Sorry boys, ispirato da una storia vera

Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti a Gloucester (Massachusetts), venerdì 6 marzo ore 21 al Teatro Manzoni di Monza andrà in scena Sorry Boys  di e con Marta Cuscunà.

Nel nero della scena, due schiere di teste mozze oscillano, sospese come trofei di caccia.

Da una parte gli adulti: i genitori, il preside, l’infermiera della scuola. Dall’altra i giovani maschi, i padri adolescenti. Sono persone inchiodate con le spalle al muro da una vicenda che li ha colti impreparati e li ha scossi nel profondo.

La storia è radicata in una vicenda di cronaca reale:nel 2008, nella scuola superiore di Gloucester,in Massachusetts, 18 ragazze risultano incinte contemporaneamente. Un numero decisamente fuori scala che genera scandalo e incredulità. Inizia a serpeggiare un pettegolezzo: alcune di loro avrebbero scelto volontariamente la gravidanza, stipulando un patto segreto per crescere i figli insieme in una sorta di comune femminile. Un gesto radicale, che infrange l’individualismoe mette in discussione ruoli, poteri, norme.

Giornalisti da ogni dove accorrono nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto di maternità così sconvolgente: una di loro – lontana dai riflettori – confessa di aver voluto creare un nuovo microcosmo proprio dopo aver assistito a un femminicidio.

Intrecciando sulla scena attivismo e una straordinaria abilità drammaturgica Marta Cuscunà – pluripremiata artista attiva in Italia e all’estero – porta in scena questavicenda attraverso le voci di dodici teste animatroniche,delle vere e proprie macchine teatrali progettate da PaolaVillani.

Una polifonia di voci che fa emergere lo sconcerto, la rabbia,la vergogna, la paura di ogni personaggio che tenta goffamente di comprendere ma resta infine incastrato tragiudizi sospesi e responsabilità negate.

E non è una coincidenza che in questa vicenda il patto femminile si unisca ad una vera epropria marcia maschile, segno di un impegno attivo che denuncia all’unisono l’urgenza di interrogare un modello di mascolinità chenon sostiene, ma schiaccia.

Nel testo dello spettacolo sono presenti alcuni riferimenti sessuali espliciti e la f-word (termine dispregiativo per la parola “gay”)

TW: femminicidio

Info e biglietti su: www.teatromanzonimonza.it

PER APPROFONDIRE:

LA STORIA

È iniziata come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore di Gloucester. C’erano 18 ragazze incinte – un numero 4 volte sopra la media – e non per tutte sembrava essere stato un incidente. La storia, poi, è rimbalza in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Quando il preside della scuola ne parla su un quotidiano nazionale, scoppia una vera e propria tempesta mediatica e la vita privata delle 18 ragazze diventa un scandalo che imbarazza tutta la comunità di Gloucester. Giornalisti da ogni dove, dall’Australia alla Gran Bretagna, dal Brasile al Giappone, invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente. Ma rimangono a mani vuote perché l’intera comunità, turbata dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di mezzo mondo, si chiude nel silenzio più assoluto. The Gloucester 18 è un documentario in cui si dà voce ad alcune di quelle ragazze, lontano dai riflettori dello scandalo. E una di loro confessa di aver voluto creare un piccolo mondo nuovo e una nuova famiglia tutta sua, dopo aver assistito a un terribile femminicidio. Questa scoperta è stata per me come un campanello d’allarme.

LE FONTI

Ho continuato a cercare notizie su Gloucester per capire in che contesto sociale aveva potuto mettere radici l’idea di un patto così sconvolgente. Così ho trovato una altro documentario, Breaking oursilence, in cui il capo della polizia di Gloucester rivela come non passasse letteralmente giorno senza che il suo dipartimento ricevesse una segnalazione di violenza maschile in famiglia. I dati che fornisce sono impressionanti: 380 chiamate per violenza domestica in un anno (più di una al giorno) e 179 arresti. In una cittadina di 30.000 abitanti. Ma quello che è davvero interessante è che il documentario racconta di come questa situazione avesse spinto 500 uomini a organizzare una marcia nelle strade della cittadina per sensibilizzare la comunità al problema. Uomini contro la violenza, così si sono autodefiniti. Nelle interviste, molti di loro dicono di aver sentito il bisogno di mobilitarsi in prima persona, consapevoli del fatto che la violenza maschile è un problema delle donne (che inevitabilmente la subiscono) ma che soltanto gli uomini possono veramente risolverlo, cambiando la cultura maschile dominante che continua a causare queste tragedie. L’idea che sta alla base di “Sorry, boys” è che a Gloucester, la contestualità tra il patto delle 18 ragazze e la marcia degli uomini, non siano stati solo una coincidenza e che tutto ciò abbia a che con il modello di mascolinità che la società impone agli uomini.

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