I Punkreas al BloomOut Fest di Desio

bloomout festSabato 25 luglio si svolgerà il BloomOut Rock Festival, presso il parco di Villa Tittoni, a Desio. Edizione numero uno per l’evento che vedrà protagonisti artisti dell’agenzia indipendente tra cui i Punkreas, Pino Scotto, Plastic Made Sofa e Shiva, con la irriverente partecipazione de Lercio.it. L’ingresso avrà un costo di 10 EURO e i cancelli apriranno alle ore 19.30. Si tratta del festival dell’agenzia indipendente BloomOut, nata nel gennaio 2000 come promotore delle attività esterne dello storico locale, centro artistico e culturale Bloom di Mezzago. In occasione del 25 luglio, porta sul palco della meravigliosa location di Villa Tittoni la storica band di Parabiago: i Punkreas. Venticinque come gli anni di carriera che li rendono protagonisti del “Paranoia domestica Tour”, circostanza in cui i Punkreas si presentano in formazione rivisitata. Flasco, lo storico chitarrista, ha abbandonato i Punkreas nel 2014, annunciando personalmente l’addio alla band con un post su Facebook e cedendo il posto ad Andrea Botti, fonico del gruppo. Tralasciando i pettegolezzi, in occasione dell’anniversario, hanno pubblicato un cofanetto dal titolo Punkreas XXV Paranoia domestica”, una ristampa dei loro primi quattro album. Cippa, Noyse, Andrea, Paletta e Gagno ti aspettano sabato, per una serata che avrà dell’incredibile! A descriverlo al dialogodimonza.it ci ha pensato Paletta, il bassista dei Punkreas.

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Sono passati 25 anni dal vostro debutto, come ricordi le prime volte sul palco?

Ricordo che venticinque anni fa.. eravamo forse un po’ più scattanti (ride, ndr)! A parte gli scherzi, pur essendo trascorso tutto questo tempo, abbiamo ancora tanto entusiasmo, e questo è dato dal fatto che già dagli esordi avevamo un gran seguito. Al primo concerto nell’Ottantanove erano presenti 500 amici e già sembravamo dei veterani. Fino a quando ci saranno delle persone che ti spingono da sotto il palco, il desiderio di suonare rimarrà sempre vivo.

Perché avete scelto di suonare del punk?

Originariamente appartenevamo all’heavy metal. Tuttavia, siamo stati molto influenzati da ciò che ascoltavamo che coincideva con artisti appartenenti allo ska e al punk come i Ramones, i Clash, i Sex Pistols. Fondamentalmente, la nostra caratteristica è sempre stata quella di non precluderci verso altri modi di fare musica.

Oggigiorno il punk porta con sé un messaggio attuale oppure no?

Secondo me, si deve prima capire cosa si intende per punk. Il nostro gruppo è sempre stato un po’ anomalo, diversificato dal punk originale che era nato con un intento prevalentemente nichilistico e disfattista. Per esempio, i Sex Pistols cantavano “No Future – Non c’è futuro”, concetti pessimisti e distruttivi. Per quanto ci riguarda, ci siamo contraddistinti da questa corrente, perché abbiamo scelto un punk propositivo; abbiamo voluto cantare alle persone che è giusto essere arrabbiati, ma che si deve trovare sempre qualcosa di meglio, uno spiraglio di luce, che impedisca di distruggere tutto. Quindi secondo me, e anche secondo i Punkreas, il punk è ancora attuale se come ideale porta con sé un miglioramento, non il disfattismo.

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E invece dal punto di vista musicale?

I gruppi si sono molto evoluti: il punk che nasceva con le sonorità dei Clash, dei Sex Pistols e dei Ramones si è modificato, arrivando fino a quello suonato dai Green Day. Possiamo quindi dire che non ci sono più le sonorità grezze e caratteristiche del punk originario, ma che tutto si è evoluto, come nella musica in generale.

Fino agli anni 2000 pensare di ascoltare la musica punk rappresentava la trasgressione. Oggigiorno questo termine coincide spesse volte con il genere rap. Cosa ne pensi?

È sempre una questione di linguaggio. La trasgressività punk è diversa rispetto a quella rap, anche se i primi testi dei rapper americani come i Public Enemy portavano avanti delle tematiche davvero importanti. Attualmente, nel rap ritrovi dei testi che sono pertinenti all’istantaneità, di conseguenza sfocia in ciò che è la moda del momento; rappresentano dei testi modaioli, più che convinzioni e ideali veri e propri.

Nel passato avete affrontato molte tematiche schierate e impegnate che hanno valenza anche nell’attualità, di cose da dire ne avete ancora?

Egoisticamente parlando, sono orgoglioso del fatto che molti testi siano ancora attuali. Per esempio la canzone Antisocialism, fa riferimento ancora ai tempi di Bettino Craxi: sono cambiati i nomi, ma la sostanza è la stessa, perché la corruzione è ancora diffusa.

Di cose da dire ne abbiamo ancora tante: stiamo preparando un disco nuovo e di argomenti da affrontare ce ne sono un’infinità. Cerchiamo sempre di sostenere le tematiche facendo punta su ciò che accade nel quotidiano, per poi cercare di trarne una spiegazione, quindi analizzare l’attualità mettendola in musica.

In questo ritorno sul palco, quale canzone ti ha maggiormente emozionato, mentre le suonavi?

Mi hanno emozionato quelle canzoni che in realtà non hanno tanto significato, come “Acqua Boario” (Fegato Centenario, ndr) o “Persia”, perché consistono in quelle che evocano i ricordi degli esordi! È come descrivere le prime poesie d’amore, che io non ho mai scritto (ride, ndr)! È come ritornare veramente agli inizi. E il fatto che abbia anche assistito al ricambio generazionale all’interno del nostro pubblico, è una gioia immensa. Ci sono dei ragazzi giovani che richiedono ancora le vecchie canzoni: puoi suonare tutti i brani che vuoi ma se non proponi “Aca’ Toro” o “La canzone del bosco”, non ti lasciano scendere dal palco!

Secondo te, perché avete successo nei giovanissimi?

Innanzitutto penso che i giovani interpretino le nostre canzoni come un vissuto personale. Secondariamente, perché rimangono colpiti dall’atmosfera dei nostri concerti: non succede spesso di andare a un live in cui si possa pogare o salire sul palco a cantare qualche canzone, in completa libertà. In Italia pochi sono gli artisti che danno queste possibilità. Per noi è la routine, è un nostro desiderio! Ogni nostro evento deve essere una festa e ognuno deve sentirsi libero di esprimere se stesso. Quindi se una persona vuole salire e sfogarsi un po’ e cantare insieme a noi, può benissimo farlo. Negli altri concerti, no.

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Invece, com’è il rapporto tra di voi? Vi capita ancora di discutere.. come una volta?

Beh certo, con delle teste pensanti è naturale avere degli scontri. Il nostro è un rapporto radicato: Cippa e io abbiamo frequentato insieme asilo, elementari, medie e superiori e abbiamo anche lavorato nello stesso posto. Quindi siamo letteralmente cresciuti insieme: un vero e proprio rapporto di fratellanza!

E Flaco, come sta?

È da un po’ che non lo sentiamo!

C’è un evento che ricordi con maggior simpatia?

Di racconti simpatici ne avrei da raccontare, ma ci tengo a ricordare l’evento che mi ha fatto maggiormente emozionare: l’apertura all’Heineken Jammin’ Festival ai Rage Against the Machine. Non lo dimenticherò mai! Come quando in concomitanza di un indipendent a Bologna, siamo stati a cena con Joe Strummer. Una persona molto alla mano, che ci ha fatto comprendere che aver successo significa anche mantenere un rapporto umano con il tuo pubblico.

Chiara De Carli

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