Sant’Agata

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di Silvia Riboldi

Dolci a forma di seno in ricordo del martirio e festa delle donne, che protegge: sono queste le informazioni più conosciute di Sant’Agata, una delle sette vergini e martiri riconosciute dalla chiesa cattolica.

Sant’Agata nasce nei primi decenni del III secolo a Catania: non vi è certezza sull’anno di nascita, che si perde fra tradizione orale e prime ricostruzioni scritte della vita della giovane. Sono, invece, meglio documentate le sue origini che la collocano in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Il padre Rao e la Madre Apolla sono proprietari di case e terreni coltivati, certi della propria fede la trasmettono alla figlia fin dalla prima infanzia.

Il periodo non è certo dei migliori per essere cristiani: le persecuzioni proseguono ormai da lungo tempo e, con l’editto dell’Imperatore Settimio Severo (inizio del III secolo), si configurano con denuncia e invito dei fedeli ad abiurare in pubblico la propria fede per evitare la tortura e la morte. Questa modalità era preferita alla “sola” tortura ed uccisione perché l’imperatore voleva creare il maggior numero possibile di apostati, temendo, più che i cristiani vivi e presenti nella comunità, i martiri e il loro esempio.

È nel 249 che l’Imperatore Decio si accorge della inefficacia della strategia in atto: il cristianesimo si diffonde senza battute d’arresto. Viene quindi promulgato un nuovo editto che inasprisce la modalità di contenimento: tutti i cristiani, che siano stati o meno denunciati, devono essere ricercati dalle autorità, arrestati quindi torturati e uccisi.

In quel periodo Catania era una città benestante divenuta, grazie anche all’ottima posizione geografica, centro di fiorenti scambi commerciali e culturali dell’intero Mediterraneo.
Quinziano è il proconsole della città, che, come in ogni parte dell’Impero Romano, rappresenta il potere dell’imperatore e ne fa rispettare le leggi. Il proconsole, uomo brusco e superbo, vive nel fastoso palazzo Pretorio con la numerosa corte, i familiari e gli schiavi.

In questo clima Agata crebbe in età, bellezza e fede, divenendo una giovane fanciulla e arrivando a chiedere, verso i 15 anni, al vescovo della città la possibilità di essere consacrata.

In seguito a questa richiesta è lo stesso vescovo, durante la cerimonia della “velatio”, ad imporle il “flammeum”: il velo rosso delle vergini consacrate.

In tale periodo la ragazza viene notata, però, dal proconsole Quinziano, che se ne invaghisce e, applicando l’editto di Decio, la accusa di vilipendio della religione di Stato ordinando quindi che venisse arrestata e portata al Palazzo Pretorio.

La ragazza tenta la fuga, le fonti qui si perdono nelle differenti tradizioni popolari che la collocano, nel tentativo di sottrarsi all’arresto, in differenti luoghi. Ciò che è certo è che ben presto la giovane viene catturata e condotta al cospetto del proconsole.

Giambattista Tiepolo, Il Martirio di Sant’Agata – 1755 circa – Berlino Staatliche Museen

Con fermezza e determinazione Agata respinge i numerosi tentativi di seduzione di Quinziano. L’uomo tuttavia non si arrende e affida la giovane alle cure di Afrodisia, una cortigiana di facili costumi, che, nel progetto del proconsole, avrebbe dovuto rendere Agata maggiormente disponibile.

Per un mese, Agata è sottoposta ad ogni tentazione immorale, ma la giovane, rispettando il proprio voto, resiste e protegge strenuamente la sua verginità, che aveva consacrato a Dio. La tradizione vuole una Afrodisia sconfitta e delusa, che riconsegna la giovane a Quinziano comunicandogli la disfatta.
In quel momento, il proconsole furioso decide di avviare un processo contro la fanciulla che, come era uso fra le donne consacrate, si presenta vestita come una schiava.

Proprio a questo episodio viene ricondotto il più famoso scambio di battute fra i due (riportato negli Acta Sanctorum di Bolland): “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”.

Seguono giorni di interrogatori e torture: scottature, lacerazioni con pettini di ferro, stiratura delle membra, ma nulla fa vacillare la ragazza. Il proconsole, ormai furioso, decide di infliggere una tortura ancora più dura ordinando che le siano strappati i seni con enormi tenaglie.

 

Il martirio di Sant’Agata – Sebastiano del Piombo

Sarà proprio questo supplizio a caratterizzare la tradizione iconografica della giovane martire che, infatti, viene rappresentata con delle tenaglie e i due seni appoggiati su un piatto.

 

Una volta tornata in cella, con il corpo deturpato, ma l’anima salda, la giovane si rifugia nella preghiera, quand’ecco che, verso mezzanotte, le appaiono un bambino con una lanterna e S. Pietro apostolo che le risana le ferite del petto.

Nel nuovo interrogatorio al cospetto del proconsole, Quinziano rimane interdetto e stupito di quanto accaduto e dalla miracolosa guarigione, che la donna riferisce essere una grazia di quel Dio tanto odiato dall’uomo.
La rabbia cieca e la sensazione di aver subito un oltraggio insopportabile, portano Quinziano a commutare alla giovane l’ennesima tortura: che essa venga bruciata sui carboni ardenti fino alla morte.

La processione per la festa di Sant’Agata patrona di Catania

Distesa sul letto di fuoco le carni di Agata cominciano a bruciare, ma non lo stesso accade al suo velo, che per questo diviene una delle reliquie più preziose della santa.
La tortura, tuttavia, viene interrotta dalla popolazione catanese spaventata da un forte terremoto che scuote la città. Parte del Palazzo Pretorio crolla seppellendo due consiglieri di Quinziano e il proconsole acconsente a riportare la fanciulla nella sua cella, dove si spegne dopo poche ore.

I miracoli attribuiti alla Santa sono molti: fra i più ricordati quello avvenuto a un anno esatto dalla morte, il 5 febbraio 252, quando una violenta eruzione dell’Etna minaccia Catania: molti cristiani e pagani giungono al sepolcro della santa e, preso il prodigioso velo, lo oppongono alla lava che si arresta.

In seguito a questo episodio s. Agata divenne patrona di Catania e protettrice contro le eruzioni vulcaniche.