Portogallo ultimo ostacolo sugli
Champs Elysees

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di Luigi Losa

E dunque sarà Francia – Portogallo la finale degli Europei di calcio 2016 domenica sera allo stadio Saint-Denis o Stade de France. I blues hanno piegato la più che coriacea Germania campione del mondo, i lusitani hanno avuto ragione della ‘sorpresa’ (insieme all’Islanda) del torneo, ovvero il Galles di Gareth Bale. Identico il risultato delle due semifinali: 2 a 0

Il Portogallo di Cristiano Ronaldo, uno dei calciatori più rilevanti della storia del calcio europeo e mondiale, al suo quarto campionato europeo consecutivo e alla sua seconda finale (dopo quella del 2004 persa a Lisbona contro la Grecia), contro la Francia di Antoine Griezmann, l’astro nascente del calcio transalpino e almeno continentale, cresciuto calcisticamente in Spagna e al momento capocannoniere del torneo con 6 reti (secondo solo dopo Platini che ne realizzò 9 nella trionfale cavalcata del 1984 primo titolo per i blues).

Saranno infatti Ronaldo e Griezmann le stelle della finale che riproporrà un derby tutto madrileno, in quanto il portoghese tre volte pallone d’oro milita nel Real Madrid, mentre il ‘piccolo diavolo’ francese come è stato ribattezzato ha trascinato l’Atletico Madrid alla finalissima dell’ultima Champions League a San Siro vinta dagli uomini di Zidane (ironia della sorte uno dei più grandi giocatori francesi dopo e come Platini) ai calci di rigore (decisivo proprio l’ultimo di Cristiano).

Con Ronaldo e Griezman scenderanno in campo in ogni caso due squadre assai complete con la Francia sicuramente e nettamente favorita non solo per il fattore campo (il percorso sino alla finale è stato tutto sommato agevole prima del big match con la Germania) ma per la presenza nelle sue file e in panchina di parecchi fuoriclasse a partire dallo juventino (ancora per poco?) Paul Pogba decisivo nell’assist per il secondo e fatale gol di Griezmann contro i tedeschi.

Ronaldo e Griezmann sono stati in ogni caso i mattatori e i matadores delle rispettive semifinali: contro il Galles Cristiano è andato a segno con uno straordinario colpo di testa ed ha poi servito, non del tutto volontariamente, l’assist a Nani per il decisivo raddoppio; il piccolo francese è andato a segno su calcio di rigore, spiazzando la saracinesca Neuer, nel recupero del primo tempo a seguito di un improvvido tocco di mano di Schweinsteiger (sino a quel momento uno dei migliori a dispetto di età e acciacchi) in area su un colpo di testa tentato da Evra (altro juventino a fine corsa bianconera); Antoine si è poi ripetuto nel secondo tempo spedendo in rete un rinvio del portierone tedesco sul colpo di testa tentato da Giroud innescato come detto da un ‘balletto’ sulla linea di fondo di Pogba.

Nella prima semifinale il Portogallo, che non aveva mai convinto nelle partite precedenti (passaggio del primo turno a gironi in extremis con tre pareggi e due prodezze del solito Ronaldo contro l’Ungheria, ottavi superati all’ultimo minuto dei supplementari contro la Croazia grazie ad un gol di Quaresma, quarti vinti ai calci di rigore contro la Polonia) ha avuto ragione con il suo calcio lento e manovrato di un Galles ormai spompato ma soprattutto con il solitario Gareth Bale costretto a cantare e portare la croce in ogni zona del campo. Determinato sino all’ultimo ma troppo solo complice l’assenza per squalifica dell’ottimo Ramsey. In generale una partita assai monotona al di là dei guizzi di Ronaldo e Bale, compagni di squadra nel Real Madrid e per una notte avversari agli europei.

Molto più palpitante lo scontro tra Francia e Germania per i cultori del calcio la vera e anticipata (dall’astruso tabellone-calendario) finale.

Con i blues subito all’attacco ma poi dominati per tutto il primo tempo e per la più parte del secondo dai tedeschi che, pur privi di tre pedine quali Hummels in difesa, Khedira a centrocampo e soprattutto il vecchio ma sempre tenace Mario Gomez in attacco, hanno fatto traballare non poco la compagine di Deshamps. Proprio la mancanza di attaccanti (neanche l’inserimento di Mario Goetze il match winner della finale dei mondiali brasiliani del 2014 contro l’Argentina ha modificato la situazione) si è rivelata il tallone d’Achille dei panzer germanici.

I francesi con il folletto Griezmann e Giroud a fare da boa e ad infastidire i centrali tedeschi (Boateng alla fine ha ceduto fisicamente) hanno confermato che per vincere occorre segnare e che per segnare ci vogliono gli uomini adatti. Con un Thomas Muller sempre più spompato (e forse già sulla via del logoramento) la squadra di Loew ha fatto quel che ha potuto e già contro l’Italia aveva mostrato che poteva essere messa in difficoltà. Da questo punto di vista gli azzurri sono stati addirittura più bravi dei francesi nel difendere e contrattaccare. Poi i calci di rigore ci hanno detto male; fa masticare un po’ amaro il pensare che contro questa Francia, chissà, avremmo avuto le nostre belle chances e poi con il Portogallo la finale ce la saremmo giocata di sicuro alla pari, malgrado Ronaldo.

Con i ma e con i se però non si va da nessuna parte. La Francia punta a fare tris nelle vittorie degli europei dopo quelle del 1984 e del 2000 proprio contro la nostra nazionale allenata da Dino Zoff (che poi se ne andò umiliato dalle ingenerose quanto improvvide critiche di Berlusconi allora presidente del consiglio) battuta nei tempi supplementari dal ‘golden gol’ (poi modificato il silver gol e quindi abolito dopo il 2004) dell’allora ancora juventino Trezequet. Eguaglierebbe così i titoli di Germania e Spagna. L’Italia resta ferma alla vittoria nel 1968 a Roma con la finale contro la Jugoslavia giocata due volte: non essendo previsti i calci di rigore infatti il primo confronto si concluse sull’1 a 1 (di Domenghini la rete azzurra) e si dovette rigiocare dopo tre giorni, il 10 giugno, quando Riva e Anastasi decretarono il trionfo italiano.

 

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