Quando l’ottimismo si rafforza nella malattia

luigi pichecadi Luigi Picheca

Durante i miei anni di malattia ho avuto modo di parlare con tante persone che mi hanno chiesto come faccio a sorridere sempre nelle mie condizioni. L’altro giorno ho dialogato con un medico che mi ha raccontato un aneddoto capitatogli qualche anno fa. Mi diceva che, durante una vacanza al mare, dove accompagnava una giovane disabile, questa gli ha confidato che vorrebbe tanto tornare a correre! Questa sua confidenza lo ha sorpreso lasciandolo basito e non sapeva cosa risponderle.

Questo racconto mi ha dato il là a questo breve articolo perché mi ha fatto capire come, anche gli operatori sanitari, non conoscano abbastanza il mondo dei disabili.
Noi non siamo persone che hanno rinunciato a vivere e a sognare, siamo più forti e tenaci di quanto si creda. Non ci vogliamo nascondere e non proviamo vergogna a mostrarci in pubblico e siamo più vivi di tanti altri che, alla minima difficoltà, entrano in panico e perdono l’orientamento!

Non vogliamo essere dimenticati o ignorati perché tanti non se la sentono di relazionarsi con noi perché semplicemente non sanno tenere a freno le loro emozioni. Ho visto tanti parenti e amici di persone che hanno avuto la sfortuna di ammalarsi di patologie gravi o che hanno subito gravi traumi neurologici scoppiare a piangere ricordandoci quando eravamo sani e vispi. Non abbiate paura di mostrare le vostre emozioni o di vedere le nostre! Sì, perché anche i nostri sentimenti ci possono giocare brutti scherzi, non siamo macchine ed il nostro cuore batte forte quando ci troviamo in certe situazioni. Ciò non toglie che le nostre voglie e i nostri sogni siano simili a qualsiasi altro essere umano e che le nostre apparenze significhino che siamo deboli e che siamo irrinunciabilmente votati alla morte.

Ogni essere umano ha la sorprendente capacità di adeguarsi alle situazioni che il destino gli riserva, anzi, spesso le nuove condizioni di vita gli consentono di trarne nuova forza e nuova vitalità, altrimenti sarebbe una sconfitta morale che porterebbe alla morte.

La nostra Società ci ha insegnato a vivere secondo canoni  che tengono conto della bellezza e della ricchezza, tutte cose per cui la gente si batte allo scopo di raggiungerle dimenticandosi del vero scopo della vita. La vita non è mettersi davanti allo specchio alla ricerca del minimo difetto da correggere o cercare a tutti i costi il denaro, è scoprire i piaceri di stare in compagnia delle persone care, vedere crescere i figli e tramandare quei sani insegnamenti ricevuti da noi e dai nostri genitori.

Forse sono troppo ottimista ma sono nato così e la mia malattia ha rafforzato questa virtù. Il mio sogno è quello di vedere gli ospedali e le Residenze che accolgono gli anziani e i malati a lunga degenza pieni di visitatori che ci vadano sereni a far visita ai loro cari, che lo facciano a cuor leggero e convinti di fare e di ricevere solo del bene.

Luigi Picheca per la rubrica “Scritti con SLAncio”

Luigi scrive con gli occhi, unico modo per comunicare con il mondo. E’ malato di SLA e vive presso il Centro SLAncio di Monza (http://www.progettoslancio.it/). Ha accettato di collaborare con il nostro giornale e attraverso un computer, che traduce il movimento oculare in parole, scrive per noi.

P.S. Luigi è lieto di ricevere i vostri commenti, suggerimenti, pensieri ed è felice di rispondere alle vostre richieste di consigli e opinioni. Scrivetegli a: luigi.picheca@iable.it

 

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