Teatro alla Scala, ovvero la magnifica fabbrica

di Daniela Annaro –  Foto di Andrea Martiradonna

Una fabbrica, cioè  un  luogo dove, incessantemente, si fa, si costruisce, luogo operoso in continua trasformazione di materiali e cose, un po’ come il Teatro alla  Scala.
Il paragone è dei curatori della mostra “La magnifica fabbrica” cioè Fulvio Irace e Pierluigi Panza, fino al 3 aprile 2019. Quest’anno  il teatro compirà 241 anni, venne inaugurato  il 3 agosto 1778 con l’opera L’Europa riconosciuta di Antonio Salieri. Giuseppe Piermarini firmò il progetto e, per due anni, ne seguì i lavori rispettando il preventivo di 494.400 lire!


Una costruzione neoclassica che prese il nome di Regio Ducale Teatro alla Scala, poiché era stato edificato sull’area dove sorgeva la Chiesa di Santa Maria alla Scala, abbattuta proprio per far posto al nuovo edificio. A partire da quella data, il teatro ha subito notevoli modificazioni: già quaranta anni dopo, nel 1821 l’architetto e scenografo Alessandro Sanquirico sulla sala del Piermarini, nel 1831 l’architetto Giuseppe Tazzini costruì l’ala portica su via Filodrammatici.


Nuovi interventi avvennero un secolo dopo a firma dell’ingegnere Luigi Lorenzo Secchi che mise mano agli interni che assunsero un’ambientazione stile Nuovo Impero. Nella notte del 15 agosto 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, il Teatro fu bombardato e semi-distrutto. Nel 1946, l’11 maggio, Arturo Toscanini diresse Mafalda Favero e una giovanissima Renata Tebaldi con Giovanni Malipiero nel concerto inaugurale della ricostruzione.


Ma il XX secolo vide ben altre trasformazioni del Teatro: tra il 2002 e il 2004 vennero restaurati le parti monumentali, fu rifatto il palcoscenico e costruita una nuova torre scenica e un edificio a pianta ellittica per i camerini, opere firmate dall’architetto Mario Botta insieme allo studio architettonico di Emilio Pizzi. E non è finita. Dopo più di un decennio, ecco che il vecchio edificio piermariniano vedrà, in continuità lungo via Verdi, il sorgere di un nuovo edificio.

Là dove trovava posto una palazzina – leggiamo sul comunicato –  su di una piccola area di poco più di cinquecento metri quadrati verranno realizzati 17 piani in altezza per un totale di oltre cinquemila metri quadrati .


Dunque, La Scala di domani si ingrandirà con una nuova palazzina, anche questa a firma dall’architetto svizzero  Mario Botta. Secondo le previsioni, dovrebbe essere pronta nel 2022, ospiterà uffici, sale prove per i ballerini e musicisti oltre che ampliare ulteriormente il retropalco. Il palcoscenico diventerà ancora più profondo  raggiungendo la misura record di 70 metri e consentendo la creazione di un’area per il montaggio/smontaggio delle scene senza disturbare le attività di prova o lo spettacolo in corso.

La mostra La magnifica fabbrica, ospitata dal Museo teatrale,  si ferma al 2004, mentre  nel Ridotto dei Palchi ci sono disegni e progetti firmati dall’architetto Botta, compreso il completamento di via Verdi. 

 

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