Parigi, Musée du Petit Palais.