Qualcosa, là fuori

VS-Qualcosa, là fuoriEuropa, in un futuro non troppo distante Livio, anziano professore di neuroscienze, fa parte di una colonna di migranti ambientali che dal sud si sposta verso le nazioni del nord in cerca di un ambiente favorevole alla vita, che non sia stato compromesso dai mutamenti climatici e nel quale si possa ancora trovare uno dei beni più preziosi: l’acqua.

Come gli altri viaggiatori, l’uomo ha pagato una quota alla TransHope, una società che gestisce l’accompagnamento dei migranti garantendo loro protezione armata durante questi tragitti pericolosi, difficili e sfiancanti, in cui tutto è organizzato per ottimizzare i tempi e le poche risorse disponibili.

Durante la traversata Livio si perde spesso nei suoi pensieri, e ripercorre con la memoria gli eventi che hanno portato il mondo allo stato attuale, intrecciandoli con i suoi ricordi personali. Gli anni della giovinezza, nei quali era un fervente ambientalista preoccupato per le sorti del pianeta, la vita a Napoli, sua città natale, che mutava a vista d’occhio per la continua contaminazione fra etnie e religioni, l’incontro con Leila, figlia di rifugiati siriani, il loro amore e i tanti anni trascorsi insieme in America, dove entrambi insegnavano. E poi la fuga, causata dagli sconvolgimenti politici nel continente che li ospitava, e il ritorno in una Napoli impoverita, sconvolta dalla corruzione e dalla violenza, in un’Italia desertificata, e infine la decisione di partire dopo la morte di Leila e del loro unico figlio.

Nel frattempo, il viaggio verso Nord si rivela molto più pericoloso di quanto Livio potesse immaginare, ma l’uomo troverà la forza di resistere sino alla fine grazie alla vicinanza di alcuni compagni di viaggio a cui si è legato e verso i quali nutre un senso di responsabilità.

Bruno Arpaia, giornalista, traduttore e scrittore, ambienta questo romanzo in un mondo devastato, vittima dell’incuria, della superficialità e delle scelte sbagliate da parte degli uomini, nel quale il clima ha subito cambiamenti talmente forti da arrivare ad un punto di non ritorno, e non c’è più possibilità di rimediare. Eppure sembra che l’autore, nel descrivere il viaggio compiuto da migranti, abbia voluto affrontare un altro argomento di pressante attualità oltre a quello riguardante l’ecologia, provando ad immaginare come potremmo sentirci noi occidentali, che oggi viviamo in pace e in condizioni di benessere, se venissimo a trovarci nelle stesse condizioni di disagio in cui sono i migranti che arrivano sulle nostre coste ogni giorno, cosa si possa provare ad affidare la propria vita e il proprio futuro nelle mani di qualcuno che non conosciamo, con la consapevolezza che ci guida solo per guadagno personale. Le guide della TransHope, nel corso del viaggio, non si riveleranno molto diverse dagli scafisti che oggi si arricchiscono con la disperazione di chi nella propria terra ha perduto tutto, e i migranti ambientali di cui Arpaia ci racconta sono disperati e vulnerabili esattamente come quegli uomini, quelle donne e quei bambini dei quali vediamo i volti, tutti i giorni, nei telegiornali.

Il protagonista è un uomo colto, intelligente, eppure queste doti non servono a molto in questo viaggio, in cui occorre avere tenacia, resistenza fisica e un bel po’ di fortuna.

Un romanzo molto curato, che, come spiega lo stesso autore nella parte conclusiva, basa le sue premesse sullo studio di saggi sull’ambiente e di rapporti realizzati da scienziati del clima, che tuttavia assume da subito una propria identità, confermando le doti di romanziere di Arpaia, scrittore sofisticato capace di fondere temi di attualità con la finzione narrativa.

 

Valeria Savio

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