Steve Jobs, bimbo adottato e felice

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da Giannella Channel

La nostra serie dedicata ai momenti chiave dell’infanzia dei Grandi si arricchisce con il visionario fondatore della Apple che partì da un garage della Silicon Valley per conquistare il mondo indicando come bussola ai giovani: “Siate affamati. Siate folli”. E ricordandoci che la soluzione ai nostri problemi non è la tecnologia, sono le persone.

Steve Jobs siamo debitori di molte tecnologie che usiamo ogni giorno, dal primo microcomputer alla modalità touchscreen che usiamo sul nostro iPhone, altra sua visionaria innovazione. Oggi sarebbe interessante sapere cosa farebbe un personaggio come lui in questa situazione di emergenza globale. Sicuramente la trasformerebbe in una straordinaria opportunità. Era maestro nel mutare le situazioni di svantaggio in punti a suo favore. Il suo talento, a guardar bene, veniva da lontano ed era già presente nella sua infanzia e nella sua particolare famiglia allargata.

Antenati siriani

I cittadini di Homs hanno fama di essere un po’ matti. La diceria risale al tempo dell’occupazione romana di duemila anni fa, quando gli abitanti si finsero fuori di testa per disgustare gli invasori. Oggi Homs è una delle città martiri della guerra civile che ha dilaniato la Siria. Qui è nato, nel 1931, in una famiglia musulmana, affollata, benestante e tradizionalista, Abdul Latif Jandali, padre di Steve Jobs, l’uomo che ha creato e sviluppato molte delle tecnologie del terzo millennio. Contro la volontà del suo genitore Jandali voleva studiare legge. A diciotto anni lascia la Siria e si trasferisce a Beirut in Libano, quando questo paese è “un paradiso in Terra” per studiare presso l’Università Americana. Continua gli studi negli Stati Uniti e qui conosce una studentessa della svizzera tedesca, Joanne Carole Schieble, che ha poco meno della sua età. È una coppia di giovani universitari con poche risorse e il loro libero amore non è certo gradito alle famiglie d’origine. Così, quando il 24 febbraio 1955 nasce Steve, lo danno subito in adozione.

La coppia poi si sposa e due anni dopo nasce Mona, che rimarrà con la madre, anche dopo il divorzio da Jandali.
Mona prenderà il cognome del nuovo marito di Carole: Simpson. Col cognome di Simpson, Mona diventerà una famosa scrittrice. I legami familiari tra fratello e sorella sembrano dissolti. Invece Steve e Mona molti anni dopo si cercheranno, mettendo in campo persino degli investigatori privati. Sarà una sorpresa per entrambi trovarsi e scoprire quello che sono diventati.

È una bella storia

Ricorda il lussureggiamento degli ibridi che abbiamo citato nel caso di Leonardo da Vinci. Come per le piante e gli animali anche qui genitori geneticamente lontani danno luogo a figli straordinari. Anche in questo caso l’ambiente esterno influisce sulla materia prima del bambino formandolo in modo inaspettato e, appunto, lussureggiante: la Firenze del Rinascimento nel caso di Leonardo, Silicon Valley e Cupertino nel caso di Steve Jobs. Già, perché i nuovi genitori ai quali Carole affida il piccolo, Paul Reinhold Jobs e Clara Hagopian, da San Francisco dove è nato Steve, si trasferiscono a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California, nel bel mezzo della regione dove sta per esplodere la Rivoluzione Informatica. Carole, affidando il piccolo, si preoccupa che abbia la possibilità di accedere agli studi superiori. Insiste su questo punto quando scopre che il padre adottivo è un ex marinaio che fa il meccanico e la madre è una semplice contabile. Paul e Clara Jobs non solo si impegnano a far studiare Steve, ma gli regaleranno anche una infanzia libera e felice, in una regione dove sta per accadere tutto e di più.

Oggi a Cupertino

Mountain View ha una popolazione di quasi 80.000 abitanti. È sede di Google, Symantec, Mozilla e altre aziende leader dei computer. I primi cinquanta Apple di Steve Jobs sono stati venduti qui. Cupertino, oggi fantascientifica sede di Apple, è a sei minuti d’auto.
Quando la famiglia Jobs si insedia in questa piccola città, gli abitanti sono molto meno numerosi. Ci sono più frutteti che fabbriche e la regione non si chiama ancora Silicon Valley. Il nome sarà coniato solo nel 1971, dal giornalista Don Hoefler, nel reportage di una rivista di settore. Qui Steve cresce respirando informatica. Impara presto a leggere, grazie ai libri illustrati che Clara gli compra, e con Paul fa il possibile per mantenere gli standard di istruzione che avevano promesso a Carole. Il proposito non è cambiato con l’adozione di una seconda bambina, Patty. Affetto e attenzioni non gli mancheranno mai, e si considererà fortunato ad aver avuto Clara e Paul come genitori. In particolare Steve avrà sempre un ottimo rapporto con il padre che definirà “un genio con le mani”. Paul infatti è un ex meccanico della Guardia Costiera e nel suo garage fa piccoli lavori di bricolage, anche di elettronica. Ha piacere quando Steve viene a curiosare e infine gli crea un banco tutto per lui, con attrezzi per la sua misura.

Operaio felice

Steve cresce così senza paura di sporcarsi le mani. Ma pensa subito in grande. A 13 anni, quando gli mancano dei pezzi per costruire “le sue cose”, risolve il problema in modo piuttosto creativo. Il maggior produttore di computer della regione è la Hewlett-Packard, fornitore della marina, dell’esercito e tra i primi produttori mondiali di computer. Prende il telefono e chiede di parlare con il signor Bill Hewlett, amministratore delegato della società. Gli viene passato dalla segretaria senza tanti problemi. La scusa è che non abita lontano da casa sua. Il signor Hewlett lo ascolta con pazienza e gli propone un lavoretto estivo a una catena di montaggio, che accetta volentieri. Steve ne avrà un ricordo divertito e felice.

Scuola di elettronica

Steve non ha problemi. Anzi. Quando finisce le elementari viene iscritto non alla prima, ma alla seconda media.
Non soddisfatto chiede ai genitori di poter frequentare una scuola che ritiene più adatta. Clara e Paul, anche se per loro è un sacrificio, lo accontentano e lo iscrivono alla Homestead School di Cupertino, dove si diploma a diciassette anni. Oggi l’istituto ricorda di essere stato

Un paradiso per gli studenti che erano interessati all’elettronica e ai computer negli Anni sessanta e settanta.

In effetti più che per le normali lezioni questa scuola era interessante per gli studenti che la popolavano, tutti figli di ingegneri, informatici e ricercatori che lavoravano nel mondo dei computer. Qui Steve incontra quello che sarà il suo primo socio: Steve Wozniak, soprannominato Wizard of Woz. Ha cinque anni più di lui. Ama la fantascienza, è figlio di un ingegnere della Lockheed e ha il pallino dell’elettronica. È il primo nerd della storia. A tredici anni è stato nominato presidente del locale club di elettronica e ha vinto un premio per aver costruito da solo un computer a transistor. Come molti ragazzini geniali non ha assolutamente idea di come usare le sue capacità per far soldi. Ci pensa Steve. Insieme realizzano un dispositivo elettronico per telefonare gratis. È assolutamente illegale ma lo vendono a scuola con un certo successo. È l’inizio di un’amicizia e di una grande avventura che cambierà anche la nostra vita.

Il college abbandonato

Steve dopo il liceo dovrebbe andarci. Clara e Paul vogliono rispettare l’impegno che avevano preso quando lo avevano adottato. Così Steve si iscrive al Reed College di Portland. Gli piacciono l’ambiente hippy, i corsi danza e le ragazze, tutto il resto non gli interessa. Dopo un semestre lo abbandona. Non vuol far spendere inutilmente denaro ai suoi genitori. Anzi vuole mantenersi da solo. Lavora per Atari come programmatore di videogames e lavora per raccogliere il denaro necessario fare un grande viaggio in India. Frequenta il tempio Hari Krishna di Portland e alcuni suoi amici ci sono già stati. Molti ragazzi della sua generazione lo stanno facendo, partono dall’Europa e dagli Stati Uniti alla ricerca di un modo diverso di vedere le cose, di sé stessi, dell’illuminazione. In India Steve fa uso di droghe e di allucinogeni, ma non ne diventerà mai dipendente. L’esperienza comunque non è vissuta a turista, ma da monaco questuante ed è più forte di qualsiasi psicofarmaco. Tornerà dopo alcuni mesi, cambiato sotto molti aspetti, nel fisico e nell’anima. C’è addirittura chi lo vede “illuminato”. Dopo due anni a una riunione dell’Homebrew Computer Club di Palo Alto, ritrova il vecchio amico Wozniak. Con lui il 1° aprile 1976 fonda la Apple.

 

Il college abbandonato

Steve dopo il liceo dovrebbe andarci. Clara e Paul vogliono rispettare l’impegno che avevano preso quando lo avevano adottato. Così Steve si iscrive al Reed College di Portland. Gli piacciono l’ambiente hippy, i corsi danza e le ragazze, tutto il resto non gli interessa. Dopo un semestre lo abbandona. Non vuol far spendere inutilmente denaro ai suoi genitori. Anzi vuole mantenersi da solo. Lavora per Atari come programmatore di videogames e lavora per raccogliere il denaro necessario fare un grande viaggio in India. Frequenta il tempio Hari Krishna di Portland e alcuni suoi amici ci sono già stati. Molti ragazzi della sua generazione lo stanno facendo, partono dall’Europa e dagli Stati Uniti alla ricerca di un modo diverso di vedere le cose, di sé stessi, dell’illuminazione. In India Steve fa uso di droghe e di allucinogeni, ma non ne diventerà mai dipendente. L’esperienza comunque non è vissuta a turista, ma da monaco questuante ed è più forte di qualsiasi psicofarmaco. Tornerà dopo alcuni mesi, cambiato sotto molti aspetti, nel fisico e nell’anima. C’è addirittura chi lo vede “illuminato”. Dopo due anni a una riunione dell’Homebrew Computer Club di Palo Alto, ritrova il vecchio amico Wozniak. Con lui il 1° aprile 1976 fonda la Apple.

Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen e Wozniak la sua calcolatrice scientifica. Come sede e magazzino usano il garage del padre di Steve. La grande avventura comincia così, con una manciata di spiccioli. Quando Steve morirà, il 5 ottobre 2011, per un incurabile tumore al pancreas, le sue azioni Apple e Pixar avranno un valore di otto miliardi di dollari.