Rosa Parks, la sarta che rifiutò di cedere il posto

Rosa Parks con Martin Luther King

di Francesca Radaelli

Il 1º dicembre del 1955 una donna di poco più di trent’anni sale sull’autobus per tornare a casa, dopo una lunga giornata di lavoro. Fa la sarta, in quel momento è stanca e le fanno male i piedi, ma per fortuna in vettura c’è un posto ancora libero. La donna – il suo nome è Rosa Parks – si siede, sollevata. Ma può riposarsi solo per pochi istanti, perché dopo qualche fermata l’autista le intima di alzarsi.

Sì, perché Rosa vive a Montgomery, negli Stati Uniti, al tempo della segregazione razziale. Ha la pelle nera ed è seduta nel ‘settore comune’ del pullman, subito dietro la fila riservata ai bianchi. La legge cittadina vuole che questi ultimi abbiano la precedenza e i neri siano obbligati a cedere loro il posto a sedere. Ma, quella sera, altri sedili liberi non ci sono, Rosa è troppo stanca e lo dice con dignità al conducente, rifiutando di alzarsi.

Questi allora chiama due poliziotti, Rosa viene arrestata e portata in carcere, per aver disobbedito alla legge.

Un caso simile era già capitato in città nel marzo di quell’anno e una studentessa di quindici anni, Claudette Colvin, era finita in prigione. Dopo l’arresto di Rosa, che appartiene al NAACP, l’associazione nazionale per la promozione delle persone di colore, i neri di Montgomery reagiscono, esasperati, e per le strade si verificano scontri violenti con la polizia.

L'autobus su cui avvenne il fatto, ora all'Henry Ford Museum
L’autobus su cui avvenne il fatto, ora all’Henry Ford Museum

Ma quella notte accade anche un’altra cosa. Una cinquantina di leader della comunità afroamericana, guidati dal pastore protestante Martin Luther King, si riuniscono per decidere il da farsi. E decidono che è giunto il momento di non piegarsi più alle ingiustizie, di reagire in modo fermo di fronte all’ennesimo sopruso, ma senza cedere alla violenza. Iniziano così le azioni di disobbedienza civile che porteranno all’abolizione della segregazione razziale negli Stati Uniti.

Il giorno successivo incomincia il boicottaggio dei mezzi pubblici: la protesta durerà per 382 giorni, finché l’anno dopo la Corte Suprema degli Stati Uniti, chiamata ad esprimersi sul caso di Rosa Parks, dichiara incostituzionale la segregazione sugli autobus dell’Alabama.

Ora siamo nel 2014, il presidente degli Stati Uniti ha la pelle nera, ma ciò non significa che la questione razziale sia davvero superata, come mostrano i recenti fatti di cronaca. Da quel 1° dicembre 1955, però, Rosa Parks sarà per tutti e per sempre “The Mother of the Civil Rights Movement”.

Francesca Radaelli

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