Il Principe de Curtis e la Pace

imagedi Enzo Biffi

Succede, delle volte, che gli uomini facciano la guerra e, cosa forse più grave, ne trovino giustificazione, ne spieghino le ragioni, ci raccontino di quanto utile sia all’uomo il sacrificio di altro uomo. 

Spesso i motivi sono nobili o addirittura umanitari, qualche volta lo fanno persino in nome della libertà, della democrazia oppure – oddio – della pace. Fini pensatori o grigi diplomatici ci spiegano ragioni storiche e torti antichi. Tempo fa si parlava pure di armi intelligenti -che veniva da chiedersi cosa facessero quelle stupide- forse sparavano contro la stessa mano che le armava? A me piace pensare che le armi intelligenti siano solo quelle che si inceppano.

Considerazioni banali, idealismi di gente ingenua, pensieri radicali, duri e puri, roba da immaturi o al massimo sognatori, illusi. Vero lo ammetto; sono così e resto lì, sotto quell’ombrello, piccolo e fatato che mi ripara dal temporale di cinismo e realpolitik che allaga il nostro tempo, riparo precario al grido del vento del “così è così sarà”.

Lasciatemi cullare il mio pensiero di pace, ostinato, irrazionale, illusorio. Lasciatemi credere nell’utopia, costruire l’irrazionale, scoprire ogni mattina un motivo in più per vincere l’impossibile. Non state a spiegarmi, a convincermi, a farmi capire la complessità delle cose, le ragioni di stato, tutto ciò che poi induce a raziocino politico, storico, tecnico, cinico.

Lasciate io possa insegnare ai miei figli che uomini di pace si è sopra a tutto, a monte, a priori.
Fatemi spiegare loro che non si diventa uomini di pace se non si è prima uomini in pace: con se stessi, coi governi, con le proprie paure. Le sfide che nobilitano il nostro vivere quotidiano, in pace con le nostre contraddizioni e con gli inevitabili fallimenti.

Quattro lettere messe in fila a comporre un concetto che unisce, sinonimo di speranza, di benessere e di futuro. Metterei la pace a titolo dei dieci comandamenti, la prima fra le umane virtù, sesto senso e perfino quarta dimensione.

Qualcuno vorrebbe convincerci che la forza propulsiva che ci fa girare insieme al mondo sia la scienza esatta della ragione, del calcolo strategico e politico, delle economie globalizzate.
Io vedo un movimento ossessivo e inutile fatto di conquiste di carta, di civiltà che evolvono solo la propria indifferenza, di occhi miopi osservare un muro per orizzonte.

Amici violenti e guerrafondai, vestiti di ideologia, di religione o potere qualunque, se proprio non riuscite a svestirvi completamente, toglietevi almeno le scarpe e, finalmente scalzi, coi piedi che tornano bambini, lasciate che la madre terra vi trasmetta per induzione il suo eterno, pacifico, segreto di equilibrio e di armonia. Pace in terra, diceva bene Totò: ” a prescindere.”

Enzo Biffi

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