Storie parallele

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di Francesca Radaelli

Da una parte il centro di accoglienza straordinaria di Camparada. Dall’altra la scuola media Don Milani di Lesmo. Siamo nel cuore della Brianza e a separare i due luoghi non ci sono nemmeno tre chilometri di strada. Cammini diversissimi ma in un certo senso paralleli, quelli dei giovani richiedenti asilo ospiti a Camparada e degli studenti di Lesmo. Cammini che forse non avrebbero avuto la possibilità di incontrarsi senza persone come la professoressa Franca Pellizzari, ideatrice del progetto Storie Parallele, presentato lo scorso lunedì 22 maggio proprio alla scuola media Don Milani.

Dopo una vita passata in cattedra e tra i banchi, raggiunta la pensione ma convinta che ‘insegnanti si è per la vita’, Franca Pellizzari ha continuato a svolgere l’attività di docente, collaborando con i corsi di italiano predisposti per gli ospiti del centro di accoglienza straordinaria di Camparada, gestito dalla rete RTI Bonvena e coordinato da Sergio Resnati. Il centro ospita giovani migranti provenienti perlopiù dai paesi africani, che in qualche caso sono solo di passaggio, ma che attraverso questo passaggio portano con sé un bagaglio di storie, sogni e speranze in fondo non così diverse da quelle dei loro coetanei nati in Brianza.

Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al progetto, con Franca Pellizzari (la quarta persona da destra)

E l’idea di Franca ha preso le mosse proprio da qui: “Camparada è un paese molto piccolo in cui all’improvviso (a partire dal febbraio 2016, ndr) sono arrivati tanti profughi. La diffidenza iniziale delle persone nei loro confronti era comprensibile”. Molti dei migranti sono giovanissimi e da qui nasce l’idea alla base del progetto: partire proprio dai più giovani per provare a sconfiggere i pregiudizi.

Conoscersi è l’unico modo per superare la diffidenza verso chi è diverso”, ripete Franca.

E così la professoressa decide di raccogliere le storie che le raccontano alcuni giovani africani, le traduce e, grazie alla collaborazione dei docenti dell’istituto Don Milani, le fa leggere ai ragazzi di Lesmo. Qualcuno di loro decide allora di scrivere anche la propria, di storia, partendo magari proprio dagli stessi oggetti – il pallone, la bicicletta – o dagli stessi sentimenti – la difficoltà di diventare grandi, la bellezza del sorriso – raccontati da chi al primo sguardo sembrava tanto diverso.

Alcuni degli autori delle storie contenute nel libro

Ne è nato un libro che non poteva che intitolarsi “Storie Parallele”: una raccolta di racconti i cui autori si chiamano Aboubacar e Luca, Mamadou e Giulia, Idrissa e Pietro, Issa e Noemi, Fode e Simone, Alassan e Amanda, Harouna e Riccardo, Mohammed e Valentina.

“All’inizio ne sentivamo dire tante, a volte ci hanno fatto pena, non li conoscevamo”, raccontano, dei migranti, i ragazzi della scuola nel filmato proiettato durante la presentazione di lunedì, di fronte a un pubblico composto da insegnanti, studenti, genitori e un bel gruppo di ospiti del centro di Camparada. “Ora abbiamo scoperto di avere tante cose in comune. Ora non sono più estranei ma conosciuti”.

Al libro ‘Storie Parallele’ si è affiancato anche il progetto multimediale realizzato insieme all’associazione Il razzismo è una brutta storia, con il supporto del Consolato Generale USA e in collaborazione con l’agenzia Tita. Il video realizzato dai ragazzi della scuola e dai richiedenti asilo di Camparada lancia un invito preciso di fronte a chi ci appare diverso: “Ascolta quello che dice, non quello che si dice”.

Ad animare il pomeriggio anche i canti di un coro inedito formato dai ragazzi del Coro di voci bianche di Lesmo e dai ‘musicisti’ del centro di Camparada, ossia i partecipanti al laboratorio tenuto dal pianista Luigi Nicolardi, che hanno riempito di ritmo e allegria la sala dell’istituto scolastico. Perché anche la musica è un modo per avvicinarsi gli uni agli altri e condividere emozioni.

Insomma è stato un bel pomeriggio di festa, di sorrisi e di condivisione, che si è concluso con un aperitivo tutti insieme. E che ha dimostrato come, a volte, certe ‘storie parallele’ possano anche incontrarsi.

 

 

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