San Biagio, la Chiesa del Contemporaneo

di Daniela Annaro – Foto e video di Giovanna Monguzzi e Stefania Sangalli

Erano le tredici e quindici del 12 febbraio 1977 quando un gran boato venne avvertito in tutto il quartiere: la  vecchia chiesa di San Biagio era crollata. Nessuna vittima, solo  quattro auto distrutte e  ciò apparve a molti come un  miracolo! Ma il vero miracolo sorgeva a pochi passi: la nuova costruzione sacrale. Un tempio moderno, austero, elegante, ma soprattutto accogliente per la comunità dei fedeli.

Un santuario voluto fortemente dai parrocchiani che si mobilitarono già nel lontano 1933, quando acquistarono i terreni a fianco della vecchia San Biagio: 8000 metri quadrati pagati allora 1.150.000 mila lire, denari offerti  da tutti i devoti del quartiere. Una raccolta fondi per l’acquisto dei terreni che andò avanti fino al 1942,  in piena guerra, e che proseguì fino agli anni Sessanta. Il progetto della nuova chiesa era firmato da uno tra i più autorevoli architetti italiani: Luigi Caccia Dominioni, scomparso a 103 anni nel 2016. I suoi disegni prevalsero su altri candidati di tutto rispetto come lo Studio di Giò Ponti o  quello dei fratelli Castiglioni. La consacrazione  avvenne il 21 ottobre 1968, esattamente cinquant’anni fa.

Le due chiese convivevano fino al crollo delle più antica, risalente, almeno nelle fondamenta, al X secolo: il vecchio tempio era piccolo, mentre la comunità cattolica era fra le più numerose di Monza. Ed è a questo che pensa Caccia Dominioni nel realizzare il nuovo edificio sacro, considerato tra i più belli tra le trentasei chiese post-conciliari. L’architetto milanese progetta anche i nuovi costruzioni funzionali alla comunità cattolica  di San Biagio: le case parrocchiali e la Rotonda, una piccola città nella città in grado di ospitare e accogliere i fedeli. 

Un grande portico annuncia la chiesa, una zona protetta che viene ripetuta, in forme più contenute, anche lateralmente.

 

Gli interni sono stati concepiti come uno spazio unitario per esprimere al meglio la visione liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Il celebrante si rivolge direttamente al popolo di Dio e proprio per questo l’altare è posto a favore dei fedeli. Caccia Dominioni  concepisce uno spazio sobrio e semplice: una pianta a croce greca con quattro grandi colonne-pilastro.

Una sorta di “capanna” illuminata da grandi vetrate firmate da Francesco Somaini (1926-2005), brillante e colto scultore. Vi è grande sintonia tra Luigi Caccia Dominioni e Francesco Somaini che si manifesta sia all’interno della chiesa sia  nel Battistero: una comunione di intenti e di gusto per  in ogni particolare: dai bellissimi pavimenti a mosaico al tabernacolo laterale, alla Via Crucis di vetro con le quattordici stazioni, cinque si esprimono attraverso la Croce, variamente raffigurata, sei hanno il tema delle mani.

Della vecchia chiesa di San Biagio sopravvivono la vecchia cuspide della cupola e  alcuni affreschi del pittore Romeo Rivetta  eseguiti nel 1923. Raffigurano il martirio di San Biagio, nato in  Turchia nel III secolo d.C.. Era un medico e vescovo della sua città, Sebastea. Tre anni dopo l’editto dell’Imperatore Costantino  che riconosceva la libertà di culto nell’impero, nel 316 venne perseguitato dagli stessi Romani. Durante il processo si rifiutò di abiurare la propria fede cristiana e perciò venne torturato con pettini di ferro e, infine, decapitato. San Biagio è venerato anche dalla Chiesa Ortodossa. 

 

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