Teatro popolare e “popolato”

di Elena Borravicchio

Uno spettacolo sorprendente quello di sabato scorso al Teatro Binario 7. Un’esperienza di teatro dalla quale si esce grati di avervi preso parte.

Siamo nel 1574 (ma improvvisamente, anche, nel 2000), a Venezia (ma a tratti anche in Toscana, Romagna, Napoli, persino Lissone). Enrico III di Valois, prossimo Re di Francia, sta per giungere in città e cerca una compagnia di attori che, dietro lauto compenso, lo intrattenga, interpretando niente meno che “Romeo e Giulietta”. I due saltimbanchi Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni non credono alle loro orecchie: era l’occasione che aspettavano da una vita. Unica nota stonata: chi interpreta Giulietta? Il principe arriverà da lì a due ore, occorre affrettarsi.

Capita a questo punto sul palco l’irresistibile Veronica Franco, cortigiana, disposta a tacere sul suo mestiere e, fattasi promettere l’intera somma di denaro in palio, improvvisarsi attrice. Gli equivoci e i momenti di comicità si susseguono con ritmo incalzante, in un esilarante crescendo di sorprese.

una scena dello spettacolo “Romeo e Giulietta: l’amore è saltimbanco”

Un ignaro Romeo, pescato a caso dal pubblico, viene spinto a salire sul palco e convinto a esibirsi nel ruolo del Montecchi. Un gustosissimo fra’ Lorenzo si aggira in platea con una maschera che gli copre il volto e un aspersorio col quale irrora gli inconsapevoli spettatori. Un moto di passione, poi, si impossessa di Veronica, che straccia con enfasi il copione e richiede a quel punto il necessario contributo del pubblico, che dovrà fornire cinque parole attorno alle quali gli attori costruiranno terzo e quarto atto. 

Una sperimentazione riuscitissima, che ricorda la grande commedia dell’arte. Il talento nell’interpretare e nell’improvvisare di Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello, della compagnia Stivalaccio Teatro di Vicenza, intrattiene e trattiene il pubblico incollato alla poltrona, a gustare eterni brani di Shakespeare come ironici fuori programma, ma anche, tra una risata e l’altra, riflettere, in una atmosfera sospesa, sulla natura umana, non diversa se si tratta di una prostituta o di un nobiluomo, di una promessa tradita o di una amicizia su cui scommettere ancora.