Road to Italy : Capri

capri-wL’isola di Capri è l’appendice naturale della costa sorrentina, figlia biologica nata dagli stessi processi geologici e dalla “costituzione” simile alla terraferma. Eppure l’atollo che ha affascinato attori e reali – primo fra tutti l’imperatore romano Tiberio – ai miei occhi sembra piuttosto una repubblica autonoma.

La camicia di lino e i mocassini alla “caprese”, infatti, azzeccano poco con il sangue caldo e “alla buona” dei napoletani: anzi, si ha l’impressione – gironzolando per le stradine costeggiate dalla case intonacate di bianco – di trovarsi in un set cinematografico studiatissimo e cesellato come un presepe svizzero.

Anacapri, la seconda altura che si scorge nel paesaggio, rivela sentieri ciottolati meno battuti, ma – nonostante il termometro sfiori i 40 gradi – la città sembra congelata sotto il sole meridiano, pronta a svelarsi solo al turista disposto a sganciare qualche centone.

La prassi dello sfruttamento del visitatore dei faraglioni condanna la vista mozzafiato a una patina indelebile di falsità. Per risvegliarsi dalla sceneggiatura nella quale sembriamo solo marionette, torniamo sulla costa e ci incamminiamo verso il fiordo di Crapolla.

La leggenda narra che vi approdò san Pietro nel suo viaggio verso Roma e perciò, qualche secolo dopo, i monaci benedettini ci costruirono un’abbazia. Oggi rimane un sacello dal frontone latino, qualche rovina romana e una conca di mare vergine. Per arrivarci servono scarpe da tennis, 45 minuti di passo e 700 gradini da scendere, ma il risultato è assicurato.

La sera ci rifugiamo nell’ultima trattoria, sopravvissuta a locali per turisti, in grado di cucinare le vere ricette napoletane secondo la tradizione otto-novecentesca: Toni ci racconta la sua scelta di resistenza umile e dignitosa fino a notte fonda. In due ore lui – contadino e chef col suo stesso orto, lavoratore per 12 ore al giorno – riscatta un popolo e la sua cultura.

Io, mentre lo ascolto non ho più dubbi: in aliscafo non si va in paradiso, per salire l’unico modo è prendere le scale.

Ilaria Berretta

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