Sperando nel “Miracolo a Milano”

di Luigi Picheca

La nostra nazionale di calcio torna dalla trasferta svedese senza squilli di tromba, dopo una prova alquanto deludente. Del resto è da un po’ che il processo di sviluppo desertificazione che ha colpito il nostro Paese ha contagiato anche il gioco della nazionale e dei club in generale, viste la qualità non eccelsa delle ultime prestazioni a livello internazionale. Forse abbiamo dimenticato la nostra prerogativa principale: quella che ci ha permesso di conquistare le quattro stelle e che, invece,  sabato sera sembravano sbiadite sulle maglie dei nostri atleti, sperduti e senza schemi logici.

Una volta i nostri calciatori erano più umili e affrontavano le partite con un piglio operaio, rispettando gli avversari e facendosi rispettare.

Oggi sembrano tutti già appagati di aver raggiunto la loro posizione e la loro fama, più o meno assodata, e rendono le armi a chi ha più fame, rispettando il vecchio detto che ci ha resi famosi nel mondo.

Lunedì ci sarà la sentenza, una sentenza senza appello, che forse non ci darà la soddisfazione sperata, ma probabilmente sarà un bene perché un bagno di umiltà in questo ambiente dorato ogni tanto ci vuole!

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