Skelters: ecco come SIAMO

Prendete nota: domani sera, venerdì 6 febbraio, alle ore 21.30, al circolo arci di Milano – Ohibò, suoneranno gli Skelters, la band pop/rock calabrese che torna sulle scene musicali più carica che mai con un nuovo sound. Saranno protagonisti di una delle celeberrime serate per cui il circolo milanese è conosciuto e protagonista sarà il loro nuovo tour, dal titolo SIAMO.

Ma vediamoli da più vicino.

Gli Skelters, originari di Catanzaro, ma milanesi di adozione, sono nati nel 2007. È così che Giuseppe Russo (voce e chitarra), Domenico Martinis (seconda voce e chitarra solitsta), Luigi Longo (basso), Emanuele Russo(batteria) hanno iniziato a destreggiarsi sui palchi con grinta e passione, tanto da farsi notare dalla londinese Bugbear Promotions che li porterà ad esibirsi al Dublin Castle, tra le strade di Camden Town di Londra.

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Successivamente, nel 2010 pubblicano l’album dal titolo “Lux Mundi“, interamente in inglese prodotto da Wynona Records/This is Core e distribuito da Andromeda Dischi . Nel 2012 esce l’Ep “2012” in cui per la prima volta si alternano brani in inglese e italiano prodotti dopo l’anno di lavoro del cantante Giuseppe Russo al Cet di Mogol. Numerosi sono stati i live dal 2007 ad oggi: dallo Spring UK Tour, mini tour nelle più importanti città inglesi, all’apertura del concerto dei Subsonica nel 2011 passando per le date in tutta Italia per un totale di più di 100 concerti all’attivo.

Lo scorso 6 novembre è uscito il videoclip del loro ultimo singolo “SIAMO” e dal 20 di novembre girano l’Italia suonando le note delle loro canzoni.

Manu, batterista della band, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

DM: Una domanda proprio dovuta: perché Skelters?

M: Il nome Skelters lo abbiamo preso dal nome della canzone dei Beatles Helter Skelter.

DM: Se dovessi descrivere la band con tre aggettivi?

M: Positiva, energica e caparbia.

DM: Date le origini della band, preferite scrivere in inglese o in italiano? Quale lingua sembra dare maggior sonorità alla vostra musica?

M: Semplicemente preferiamo scrivere. Abbiamo iniziato a scrivere testi in inglese, ma ovviamente abitando in Italia, ci è venuto naturale scrivere nella nostra lingua madre. Ci sta piacendo tantissimo cantare in italiano, però l’arte è imprevedibile: chissà, magari fra dieci anni canteremo in giapponese!

DM: Secondo te oggigiorno le parole contenute in un pezzo hanno ancora una valenza o è da privilegiare il sound?

M: Attualmente, il sound è molto importante, però non deve andare a discapito del testo. Anzi, l’italiano è una lingua che canta da sé, quindi si può trovare il giusto compromesso fra sound e parole.

DM: Il titolo SIAMO del vostro ultimo singolo, omonimo del tour da dove è nato? Come sta andando il tour?

M: “Siamo” nasce dall’esigenza quotidiana di evasione in questo caos che viviamo: molte volte indossiamo molte maschere e dimentichiamo in un armadio la nostra essenza divina. Siamo ci ricorda tutto questo. Quindi Siamo è proprio prendere consapevolezza della propria autenticità. Il tour, sta andando molto bene: da fine novembre suoniamo in diverse città e le persone stanno rispondendo entusiaste. Infatti, il singolo in tre mesi ha quasi 18.000 views su youtube, ne hanno parlato testate nazionali e sta avendo passaggi radio in importanti. Meglio di così!

DM: Quali sono le vostre prospettive per il futuro?

M: Suonare, suonare, suonare.

DM: Il nostro giornale nasce con l’intento di dare un messaggio positivo: quale messaggio antisfiducia ti sentiresti di dare?

M: Di non mollare mai e di credere nella forza dei propri sogni!

Chiara De Carli

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