Per un buon accordo serve una nuova politica

di Fabrizio Annaro

Conte si è dimesso, PD e M5Stelle hanno deciso di vedersi e di trattare per un nuovo governo, la Lega si pente e prova, parallelamente, a rifare un esecutivo giallo verde. Mattarella ha chiesto celerità e desidera sapere, nell’arco di pochi giorni, se ci sarà un accordo.

Possiamo tentare di auspicare alcuni sviluppi positivi.

Credo che molti desiderino sapere cosa intenderà fare concretamente il nuovo esecutivo giallo-rosso, sempre se nascerà, per contrastare il disagio sociale, la diseguaglianza dei redditi, gli effetti dei cambiamenti climatici, l’emergenza ambientale, per promuovere il lavoro, affrontare l’emigrazione dei giovani italiani, governare seriamente l’immigrazione. E poi , quale rapporto e quale ruolo l’Italia avrà con l’Europa?

Mi aspetto una nuova politica di ampio respiro, coraggiosa, progettuale, lungimirante. Vorrei tanto che i leaders attuali risvegliassero la coscienza della politica e quella nazionale e abbandonassero le lotte fratricide. Mi domando: come possiamo ipotizzare un rilancio, una nuova fiducia, un nuovo entusiasmo senza una rinascita spirituale, senza una concreta e fattuale adesione ai valori del vivere civile, al sentirsi  comunità da proteggere e migliorare? Come è possibile diffondere fiducia, generare energia se manca un’elaborazione seria dei perché ci sia tanto scollamento fra politica e cittadini?

Lunedì 19 agosto l’inserto Economia del Corriere della Sera ha pubblicato, in un articolo di Alberto Brambilla, uno studio secondo il quale “concedere alle famiglie la detraibilità del 50% di qualsiasi spesa per servizi fatturati  con un limite di 5 mila euro l’anno vale una quattordicesima extra e un’importante vittoria della legalità. In più lo Stato guadagnerebbe giusto quello che serve per lasciare invariata l’IVA”.

Se il nuovo governo varasse un provvedimento simile invierebbe al paese messaggi importanti e i ministri avrebbero nuove occasioni per richiamare concretamente i propri cittadini a compiere il proprio dovere e a diffondere i valori della legalità.

Si parla di riduzione dei parlamentari. E’ una misura che può avere un suo senso e una sua logica purché legata, a mio parere, alla riforma del sistema elettorale. Penso che la nostra nazione, per la sua storia e la sua cultura, necessiti di un sistema proporzionale puro (al più con un sbarramento del 4%-5%) ed inoltre della reintroduzione della preferenza. Debbono essere i cittadini a scegliere  i propri rappresentanti. Il sistema proporzionale è un sistema che protegge anche gli stessi leader che acquistano e perdono consensi nell’arco di pochi anni. Il potere senza contraltari, senza solidi valori, senza cultura, senza consapevolezza istituzionale, senza tolleranza, trasforma negativamente, come in un romanzo Kafkiano, i suoi protagonisti.

Concepire una politica fondata su valori civili e di rispetto delle diverse culture di questo paese, che non sia di piccolo cabotaggio, influenzata da dichiarazioni o da capricci di potere, o legata agli esiti di lotte intestine, ci aiuterà a compiere questo passaggio e a ritrovare forza e coraggio nel futuro. Attendiamo segnali, speriamo giungano.