Perfetti sconosciuti

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di Mattia Gelosa

Il nuovo film di Paolo Genovese, da poco nelle sale, racconta la storia di un gruppo di amici alle prese semplicemente con una cena come tante. Tutto sembra tranquillo, il clima è gioviale, si mangia molto e altrettanto si beve, finché si comincia a battere il sentiero insidioso dei segreti di ognuno, della privacy, del “non si conosce mai una persona fino in fondo”. Ecco, allora, che qualcuno ha un’idea: tutti i telefoni verranno messi sul tavolo e SMS, whatsapp e chiamate verranno condivisi.

Tra reticenti ed eccitati, alla fine la curiosità vince  e il gioco ha inizio: si comincia con qualche dispetto, i primi sospetti e poi pian piano quella che sembrava una trovata simpatica si trasforma nell’inizio di una serie di rivelazioni drammatiche.

I temi cari alla commedia italiana ci sono tutti: dal rapporto padre-figli alle coppie in crisi, da problemi con amanti a genitori anziani che mal si sopportano in casa, ma in fondo piacciono ancora, e sono riportati in una chiave originale e attuale.

Una delle caratteristiche più frequenti nell’uomo è la curiosità, e Genovese ci gioca stuzzicando quella dello spettatore in un bisogno continuo di rivelazioni da tracannare come vino da tavola: ogni chiamata o SMS ci lascia il gusto della suspance e fa scattare in noi la voglia di indovinare come stanno le cose.

Il film si basa su una sceneggiatura forte, retta praticamente da soli dialoghi, ma la loro qualità, il riuscito alternarsi di scene in cui si ride tanto e di scene malinconiche, e una perfetta gestione dei tempi fanno sì che non ci si annoi mai. Nonostante l’assenza di azioni, la pellicola scorre perfettamente e sembra quasi finire persino in fretta.

La lezione sui telefoni e i segreti è una morale semplice ma efficace e assolutamente condivisibile, utile a dare uno spessore in più a un film che cavalca comunque diversi cliché.

Perfetti sconosciuti si inserisce in un filone cinematografico che era stato sommerso e ora sta riaffiorando come il corso di un fiume carsico: quello del cinema delle conversazioni.

Nel 1992 Monicelli aveva aperto la strada con una straordinaria opera Parenti serpenti, che ancora oggi sarebbe attualissima, ma che era semplicemente la cronaca di una riunione di famiglia in occasione del Natale. La pellicola divenne un cult, ma per aspettare di nuovo dei film così impostati e di successo dobbiamo fare un salto in avanti di diversi anni: nel 2012 Una famiglia perfetta sempre di Genovese riporta tutti a tavola, così come fece nel 2015 la Archibugi con Il nome del figlio. Niente cena, ma ancora una lunga conversazione fra amici, è al centro di Dobbiamo parlare di Rubini, sempre del 2015.

Che faccia da esca Genovese ci può stare e altrettanto può valere per alcuni attori del caso, come la Smutniak, Giallini o la Rohrwacher, ma alla base della riscoperta di questo fenomeno c’è di più: è il fatto che la commedia, la famiglia, i problemi amorosi e il vero e proprio rito della cena e del pranzo comunitario noi italiani li abbiamo nel sangue e in essi ci rispecchiamo, li sentiamo vicini e quindi più veri.carnage

A ciò si unisca il fatto che per fare un film di solo dialogo serve davvero un grande coraggio, tanto che lo hanno evitato anche i grandi autori, eccezion fatta per Polanski col suo fantastico Carnage (2011).

Perchè divertire con effetti speciali e immagini forti non è comunque facile, ma la tecnologia e una certa grandiosità estetica superano i difetti delle storie, mentre in questi casi tutto sta proprio lì, nella sceneggiatura: non è vero che il cinema vuole solo il 3D e la CG, perchè abbiamo davanti agli occhi la prova che il pubblico torna a desiderare opere che paradossalmente potrebbero fare a meno della regia stessa per farsi teatro o, addirittura, letteratura.

Successo di pubblico e di critica (pare stiano arrivando da tutto il mondo richieste per avere i diritti per dei remake), segno che Genovese potrebbe aver dato davvero una grande mano a far riemergere del tutto questo genere.

Un film quasi perfetto, da non perdere qualunque sia la vostra età: adulti e ragazzi lo vedranno con prospettive diverse, ma saranno entrambi accontentati!