Piazza Fontana, la voragine che inghiottì i sogni di un’Italia ingenua e innocente

corriere 12 dicdi Laurenzo Ticca

Qualcuno ha scritto che quel giorno l’Italia perse l’innocenza. I sette chili di tritolo esplosi nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano si portarono via 17 persone, ne ferirono e mutilarono 84. Alle 16.37 di quel 12 dicembre 1969 la voragine aperta dallo scoppio inghiottì i sogni di un Italia ingenua e innocente convinta che la lotta politica potesse essere condotta a viso aperto, nelle strade, nei cortei sindacali, nelle aule parlamentari.

12 dicNo, non era così. Quella strage portò alla luce il volto sfigurato di un paese sotterraneo, oscuro, minaccioso. Un’Italia immonda in cui uomini dei servizi segreti, macellai neofascisti e i loro mandanti in doppio petto, non esitarono a programmare assassinii di massa.

Un’Italia decisa a regolare i conti con l’avversario politico trascinandolo sull’orlo della guerra civile. Gioia Tauro, Piazza della Loggia, Italicus, sono solo alcune delle stazioni di una via crucis culminata il 2 agosto ’80 nella strage di Bologna (85 morti).

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Si dice che Piazza Fontana abbia inaugurato la “Strategia della tensione”, per la quale nessuno ha pagato. La strage ci insegnò anche che il corpo del paese era minato da poteri occulti, paralleli, ostili al confronto democratico.

Inclini a perseguire i propri interessi sottraendosi alla vita pubblica, anzi, inquinandola. Una lezione che, leggendo i giornali di oggi a 45 anni da quell’evento, non abbiamo ancora imparato.

 

 

 

 

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