Tanti auguri al maestro Franco Battiato

di Mattia Gelosa

Il musicista catanese spegne oggi 72 candeline, proprio nei giorni in cui si stanno diffondendo le notizie circa le date del suo nuovo tour estivo, ancora una volta accompagnato da un’orchestra sinfonica.

Franco Battiato è passato alla storia della musica per hit come “Centro di gravità permanente”, “Voglio vederti danzare”, “Povera patria” o la meravigliosa “La cura”, ma la sua carriera è costellata di cambi di rotta e di espressioni artistiche davvero multiformi e spesso poco conosciute.

Ha iniziato con la musica romantica e leggera negli anni ’60, poi,  rapito dalla tecnologia di nuovi strumenti come il VCS3, ha sposato la musica d’avanguardia. Negli anni ’70 diventa un pioniere dello sperimentalismo e del progressive, e raggiunge una fama internazionale grazie a dischi come “Fetus” e “Pollution”, entrambi del 1972. In entrambi, mescola citazioni di musica classica e campionamenti a melodie oscure, drammatiche e suggestive.

Nel 1978, con il brano per pianoforte “L’Egitto prima delle sabbie”, il siciliano vince il premio internazionale di musica sperimentale Stockhausen. Da qui, pare iniziare una carriera tutta edita allo sperimentalismo estremo, ma la sterzata è in arrivo.

Dopo alcuni anni di studio di violino col maestro Giusto Pio, i due decidono di cimentarsi con un ritorno al pop: nasce così “L’era del cinghiale bianco” (1979), che devia verso un progressive con brani orientaleggianti, come la track che dà nome al disco. Nella formazione del cd svettano i nomi di Radius alla chitarra e di Tullio de Piscopo alla batteria.

La svolta pop diventa un successo clamoroso nel 1981, con “La voce del padrone”: brani come la sopracitata “Centro di gravità permanente” e “Cuccuruccucu” lanciano il cd che, per la prima volta, riesce a vendere oltre 1 milione di copie. Battiato, con i suoi testi-collage astrusi e ricchi di citazioni dotte, diventa un fenomeno sulla bocca di tutti.

Il sound della musica italiana cambia e sempre nel 1981 Battiato scrive anche “Per Elisa” per la cantante Alice che, con quel pezzo vincerà il 31° Festival di Sanremo. Iniziano molte collaborazioni e lavori con Alice, Giuni Russo, Milva e molti altri.

Nel 1988 “Fisiognomica” è l’ennesimo cambio di genere: accompagnato dall’orchestra, Battiato canta canzoni densamente spirituali, dando  inizio a un periodo di musica in stile mistico. Apice di questo percorso saranno un concerto tenuto per Papa Wojtyla nel 1989 e uno a Baghdad nel 1992 contro l’embargo di medicinali che stava subendo la città.

Nel 1995 inizia la collaborazione con il filosofo e paroliere Manlio Sgalambro, con cui firma prima “L’ombrello e la macchina da cucire” e poi nel 1996 “L’imboscata”, che contiene anche “La cura”. Battiato ora sterza verso il rock, sempre venato di elettronica e violini classici, come è soprattutto in “Gommalacca” e fino al 2004 con “X stratagemmi”.

Gli ultimi lavori di inediti sono “Apriti sesamo” del 2012, dedicato al tema della morte e alle discipline orientali, poi il disco del 2014 “Joe’s Patty experimental group”, che contiene brani strumentali di musica mistica elettronica. Nella raccolta “Le nostre anime” (2015) sono inclusi però gli inediti “Le nostre anime” e “Lo spirito degli abissi”.

Da qualche anno, specie dopo la rottura del femore a seguito di un incidente sul palco, il cantante ha limitato le sue attività a brevi tour, sebbene si vociferi da tempo che sia in arrivo un nuovo disco.

Oltre che musicista della canzone, Battiato ha composto anche alcune opere liriche, diretto film e documentari, avviato una carriera parallela di pittore con lo pseudonimo Suphan Barzani.

Insomma, a lui non piacerà come appellativo, ma il soprannome di “maestro” ancora oggi sembra davvero meritatissimo!

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