Teatro, una via di fuga

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di Paola Biffi

La compagnia “I Fuggitivi” è nata l’anno scorso e questa è stata la prima rappresentazione. Il ricavato è stato hanno devoluto all’associazione “Centro Aiuto alla Vita” di Monza.

Scappare. Una come me, osservatrice inquieta della vita, con sempre qualcosa da amare e qualcosa per cui piangere, fiduciosa nell’indefinito e spaventata dalle certezze, qualche volta deve farlo. Ci vuole coraggio nel fuggire, non è cosa da poco. Devi prima di tutto renderti conto che hai combinato un guaio, che c’è qualcosa che ti sta inseguendo: devi accettare, devi accettarti. E poi c’è la corsa, per i campi, per le montagne, solo tu e i tuoi passi e il tuo fiato. Il problema dello scappare è che una volta che inizi difficilmente riesci a fermarti.

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Come ogni dipendenza che si rispetti, anche la mia trova la soluzione nella condivisione, nel confronto, nel dialogo; la storia del mio “recupero” inizia un giovedì sera di settembre, in una stanza come tutte le altre, con delle persone diverse.

Per la riuscita di un buono spettacolo prima di tutto  bisogna conoscersi, altrimenti diventerebbe difficile distinguere l’interpretante dall’interpretato, bisogna esporsi, mettere in gioco i veri se stessi: la parte della finzione arriverà in un secondo momento, ora è necessario mostrarsi per quello che si è, senza maschere.

Poi si costruisce la storia, dallo spazio alla parola, dalla luce all’emozione, e si diventa parte di un mondo irreale, un sogno nato dalla matita del regista e diventato poi inchiostro nero e racconto.

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E infine ci sono i giorni prima del debutto, nei quali le tue storie si mescolano a quelle dei protagonisti, e quella canzone alla radio ti ricorda che bisogna aggiustare l’angolo della porta della scenografia se no va tutto male. E nel letto s’infiltra ancora la voglia di fuggire.

Il 20 Febbraio 2015, alle 21 e qualche minuto sul palco del teatro Nuovo di Arcore, mettendo in scena il musical “La Piccola Bottega degli Orrori”, io sono scappata, ma l’ho fatto mostrandomi a seicento persone sedute in sala.

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Alla domanda che mi sono fatta più volte sul perché il mio regista abbia voluto chiamare la compagnia teatrale “I Fuggitivi” ho trovato una risposta solo guardando la sala piena di occhi attenti, di bocche spalancate davanti alla meraviglia della scena: noi attori e voi spettatori siamo dei fuggitivi come d’altronde lo è la maggior parte degli uomini moderni, scappiamo dalla scuola, dal lavoro, da un segreto mai svelato, evadiamo dalla banalità dell’abitudine.

E il teatro tra le varie vie di fuga è, a mio parere, la migliore, perché col teatro non si corre via, ma si corre incontro.

 

 

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