Quando il design si mette “in gioco”

di Francesca Radaelli

Il gioco da tavolo come espressione culturale, ma anche oggetto di design e, in qualche caso, di arredamento. In occasione della Milan Design Week 2026, è approdata a Cesano Maderno l’esposizione “0-99. Design per gioco”, in corso dal 10 aprile al 10 maggio nelle sale del Palazzo Arese Borromeo, storica residenza di delizia brianzola, edificata nel XVII da Bartolomeo III Arese.

Basata sull’Atlante dei giochi da tavolo di Cristian Confalonieri e Andrea Cuman (TOPIC Edizioni, 2024), tra le principali mappature al mondo dei giochi da tavolo, la mostra, promossa dal comune di Cesano Maderno, è curata dallo stesso Cristian Confalonieri, game-designer e co-fondatore di Studiolabo e Fuorisalone.it, e da Alessia Interlandi, fondatrice della società di comunicazione di in.circle.

Al centro del progetto l’idea che il gioco possa parlare a tutti. Come spiega Cristian Confalonieri, infatti, “il tavolo è un luogo pubblico in miniatura dove materiali, segni e regole costruiscono un modo di stare insieme”. Analogico per costituzione il gioco da tavolo costituisce “una tecnologia di convivenza” attraverso cui si coordinano “conflitto, cooperazione, negoziazione”. Nella visione dei curatori, pertanto, il gioco da tavolo è “design che si fa relazione”.

Il percorso espositivo: dall’antichità al Novecento

Un concetto che viene enfatizzato dal percorso espositivo, che ripercorre l’evoluzione del gioco da tavolo, dagli albori ai progetti contemporanei fino al game design. Lungo il tragitto, che si snoda attraverso le sale e i corridoi affrescati del palazzo seicentesco, si incontrano riproduzioni fedeli di giochi antichi, versioni giganti e pezzi in tiratura limitata o da collezione.

Si parte da trenta giochi antichi provenienti da tutto il mondo: dal Gioco reale di Ur al Senet ritrovato nelle tombe dell’antico Egitto, dagli Scacchi al Domino passando per le carte e la Tombola. Si prosegue con i giochi classici, i grandi titoli del Novecento, da Cluedo a Forza 4, da Monopoli a Risiko – presentato in una versione gigante di grande impatto: un tabellone di gioco di 90 metri quadrati, tutti giocabili, a occupare il pavimento di un’intera sala.

Giochi “firmati” e game design

A completare la mostra, enfatizzandone il legame con il mondo del design nel contesto del Fuorisalone, spiccano le interpretazioni di alcuni giochi iconici firmate da designer e brand: il tavolo da Carrom di Vismara Design, gli Scacchi in acciaio disegnati dall’architetto Gianfranco Frattini, il tappeto da Backgammon dell’architetta e artista Valeria Molinari, la Battaglia navale in legno e pelle prodotta da Pinetti, il Gioco dell’oca di Pineider.

Al centro dell’esposizione, il game design viene presentato come un complesso processo creativo, progettuale e artigianale che dà forma a un gioco da tavolo.  Un approfondimento è dedicato ad Alex Randolph, considerato una figura chiave nella storia del settore, a cui si deve l’introduzione del nome dell’autore sulle scatole dei giochi. A lui sono dedicate due stanze che ne raccontano la vita, la teoria e le opere, anche attraverso la proiezione del documentario Alex Randolph, regista di giochi di Andrea Angiolino, per la regia di Luca Bitonte (Lucca Crea, 2022).

È invece affidata al contributo di Spartaco Albertarelli, uno dei più importanti e longevi game designer italiani, l’installazione La scrivania del game designer, in dialogo con la scrivania di Pierluigi Ghianda, prezioso arredo in esposizione permanente a Palazzo Arese Borromeo. Ghianda, nel corso della sua carriera, oltre a collaborare con alcuni dei più importanti designer e architetti del Novecento, da Gae Aulenti ai Castiglioni, da Gio Ponti a Gianfranco Frattini a Sottsass, ha esplorato anche una dimensione più ludica, creando raffinati oggetti in legno, come La Scatola dei Giochi per Pomellato esposta in mostra, un prezioso cofanetto in legno di pero, prodotto in soli trecento esemplari.

Giochi moderni e classici reinterpretati

La mostra prosegue con i giochi moderni, che hanno decretato il nuovo risorgimento del gioco da tavolo a partire dagli anni Novanta, presentati in edizioni fuori scala, celebrative o da collezione. Tra queste Contemporary Chess – A Game Without Thrones, il progetto di Lorenzo Rimini che ripensa l’immaginario degli scacchi partendo da una domanda radicale: cosa accade se eliminiamo re e regina dalla scacchiera?

Da ultimo la mostra indaga anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sul game design, presentando memorIA, un gioco artistico sviluppato con l’uso dell’AI da Studiolabo e Silvia Badalotti, fotografa, prompt designer ed esperta d’immagine, per interrogarsi sulle prossime applicazioni in ambito artistico-creativo.

I giochi da giocare

Ma la mostra offre un’esperienza ancora più interattiva, mettendo a disposizione dei visitatori di tutte le età una vera e propria Ludoteca, creata con il supporto delle associazioni Board Game Society e La Casa dei Giochi, dove i visitatori sono invitati a fermarsi e a giocare insieme, scegliendo tra i titoli a disposizione.

Nato prima dei libri, il gioco da tavolo è sempre stato un modo per imparare, immaginare, sfidarsi e stare insieme. Attraverso i secoli ha permesso di esprimere identità e visioni dei popoli del mondo.  E, come mostra questa originale esposizione,  continua a farlo, rinnovandosi nelle forme e nei contenuti, in dialogo continuo con la società e le sue evoluzioni.

ph©JessicaSoffiati

La mostra, compresa nel biglietto di ingresso di Palazzo Arese Borromeo, è visitabile tutti i giorni: ore 10.00-13.00 e 15.0018.00.

Per informazioni: https://palazzoareseborromeo.it/evento/0-99-design-per-gioco/#contacts

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