Sul mio divano blu

vs-sul-mio-divano-blu“Accade a volte che il destino abbia progetti diversi da quelli che avremmo tracciato per noi…allora tutte le nostre certezze, i nostri sogni vengono stravolti…e a noi non resta che provare a ricomporre i frammenti nella speranza che quello che ne viene fuori somigli a ciò che avremmo voluto”.

E il destino, infatti, aveva in progetto per Laura il lungo e doloroso percorso legato ad una malattia degenerativa feroce, la SLA. Alla fine del 1999, mentre è in attesa del terzo figlio, Laura inizia ad avvertirne i primi segnali, che presto si tradurranno in una diagnosi, nonostante questo, sceglie di portare a termine la gravidanza, dando alla luce una bambina. Ma la sua vita ha oramai imboccato una strada in salita, la malattia progredisce in modo inesorabile fino a toglierle ogni possibilità di indipendenza e a costringerla a trascorrere le sue giornate su quel divano blu che è lì, in casa, da tanti anni.

Tuttavia Laura non rinuncia a svolgere il ruolo di moglie e di madre e, con l’aiuto della sua famiglia, sperimenta nuovi modi per comunicare che le consentono di essere comunque parte attiva nella vita dei suoi cari.

Laura Tangorra, nata a Milano nel 1963, ha esercitato per diversi anni l’attività di ricercatrice biologica, per poi darsi all’insegnamento. Dopo l’insorgere della malattia si è dedicata alla scrittura, pubblicando diversi libri con la casa editrice Mondadori. In questo libro raccoglie la sua storia personale e i suoi pensieri, raccontando al lettore la propria vita dall’infanzia fino al presente e, nonostante la serietà dell’argomento, riesce a farlo con quel tocco leggero e quella ironia sottile che la SLA non è riuscita a portarle via.

Ne scaturisce il ritratto di una donna che ama la vita e la famiglia profondamente, che continua a coltivare i propri interessi, che si pone tante domande su se stessa e sugli altri.

Fra le varie riflessioni, Laura parla del suo scontro con la diversità: “Il diverso ci fa paura perché non lo conosciamo…Anch’io sono considerata diversa. Lo sono da quando la malattia mi ha sbarrato la strada, costringendomi a imboccarne una che non conoscevo”, scrive, parlando della strada che porta alla disabilità.

Ma cos’è, poi, la diversità? È sicuramente un concetto astratto, una percezione soggettiva sulla quale si potrebbe discutere a lungo, e non è questo il luogo per farlo. Ma non posso fare a meno di osservare che, in questa sua breve biografia, Laura non appare diversa da tante altre donne: preoccupata per il benessere e la felicità dei figli, appagata dalla presenza di un marito premuroso, felice ed emozionata nel suo nuovo ruolo di nonna.

 

Valeria Savio

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