Il Prodotto Interno Bici vale più di 6 miliardi

di Francesca Radaelli

Oltre sei miliardi di euro, per la precisione 6.206.587.766. A tanto ammonta il fatturato generato in Italia dalla bicicletta. O, più precisamente, dall’insieme degli spostamenti a pedali. Una buona notizia non solo per i ciclisti, ma anche per l’economia del nostro Paese. A calcolarlo, quest’anno per la prima volta, è stata Legambiente che nel maggio 2017 ha presentato il primo rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città. Lo hanno chiamato  PIB, ossia “Prodotto interno bici” e il suo valore supera nettamente i ricavi dell’export del vino, uno dei prodotti made in Italy maggior­mente apprezzati all’estero.  

Il PIB è stato calcolato in base a dieci parametri: il mercato bici, componentistica, accessori, riparazioni (del valore complessivo di 1,161 miliardi); i benefici sanitari legati ad attività fisica e conseguente riduzione sedentarietà (1,054 miliardi); i benefici sociali e sanitari per i bambini (960 milioni); i benefici derivanti dalla riduzione dell’assenteismo sui luoghi di lavoro (193,180 milioni); la riduzione dei costi ambientali dei gas serra (94,390 milioni); la riduzione dei costi sociali dei gas serra (428 milioni); il miglioramento della qualità dell’aria (18,266 milioni); il contenimento dei danni sanitari causati dal rumore (12,840 milioni); il risparmio di carburante (127, 309 milioni); il contenimento costi delle infrastrutture e dell'”artificializzazione” del territorio.

Potrà sembrare incredibile a molti, ma dai dati di Legambiente emerge che sono ben 743mila gli italiani che utilizzano sistematicamente la bici per coprire il tragitto casa-lavoro. Le percentuali sono elevatissime nella provincia autonoma di Bolzano, in cui il 13,2% degli occupati raggiunge il luogo di lavoro in bici, in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%).

Per non parlare poi del  cicloturismo, che in Italia produce 2 miliardi di euro l’anno, mentre il bike sharing si conferma una realtà piuttosto diffusa su tutto il territorio. Le città di Milano, Brescia, Bergamo, Aosta, Pisa e Lodi superano una disponibilità media di due biciclette ogni mille abitanti, mentre a Perugia, Palermo e Napoli sono meno di un decimo (0,2).

Andare a scuola e a passeggio in bicicletta sin da piccoli produce benefici sia sanitari che sociali, migliora il benessere, le funzioni celebrali, diminuisce lo stress, con risultati positivi per tutta la famiglia. Il risparmio sanitario prodotto dall’uso della bicicletta secondo i dati del rapporto è pari a oltre un miliardo di euro ogni anno.

Ma quali sono le città italiane più a misura di ciclista? Dai dati riportati da Legambiente almeno il 15% della popolazione di Cremona, Rimini, Pisa, Padova, Novara e Forlì utilizza quotidianamente la bici per i propri spostamenti. Poi vengono Ravenna, Reggio Emilia, Treviso e Ferrara con percentuali di abitanti che preferiscono il manubrio al volante che oscillano tra il 22% e il 27%. Per arrivare infine al top di Pesaro e Bolzano, dove circa un abitante su tre pedala per raggiungere il luogo di lavoro o di studio.

Tra le città più grandi, si distingue Milano, dove lo sviluppo del sistema dei trasporti pubblici, l’introduzione dell’Area C, la rifunzionalizzazione di alcuni spazi è stata accompagnata dalla crescita della ciclabilità (oggi il 6% dei milanesi si sposta in bici), mentre Roma è in coda al gruppo: nella Capitale solo cinque persone su mille usano la bici.

Su tutti, Legambiente individua due esempi particolarmente positivi nelle città di Bolzano e Pesaro, in cui il 28% della domanda urbana di mobilità è soddisfatto dalla bici. Il comune altoatesino ha collegato tra loro, formando una sorta di grande anello ciclabile, tutte le zone scolastiche, sportive e ricreative cittadine, mentre città marchigiana ha realizzato la Bicipolitana, una metropolitana di superficie che alla fine del 2016 conta ben 85 chilometri di percorsi ciclabili. E che continua a estendersi.

Due esemi che dimostrano che la riappropriazione da parte dei cittadini di uno spazio pubblico spesso invaso dai veicoli a motore è possibile. Una concezione di mobilità che mette al cen­tro le esigenze di spostamento della persona e non del veicolo non può che essere una buona notizia, anche se, per farsi largo, ha bisogno di tempo e tanta buona volontà, da parte di amministratori e cittadini.

Intanto, il 15 novembre è arrivato il via libera della Camera alla legge sulla mobilità ciclistica, con cui lo  Stato assume pienamente la pianificazione della ciclabilità, insieme alle Regioni, al pari del sistema autostradale e del sistema ferroviario. In ogni caso, guardando alle politiche pro-bicicletta attuate in paesi come Olanda, Danimarca, ma anche Germania, l’Italia ha ancora parecchia strada da fare. Insomma, testa bassa e…pedalare!

 

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