Puccini e Monza

di Marco Riboldi

Ogni giorno, in giro per il mondo, ci sono circa 10 teatri dove si canta “Bohème”, l’opera forse più celebre di Giacomo Puccini.

Come si sa, tale opera è tratta da un  romanzo francese (“Scènes de la vie de  bohème” di Henri Murger), che racconta le vicende di alcuni giovani artisti squattrinati.

La ispirazione può certo derivare anche dalla esperienza di vita da artista povero che Puccini sperimentò in prima persona.

E parte non piccola di questa esperienza, il maestro lucchese la maturò proprio nella nostra città, in Corso Milano 18, dove abitò per alcuni anni e dove nacque  suo figlio Antonio.

Raccontiamo un po’ la storia (e subito dico che sono in debito con un altro appassionato di musica e di storia, Ettore Radice, i cui due ottimi video sul tema si trovano facilmente su youtube. Per chi volesse più informazioni sul maestro e le sue opere, la biografia  personale ed artistica secondo me ancora insuperata è quella di Mosco Carner).

Puccini era originario di Lucca, discendente di una lunga dinastia di musicisti locali.

Quando i suoi studi musicali giunsero ad un punto di svolta, si dovette pensare ad una iscrizione al prestigioso Conservatorio di Milano.

Questa necessità entrava in conflitto con le modeste condizioni economiche della famiglia, colpita dalla morte del padre del maestro. La madre, che credeva ciecamente nelle doti del giovane, riuscì ad interessare una nobile locale che procurò una borsa di studio finanziata addirittura dalla regina Margherita. (Anni dopo, alla prima di “Tosca” a Roma, la regina incontrò il maestro, che la ringraziò. La regina, si dice, rispose “Bene, stasera, vedremo se abbiamo speso bene i nostri danari”. Considerando che anche Tosca è tra le cinque opere più rappresentate ogni anno al mondo, direi che la risposta debba essere decisamente positiva).

Questa borsa di studio, unita ad alcuni aiuti familiari, permise una modesta vita milanese, ma soprattutto la frequenza del Conservatorio.

Le cose si complicarono enormemente quando la vita di Puccini incontrò quella di Elvira Botturi, una giovane donna di Lucca, sposata e madre di due figli, con la quale  intrecciò una relazione amorosa che travolse entrambi. (Tale relazione non sempre tranquilla, a tratti molto difficile, durò tutta la vita,  e i due si sposarono, nel 1904, quando Elvira restò vedova del primo marito).

Elvira lasciò il marito e andò a vivere a Milano con il giovane musicista, portando con sé la figlioletta Fosca, lasciando invece con il marito l’altro figlio. Si può facilmente immaginare quale e quanto scandalo la vicenda suscitasse in una città di modeste dimensioni come Lucca: basti pensare che lo zio che aveva aiutato Puccini economicamente gli ingiunse di restituire con gli interessi le somme elargite, per il disonore inflitto alla famiglia.

La vita comune fu molto stentata, nonostante l’aiuto che Puccini ebbe costantemente da Giulio Ricordi che, con il suo incomparabile fiuto per gli artisti, aveva compreso che il giovane  lucchese sarebbe  diventato il tanto atteso erede di Verdi.

Anche qui, si pensi che a un certo punto casa Ricordi aveva accumulato una spesa di 18.000 lire (cifra allora ingente), per sostenere Puccini: gli azionisti volevano sospendere ogni esborso, ma Giulio Ricordi tenne duro, impegnandosi a restituire personalmente la somma, se il musicista lucchese non fosse riuscito  guadagnare. Inutile dire che casa Ricordi fece un ottimo affare.

Puccini aveva visto Monza già da studente, nel corso di una breve gita col tramway (siamo nel 1883 e lui scriverà in una lettera che la città gli “era piaciuta tanto”), ma nell’autunno del 1886 la situazione è cambiata.

Elvira è incinta, Puccini ha già composto la sua prima opera (“Le Villi”) che ha avuto un esito modesto e deve scrivere la seconda.

La scelta di spostarsi a Monza appare vantaggiosa per molti motivi: Puccini non ama la grande città, preferisce un ambiente più piccolo, inoltre vorrebbe risparmiare, perché la sua situazione economica non è certo brillante.

Due illustri amici monzesi lo aiutano: il pittore Emilio Borsa trova l’alloggio ( in Corso Milano, allora chiamato Borgo Milano), e l’altro pittore Pompeo Mariani gli presta 100 lire per le spese di trasloco.

Così, il 30 novembre del 1886 troviamo la famiglia di Puccini insediata a Monza, dove il 22 dicembre viene alla luce il figlio della coppia, Antonio, che verrà battezzato nella chiesa di San Biagio.

Saranno anni duri: pochi soldi, difficoltà creative (la seconda opera, “Edgar”, non sarà affatto un successo e Puccini la riterrà la sua peggiore, esagerando in severità), lavoro sia per lui che suonava spesso il pianoforte in feste private nelle ville e nei palazzi , sia per Elvira, che ricamava.

“Vita dura…pane e cipolle e geloni alle mani” scrive Elvira in una lettera.

Nel 1889, Puccini torna a Milano, e pochi anni dopo compone in successione le due opere che gli danno fama e ricchezza, “Manon Lescaut” prima e “Bohème” poi.

Proprio alla vigilia della prima rappresentazione di quest’opera, l’ormai celebre maestro scrive una nostalgica lettera ad Elvira ricordando i tempi di Monza: “Ricordi quei giorni con Tonio appena nato…quei rigidi inverni.. tutti e  quattro dormivamo nel letto grande per scaldarci. Bei tempi quelli!Ho nostalgia di quei giorni così gelidi, ma mai più così caldi”.

E così la vita da “bohémien” che tanta traccia ha lasciato nell’ispirazione del maestro, ha trovato a Monza una fonte, in quella casa di Corso Milano 18 dove, alla presenza della nipote Simonetta, venne posta una lapide, ancora oggi ben visibile, che ricorda il passaggio del maestro  nella nostra città.

Due ultime noterelle per concludere.

* L’opera “Edgar”, che nonostante i numerosi rifacimenti Puccini considerava un fallimento (un copia, regalata anni dopo ad una amica recava a mo’ di dedica “E Dio ti GuARdi da quest’opera!” )  non mancava di pezzi musicali di rilievo, nei quali si possono vedere i successivi sviluppi della musica pucciniana. Toscanini, quando diresse un concerto in omaggio a Puccini poco dopo la morte del maestro (avvenuta il 29 novembre del 1924), aprì le esecuzioni con il preludio al 3^ atto, che considerava un capolavoro.

**A poche centinaia di metri dall’alloggio di Puccini, di lì a pochi anni risiederà, per qualche giorno, un altro personaggio che legherà il suo nome a Monza: in via Cairoli, infatti, andrà a pensione, ad attendere il 29 luglio, il regicida  Gaetano Bresci.

Ma questa è un’altra storia, che racconteremo tra breve.