T.S. Eliot: tra Dante e il modernismo

di Francesca Radaelli

t-s-_eliot“Classicista in arte, monarchico in politica e anglo-cattolico in religione”: così si definiva Thomas Stearns Eliot, il grande poeta  nato a Saint Louis, nel Missouri americano, il 26 settembre 1888, ma i cui grandi capolavori, a partire dalla Terra desolata, videro la luce in Europa. Dopo aver iniziato gli studi alla Harvard University, infatti, affascinato dalla lettura di Dante e dei poeti simbolisti francesi, Eliot completa gli studi a Parigi e a Londra, dove stringe amicizia con il filosofo Bertrand Russell, Virginia Woolf e soprattutto con il poeta Ezra Pound.

È proprio quest’ultimo, anch’egli  di origini americane ma grande esponente del modernismo europeo, a rivestire un ruolo determinante nella revisione del più celebre poema di Eliot: The waste land, La terra desolata. Il poeta lo aveva scritto nel corso dell’anno 1921 e terminato nel sanatorio di Chardonne sul lago Lemano, nei pressi di Losanna in Svizzera, dove si trovava per curare un esaurimento dovuto alle tensioni con la moglie, Vivienne Haigh Wood, un’ex ballerina che soffriva di disturbi nervosi, più volte rinchiusa in cliniche psichiatriche.

La terra desolata che Eliot fa leggere a Ezra Pound consta di circa mille versi. Dopo la revisione di quest’ultimo ne restano 433: il testo assume quella frammentarietà, incisività e densità di significati e rimandi, a volte quasi indecifrabili, che ne costituiscono il principale tratto caratteristico. Nel poema affiorano i miti celtici legati alla fertilità  e quelli bretoni della ricerca del Santo Graal, ma anche alcune suggestioni magiche tratte da Il ramo d’oro di James Frazer, tanti riferimenti a eventi storici dl passato (la battaglia di Milazzo) affiancati a quelli alla Londra contemporanea, e parole che riecheggiano poeti moderni e antichi. Su tutti il già menzionato Dante, presente sin nella dedica dell’opera ad Ezra Pound, che Eliot definisce ‘miglior fabbro’, proprio come il poeta fiorentino, nel Purgatorio, aveva apostrofato, per bocca di Guido Guinizzelli, il trovatore provenzale Arnaut Daniel.

“Un poeta mediocre imita, uno grande ruba”, diceva Eliot e sono molti i ‘furti’ di parole da autori del passato che si possono ritrovare nella Terra desolata: proprio in questo sta la grande complessità e insieme la grande sfida di quest’opera, capolavoro del modernismo letterario dei primi del Novecento, ma che si colloca nel solco di quel classicismo artistico predicato da Eliot. Nel 1923 il poeta, dopo la lettura di alcuni scritti anglicani del Seicento, aderisce pubblicamente alla Chiesa d’Inghilterra e ottiene la cittadinanza britannica.

Tra le sue ultime opere di rilievo spiccano il dramma L’assassinio nella cattedrale (sull’uccisione di Thomas Beckett) del 1935 e i Four Quartets , Quattro Quartetti del 1943, considerati l’altro grande capolavoro poetico di Eliot. Da ricordare anche la raccolta poetica The Old Possum’s Book,  da cui è stato tratto il celeberrimo musical Cats. Nel 1948 vince il premio Nobel per la letteratura. Qualche anno prima aveva scritto: “La pratica della poesia non dà necessariamente la saggezza, ma dovrebbe perlomeno conferire alla mente un’abitudine di valore universale: l’abitudine ad analizzare il significato delle parole, proprie e altrui”.

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