Straniero io? Stranieri tutti…

di Francesca Radaelli

“Dovremmo imparare, tutti quanti, ad avere bisogno degli altri. Forse è questa la più grande sfida che si pone oggi di fronte a noi”. L’eco delle parole di Don Augusto Panzeri, responsabile Caritas e cappellano del carcere di Monza, non si è ancora spenta quando ha inizio la proiezione del film Straniero io?, girato nella stessa città di Monza e prodotto dall’associazione Liberi Svincoli.

È una piacevole sera di giugno nel cortile del centro di accoglienza straordinaria di via XX settembre, a pochi passi dal centro storico cittadino. Qui vivono attualmente una sessantina di persone che hanno fatto richiesta di asilo e sono state inserite nei progetti di accoglienza gestiti dalla rete di cooperative RTI Bonvena. Lo scorso venerdì 9 giugno nell’ambito del progetto ‘Centri aperti’ è stata organizzata all’interno della struttura una serata di incontro tra ospiti del centro, operatori e volontari, aperta da un abbondante aperitivo a cura della cucina del centro di accoglienza di Camparada.

I ragazzi ospitati dalla struttura di via XX settembre – tutti uomini provenienti per lo più dal continente africano e di età compresa tra i 20 e i 35 anni circa – alloggiano qui per un periodo di circa sette-otto mesi, nel corso dei quali vengono coinvolti in corsi di italiano e percorsi di avviamento al lavoro, finanziati attraverso il fondo Hope di RTI Bonvena.

“L’idea”, spiega Matteo Castellani del Consorzio Comunità Brianza, “è andare oltre l’erogazione di vitto e alloggio richiesta dal ministero. Con il fondo Hope offriamo ulteriori opportunità di crescita professionale e integrazione alle persone accolte. Ma abbiamo anche voluto metterci in gioco in prima persona, domandarci cosa possiamo fare noi per questi ragazzi, conoscerli, incontrarli”.

Nasce da qui il progetto Zaccaria 2, un vero e proprio sistema nato dalla collaborazione di Consorzio Comunità Brianza e Caritas che, nel solco dell’appello di Papa Francesco ad ‘aprire le porte’, è stato in grado di coinvolgere le parrocchie della Brianza, diverse comunità e numerosi volontari sul territorio in attività di dialogo, ascolto, insegnamento della lingua, orientamento. Le loro testimonianze, raccolte all’interno di un opuscolo realizzato da Caritas e Consorzio, raccontano di incontri che arricchiscono e di cui forse le nostre vite hanno sempre più bisogno.

“Ho l’impressione che il benessere che ci siamo conquistati ci abbia reso spesso esseri isolati, ci abbia fatto chiudere in noi stessi”, ha sottolineato don Augusto durante la serata. “Forse oggi è arrivato il momento di trasformare le nostre vite, di aprirci all’incontro con l’altro, alle relazioni con chi ci sta intorno”.

Dopotutto se straniero vuol dire diverso, lo siamo un po’ tutti. Proprio con questa provocazione si apre Straniero io? , il documentario girato a Monza la cui proiezione ha concluso la serata al centro di accoglienza. Nel film si riconoscono i luoghi della città, alcuni più familiari, dall’arengario al parco, altri di cui magari si scopre l’esistenza proprio guardando la pellicola. A popolarli persone che sono monzesi a tutti gli effetti, anche se i tratti somatici spesso li fanno apparire diversi.

Un documentario composto dal mosaico dei volti e delle voci del ragazzo indiano cui tutti dicono che ‘parla bene l’italiano’ (e che in effetti vive a Monza da quando aveva pochi mesi), ma anche delle ragazze arabe che discutono su cosa significhi indossare il velo, dell’insegnante della scuola di cinese e di tanti altri che sul territorio di Monza ci vivono, studiano e lavorano. Magari non abbiamo mai incrociato i loro sguardi per strada. E magari dopo aver sentito le loro storie saremo noi a cercare di ritrovare i loro sguardi e i loro volti in quelli delle persone ‘straniere’ che incontriamo per le strade Monza.

“Abbiamo voluto realizzare un film che dimostra che accogliere chi arriva sul nostro territorio è possibile, che anche chi sembra straniero può diventare parte delle nostre città”, hanno spiegato la regista Cristina Maurelli e la produttrice Giorgia Mosca. “Il nostro è un film di relazioni. Per questo ci piacerebbe riuscire a organizzare altre serate simili a quella di oggi, con proiezioni dentro le parrocchie, o i cortili, o in altri ambienti all’aperto. Per contribuire, anche con il nostro documentario, a tessere una rete di dialogo e relazioni”.

‘Stranieri’ o no, in fondo, tutti siamo diversi gli uni dagli altri. Forse, però, tutti quanti abbiamo anche bisogno di incontrarci, gli uni con gli altri. Perchè accogliere vuol dire anche mettersi in gioco, entrare in relazione, aprire le porte. Qualcuno sta provando a farlo, anche in Brianza.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code