Sandro Pertini, il presidente più amato

PERTINI

di Francesca Radaelli

“Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame”.

Ricorrono oggi i 25 anni dalla morte di Sandro Pertini. Il presidente partigiano, probabilmente il più amato dagli italiani, si spense a Roma il 24 febbraio 1990.

Nato a Stella, in provincia di Savona, Alessandro Pertini, detto Sandro, dopo aver combattuto nella Prima guerra mondiale (fu decorato con medaglia d’argento al valor militare), negli anni del fascismo subisce più volte il carcere e il confino per la sua opposizione al regime. Nel 1929 dalla Francia rientra clandestinamente in Italia, dove viene arrestato e condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione. Liberato nell’agosto del 1943, viene nuovamente catturato poco dopo dalle SS e condannato a morte per la sua attività partigiana. A salvarlo è l’azione dei militanti delle Brigate Matteotti che organizzano una fuga rocambolesca dal carcere di Regina Coeli.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini con un bambino.

Dopo essere stato uno membri più influenti del Comitato di Liberazione Nazionale, nel 1945 è segretario del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente.

L’8 luglio 1978 Pertini diviene il settimo Presidente della Repubblica Italiana.

“Sono solo il primo impiegato dello Stato”, ama dire parlando del suo ruolo istituzionale: carismatico, un po’ burbero, ma sempre schietto e sincero, è una personalità che fa breccia nel cuore degli italiani. Sceglie di non andare ad abitare nel Palazzo del Quirinale, mantenendo invece la residenza nel suo appartamento romano, una mansarda di 35 metri quadrati affacciata sulla fontana di Trevi: ogni mattina l’auto di servizio va a prenderlo per condurlo “in ufficio”. Pertini non prenderà mai la patente e, escluse le occasioni ufficiali, sarà la moglie Carla Voltolina a fargli da autista con l’utilitaria di famiglia, una Fiat 500D.

Amatissimo dagli italiani, il presidente si mostra sempre vicino al popolo, nei momenti di gioia come in quelli di dolore, senza mai rinunciare alla fermezza delle sue posizioni. Famoso il discorso agli operai genovesi dopo l’assassinio del sindacalista Guido Rossa da parte dei brigatisti: “Non è il presidente che vi parla, ma il compagno Sandro: io le vere “brigate rosse” le ho conosciute durante la guerra partigiana; questi invece sono degli impostori e dei codardi! Vergogna!”.   

L'esultanza di Pertini alla finale dei Mondiali del 1982.

L’esultanza di Pertini alla finale dei Mondiali del 1982.

Nel 1980 è vicinissimo alla popolazione colpita dal terribile terremoto in Irpinia, il 12 giugno 1981 Pertini lascia il Quirinale per andare a Vermicino, a seguire da vicino il dramma di Alfredo Rampi, un bambino di sei anni caduto in un pozzo che morirà di lì a poco. È la prima volta che una tragedia viene trasmessa in diretta dalla Rai e anche il presidente ne è protagonista.

L’11 luglio 1982, invece, Pertini accompagna la vittoria della Nazionale italiana allenata da Enzo Bearzot ai Mondiali di Calcio in Spagna. Allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid, l’Italia batte in finale la Germania per 3-1: la sequenza di Pertini che esulta in tribuna è rimasta negli annali. Così come l’immagine della partita a scopone scientifico sul volo di ritorno, in cui Pertini si fa immortalare mentre gioca in coppia con il capitano della nazionale Dino Zoff contro Bearzot e Franco Causio.

La partita a carte tra Pertini, Bearzot, Zoff e Causio al ritorno in Italia dopo la vittoria ai Mondiali. Sul tavolo, la Coppa del Mondo.

La partita a carte tra Pertini, Bearzot, Zoff e Causio al ritorno in Italia dopo la vittoria ai Mondiali. Sul tavolo, la Coppa del Mondo.

Quando nel 1984 muore il segretario del Pci Enrico Berlinguer, Pertini decide di trasportare la salma a Roma sull’aereo presidenziale: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta“, dice in quell’occasione. Proverbiale è anche la sua amicizia con papa Giovanni Paolo II, con cui il presidente trascorre anche un periodo di vacanza sull’Adamello.

Soprattutto, Pertini ha inaugurato un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini, gli italiani lo hanno sempre sentito come uno di loro, una persona su cui fare affidamento, a cui rivolgersi senza timori reverenziali. D’altra parte è stato proprio il presidente a dire, una volta: “Amici carissimi, non fate solo domande pertinenti, ma anche impertinenti: io mi chiamo Pertini… “.

 

 

L’appello ai giovani lanciato dal presidente Pertini al termine del discorso di fine anno del 1981:

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