Isabella Ferrari e Iaia Forte sorelle disperate nel buio

di Francesca Radaelli

Due attrici strepitose nei panni di due figure fondamentalmente tragiche, pur nella loro condizione tragicomica. Isabella Ferrari e Iaia Forte sono le due protagoniste di Sisters- Come stelle nel buio, in scena questo weekend al Teatro Manzoni di Monza. Il testo, di Igor Esposito, ispirato al film Che fine ha fatto Baby Jane e diretto da Valerio Binasco, ha debuttato poche settimane fa a Caserta e sarà in scena al Manzoni sino a domenica.

Per tutta la durata dello spettacolo la scena è dominata da Chiara (Ferrari) e Regina (Forte): due sorelle non più giovani che vivono insieme nella grande villa di famiglia. Due donne colpite e unite da un destino che le ha fatte precipitare nel buio e nella solitudine, dopo essere state sotto i riflettori del cinema e della televisione. Una, Chiara, è ridotta su una sedia a rotelle in seguito a un grave incidente che ha troncato la sua promettente carriera di attrice cinematografica, costringendola a vivere reclusa in casa. L’altra, Regina, è a sua volta prigioniera dell’alcolismo, della follia e di una gelosia morbosa nei confronti della sorella della cui cura sembra aver fatto la sua unica ragione di vita. Entrambe sono prigioniere del passato, che rivive, a sprazzi, nelle immagini sfocate in bianco e nero proiettate di tanto in tanto dietro al palcoscenico, nelle musiche e nelle canzoni che le riconducono indietro, lontano dalla miseria in cui sono precipitate, ma anche nel rancore dell’una verso l’altra nel rinfacciarsi reciprocamente successi e fallimenti. Ed è il ricordo del padre a giganteggiare sulla scena, ad aprire e chiudere lo spettacolo: il ricordo di quel trio (artistico, ma non solo) che erano state insieme a lui.

Le due attrici sono bravissime nella caratterizzazione del loro personaggio. L’una Regina-Iaia esuberante e scarmigliata, da vera ubriaca perenne, con una fisicità che travolge ogni cosa sulla scena, con effetti spesso comici che conferiscono al suo personaggio una dimensione disperatamente tragica. L’altra, Chiara-Isabella, al contrario, debole e limitata nei movimenti, con un corpo che sembra scomparire negli abiti di ammalata, sprofondare nel letto e nella sedia a rotelle, mentre di lei rimane stentorea sono la voce, resa nasale e confusa dalle medicine, con la quale legge le lettere degli ammiratori della lei stessa di un tempo. Solo quando sono unite, quando si abbracciano o danzano insieme sul palco, le due sorelle sembrano riconquistare la grazia e la bellezza di un tempo, ora irrimediabilmente perdute.

Malgrado qualche sorriso strappato dai dialoghi intrisi di humor nero, per la gran parte dello spettacolo l’atmosfera rimane tetra e senza speranza, per le due sorelle prigioniere nel passato non sembra esserci un futuro al di fuori della casa del padre in rovina. Come stelle nel buio, tornano a brillare solo nel ricordo di un passato che non c’è più.

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