Sipario aperto

  •  
  •  
  •  
di Fabrizio Annaro – Enzo Biffi – Daniela Annaro – Daniela Zanuso

Il bene più prezioso? Il Sapere. Il male peggiore? L’ignoranza. Parole più che mai attuali, nonostante siano trascorsi secoli da quando Socrate, le ha pronunciate. Il pensiero di Socrate è un invito alla conoscenza, ad aprire la mente, ad indagare, a porsi domande. 

La cultura è da sempre un valore che ci ha contraddistinto. Un Paese è libero e coeso quando è colto, aperto e possiede, come il nostro, un Dna geniale e creativo. 

Giorni fa, però, il governo ha deciso che la cultura non fa parte dei “beni essenziali” e ha fatto chiudere cinema, teatri, centri culturali e tanto altro.  

Certo, il virus corre, si diffonde, i dati sono preoccupanti. Comprendiamo le scelte del governo a tutela della salute pubblica, ma è inevitabile porsi alcune domande e associarsi a chi lancia l’allarme sui rischi di una maggiore povertà culturale che si aggiunge a quella economica.

La prima domanda è: prima di questa decisione sono stati eseguiti i controlli? Questo è un tema irrisolto per l’Italia: si varano leggi, si scrivono circolari, si alimenta la burocrazia, ma si fanno pochi controlli. Poi c’è la corruzione che, purtroppo, dà il colpo di grazia. Risultato? Provvedimenti a pioggia che colpiscono “buoni e cattivi” tutti messi sullo stesso piano. All’indomani della riapertura dal lockdown della passata primavera, bar, ristoranti, negozi, piscine, palestre, teatri, cinema e chiese avevano recepito le direttive del governo e adottato sistemi di protezione e sicurezza tali da far pensare che una “convivenza”  con il Covid19 fosse possibile.

Abbiamo perso un’occasione: quella di intensificare i controlli e di premiare chi rispetta le regole.

La conseguenza di questo, alla ripresa del virus, è stata la chiusura di tutti i luoghi di cultura, considerati non essenziali per l’esistenza umana. Ma, di solo pane vive l’uomo?

Ci sembra che la decisione di chiudere interroghi sui livelli di materialismo culturale e di disuguaglianza sociale. Nell’immaginario collettivo il Teatro è per ricchi, la massa ha la Tv e lo smartphone. Il Cinema? A sopperire alla mancanza c’è la Tv con i suoi infiniti canali che offrono di tutto e di più. Noi crediamo che la decisione di chiudere sia, paradossalmente, un’ottima occasione per discutere e riflettere sul concetto di cultura per una società moderna e post industriale.

Gli economisti sono chiari: la crescita e lo sviluppo di un Paese, dipendono dal grado di istruzione e dal livello culturale della popolazione.  Ergo la conoscenza ed il sapere sono tra i beni più preziosi per la società. 

Oggi siamo in emergenza. Anziché inseguire le polemiche preferiamo rimboccarci le maniche. Il nostro giornale ha pensato ad un’iniziativa originale ma, soprattutto, coerente con la propria linea editoriale: essere propositivi, diffondere positività.

Abbiamo pensato di dare spazio sul nostro giornale ad alcuni video che raccolgano libere performance di artisti e attori. Il titolo di questa iniziativa è SIPARIO APERTO. Tutto ciò per affermare che il Teatro, l’Arte e la Cultura ci sono e ci saranno sempre. 

All’arte non chiedere ragione. Alla poesia non chiedere tempo ne motivo.

Al teatro non chiedere silenzio o premura come al canto non imporre un volume o un freno alle dita sulla tua chitarra.

Non c’è paura e non c’è dolore che possa chiudere un sipario, rendere muto un cantore di pensieri o cieco un decoratore di nuvole. Non c’è frontiera la cui sbarra inibisca il varco dell’immaginazione.

Sono urgenze naturali come lo è il respiro, sono battiti utili alle vene, sono la ragione del giorno e la compagnia nelle notti, sono il primato dell’uomo sulla terra e valvole che governano illusioni e realtà, estro e istinti.

Può succedere a volte di trovarsi avvolti in un’aria densa e subirne il peso sulle spalle; serve allora muovere le braccia e allungare il passo e, se proprio non sarà volare, sarà un vortice d’aria nuova. Tutta vita.