Tazio, il “Mantovano volante”

TazioNuvolari

di Giacomo Laviosa

Nato a Castel d’Ario (Mantova) il 16 novembre 1892, Tazio Giorgio ‘Nivola” Nuvolari è passato alla storia dello sport come uno dei più grandi piloti di ogni tempo. La sua carriera non fu facile da subito. Nei primi anni di corse Nuvolari dovette superare molte difficoltà prima di arrivare al successo.

Esordì in corsa non giovanissimo, nel 1920, alternando la moto all’auto e arrivando a eccellere con l’una e con l’altra. Su due ruote ottenne 69 vittorie (36 assolute, 33 di classe di cilindrata), 1 titolo di Campione d’Europa (1924), 2 titoli di Campione d’Italia (1924 e 1926), 3 primati internazionali di velocità.Il suo albo d’oro automobilistico comprende 92 primi posti (55 assoluti, 37 di classe), un’affermazione nel Campionato d’Europa del 1932, 3 titoli di Campione italiano assoluto (1932, 1935, 1936), 2 primati internazionali di velocità. In totale, nelle corse in circuito, fece registrare non meno di 101 volte il giro più veloce (42 in moto, 59 in auto). Scampò a una serie di incidenti agghiaccianti e morì a Mantova, nel suo letto, per una crisi cardiaca, ancora popolarissimo, l’11 agosto 1953.

Nuvolari sterzata

Nuvolari prende la curva con la sua proverbiale sbandata controllata

Le sfortune personali (in pochi anni perse per gravi malattie entrambi i figli diciottenni, Giorgio e Alberto) lo avvicinarono ancor di più alla passione del pubblico. La sua determinazione lo portò a concludere gare epiche anche quando l’auto perdeva pezzi, o era in fiamme, causando diversi incidenti.

A Nuvolari, Enzo Ferrari attribuisce l’invenzione della tecnica della sbandata controllata: egli affrontava le curve con un secco colpo di sterzo, facendo slittare le ruote posteriori verso l’esterno, quindi controsterzava e schiacciava l’acceleratore a tavoletta. In questo modo usciva di curva con la macchina già rivolta verso il rettilineo e in piena accelerazione, a velocità maggiore di chiunque altro. Tecnica ancora oggi usata nei rally.

Mantova, la sua città, gli ha dedicato un museo e una via

 

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