Ravenna, gli anziani e l’importanza di ascoltare

di Francesca Radaelli

Ascoltare le storie delle persone più anziane della città, e scrivere le loro biografie. È un’esperienza di volontariato originale e stimolante quella proposta dal Comune di Ravenna con il progetto ‘Io ci sono’.

Tutto comincia, lo scorso anno, nel comune di Castel Bolognese (a trenta chilometri circa da Ravenna) con la Compagnia dei Racconti: dieci volontari che diventano i biografi ufficiali degli anziani del paese. Un’idea che quest’anno il Comune di Ravenna  ha deciso di fare propria, in collaborazione con la cooperativa sociale Villaggio Globale e con l’obiettivo di raccogliere in un libro tutti i racconti.

Un modo per combattere la solitudine dei tanti anziani che abitano in città, ma anche un’occasione per conservare e trasmettere dei frammenti di memoria storica, che spesso rischiano di perdersi.

 

Una buona notizia, senza dubbio. Eppure, di fronte a un titolo così –  “Cercasi volontari per ascoltare gli anziani” – la domanda sorge spontanea e un po’ inquietante: davvero abbiamo bisogno di volontari per ascoltare i nostri anziani? Davvero abbiamo smesso di ascoltare i nostri nonni e i nostri genitori? Davvero le loro vite non ci interessano più?

A pensarci bene, fino a non molto tempo fa i racconti degli anziani avevano una funzione precisa: conservare i legami con il passato e tra le generazioni, trasmettere la conoscenza di ciò che è stato, rafforzare il senso della famiglia e della comunità. La figura del vecchio saggio, dell’anziano narratore che viene ascoltato in silenzio e con rispetto, è un vero e proprio archetipo nell’immaginario dell’umanità.

Il rischio è che tutto questo possa andare perduto, in un mondo dove quasi tutti vanno di corsa e fermarsi sembra impossibile. Un mondo – il nostro, il mio – che a volte sembra guardare gli anziani come un fardello, convinto di trovare tutte le risposte in una rete virtuale. Un mondo che troppo spesso relega ai margini chi ha smesso di ‘correre’.

La solitudine in fondo non è solo degli anziani, ma anche di chi smette di ascoltarli.

Speriamo che i volontari rispondano numerosi all’appello, e che il libro delle vite degli anziani di Ravenna diventi patrimonio della città.

L’auspicio è che l’iniziativa  possa essere replicata anche in altre città e in altri paesi.

Ma soprattutto che giovani e anziani possano riscoprire tutta la bellezza, e l’importanza, di narrarsi e ascoltarsi.