Tra poco uscirò dal carcere

di Paola Biffi fotografie di Lucia Mussi

MinoreUguale è un simbolo matematico, è il “simbolo della disuguaglianza debole”, un concetto che può essere trasportato dalla logica aritmetica alla vita comune: nel linguaggio dell’etica minore è uguale, qualsiasi minoranza, che sia culturale, sociale, politica, è uguale.

MinoreUguale è un simbolo di equilibrio, di comunicazione, che la Cooperativa Alice, in collaborazione con la Fondazione Comunità di Monza e Brianza, ha deciso di utilizzare a bandiera del suo progetto di sartoria nella Casa Circondariale di Monza, presentato lo scorso martedì 5 dicembre all’Oasi San Gerardo di Monza.

La Cooperativa Alice lavora da ormai 25 anni nelle carceri della zona, e da qualche anno anche a Monza: il progetto sostenuto dalla Fondazione Monza e Brianza, ha permesso ad alcuni detenuti di partecipare a un corso di formazione sartoriale e di realizzare 100 borse in edizione limitata, e quindi l’avvio di un percorso di riabilitazione attraverso il lavoro per 5 detenuti.

Il progetto si inserisce nel più esteso obiettivo di “restituire dignità attraverso il lavoro” con un’attività di produzione, di impresa, di impegno concreto: come ha sottolineato la portavoce della Cooperativa Alice, “lo dicono anche i dati sul tasso di recidiva, che si riduce dal 68% al 10% circa”, il lavoro diventa una nuova possibilità, l’inizio di un percorso di cambiamento sia soggettivo che più concretamente sociale.

Il Direttore della Casa Circondariale Maria Pitaniello ha ricordato inoltre l’importanza di tutta la comunità e della rete di interventi che rendono possibile l’attuarsi di progetti come MinoreUguale, una rete di collaborazione e di impegno civile, un “dovere di tutti”, una sfida di incontro tra istituzione, lavoro e cittadinanza che Monza ha deciso di accogliere.

“Abbiamo bisogno di un’attività, di qualcosa da fare” ha poi detto Aziz, uno dei cinque detenuti che oggi lavorano in sartoria, dimostrando ancora una volta come una mano aperta è una mano che lavora, che costruisce, e così creando una borsa crea un futuro “tra poco uscirò dal carcere, vorrei riuscire ad aprire un laboratorio, prima oltre a delinquere non facevo nulla, adesso voglio continuare il percorso iniziato qui”.

Le borse, in pelle e tessuti impermeabili di qualità son disponibili con un contributo di 50 euro.
L’intero ricavato sarà utilizzato dalla cooperativa Alice per finanziare nuovi percorsi formativi interni al penitenziario in grado di trasferire ai detenuti coinvolti le tecniche più raffinate degli artigiani pellettieri italiani.

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